Il presidente Peña destituito con impeachment

Il capo di stato travolto dal caso Ueno Bank. Rivolta dei correntisti ma la Banca centrale comincia a restituire i fondi ai risparmiatori
ASUNCION - Il presidente del Paraguay in carica dal 2023, Santiago Peña, è stato destituito al termine di un procedimento d'impeachment in Senato, in seguito alle sue responsabilità in una crisi bancaria che ha colpito i risparmi di quasi 3 milioni di persone. Il Senato, con il voto unanime dei 44 presenti - su un totale di 45 membri - lo ha dichiarato colpevole di "cattivo esercizio delle proprie funzioni" e, di conseguenza, "è sollevato dall'incarico di presidente", ha dichiarato Basilio Nuñez, presidente del Senato.
Non si placano nel frattempo le proteste dei correntisti di fronte all'incertezza sulla restituzione dei depositi svaniti nel quadro della bancarotta del Ueno Bank, anche se la Banca Centrale del Paraguay ha iniziato a restituire i fondi - sotto forma di anticipi - ai risparmiatori colpiti dalla crisi.
Circa tre milioni di persone non riuscivano ad accedere al proprio denaro da martedì, quando la Banca Centrale ha assunto il controllo di Ueno bloccandone i conti. Nonostante l'avvio del cronoprogramma stabilito dalla stessa Banca Centrale per la restituzione dei depositi, migliaia di persone - molte indossando le maglie della nazionale del Paraguay - avevano cominciato a stazionare nella piazza di fronte al Parlamento e alla sede centrale della banca e del ministero del Lavoro.
Un paraguaiano su due oggi ha i propri risparmi bloccati e il rischio di una crisi sistemica è concreto, nonostante le rassicurazioni delle autorità della Banca Centrale. "La catena dei pagamenti si è interrotta e gli imprenditori ne hanno risentito. La gente è disperata", afferma l'ex senatrice indipendente Kattya González, intervistata dalle tv locali. La gente in piazza da fuoco alle carte di debito e credito di Ueno Bank ormai inservibili, mentre gli insulti e le grida di protesta si estendono a tutta la classe politica e alla giustizia temendo che lo scandalo si concluda adesso con l'impunità dei responsabili. E in questo clima i manifestanti radunati davanti alla moderna sede della Ueno Bank nel centro della capitale Asuncion hanno allontanato la notte scorsa con lanci di bottiglie e spintoni anche l'ex candidato alla presidenza e leader del movimento populista 'Cruzada Nacional', Paraguayo 'Payo' Cubas, mentre cercava di unirsi alla protesta.
All'ira dei correntisti si somma poi anche quella degli impiegati dell'intero Grupo Vazquez, la holding che controlla altre 37 imprese oltre all'istituto finito in bancarotta. Si tratta di circa 7.000 lavoratori che adesso temono per i loro posti di lavoro e per la riscossione degli stipendi. E l'indignazione corre anche sui social, dove ha generato un'ondata di sdegno la diffusione di un recente post della giovane figlia del presidente con indosso una maglietta che invoca a tassare i poveri.
In un ultimo disperato tentativo di prendere tempo e cambiare il corso degli eventi, Peña aveva chiesto al Parlamento una proroga di 72 ore all'avvio del processo di impeachment. "Mi si chiede di rispondere alle accuse in meno di 12 ore, questo non è un giusto processo", affermava il presidente nel messaggio in cui ribadiva comunque la sua intenzione di presentarsi. "Intendo esporre la mia versione dei fatti all'opinione pubblica anche qualora ciò dovesse risultare scomodo per molti attori politici", affermava Peña inserendo quindi una minaccia neanche troppo velata al Parlamento. La richiesta e la minaccia sono state respinte tuttavia in modo netto dall'Assemblea, che ha invitato il capo dello Stato a presentarsi senza indugi insieme ai suoi avvocati in aula per difendersi dalle accuse.
Nella storia recente del Paese sono stati quattro i presidenti sottoposti a impeachment, ma solo uno è stato effettivamente rimosso dall'incarico dal Senato. Si tratta del progressista Fernando Lugo, al termine di un processo lampo durato meno di 12 ore.



