Merz ammette il disastro ma tenta il rilancio

Il cancelliere tira dritto, ma Weidel (AfD) lo incalza: «Tragga le conseguenze del voto»
BERLINO - L'annuncio della comunicazione all'Adenauer Haus subito dopo gli exit poll delle ultime amministrative del 2026 è del tutto inusuale, e tiene la Germania in apnea per una buona mezz'ora, nel dubbio di un eventuale passo indietro del Kanzler.
Merz tira dritto
Friedrich Merz appare invece piuttosto risoluto, in barba alle circostanze. Ammette il «disastro» del voto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e la difficoltà dell'esito a Berlino, ma poi tira dritto come un treno: «Io mi assumo la responsabilità e vorrei portare avanti il Paese».
Come cancelliere e come presidente del partito, è l'aggiunta, diretta a chi avesse immaginato delle dimissioni, stasera, almeno dalla carica di presidente della Cdu. Parole che arrivano subito dopo gli exit poll, quando ancora il Kanzler non conosceva il risultato preliminare nel Land di Schwerin che ha punito la sua Cdu con un 4,9%, chiudendogli le porte del Parlamentino regionale.
Weidel incalza
Dal fronte opposto la leader di Alternative für Deutschland (AfD), Alice Weidel, lo incalza: «Tragga le conseguenze del voto, per il bene della Germania. Siamo noi il partito più forte del Paese», ha dichiarato a muso duro alla Zdf, di fronte alla crescita irrefrenabile di AfD, che ha conquistato il secondo Land dell'est, ed è cresciuta di diversi punti (pur senza centrare le previsioni dei sondaggi pre voto) nella capitale.
La sconfitta della Cdu di questo 20 settembre è bruciante: il partito non sopravvive in Pomerania, dove invece vince l'ultradestra, che si afferma come prima forza politica in una seconda regione dell'est, dopo il trionfo dell'estremista Ulrich Sigmund in Sassonia-Anhalt, appena 15 giorni fa. E a Berlino, dove la Cdu ha governato, i cristiano-democratici di Stefan Evers sono battuti da un altro partito radicale, la Linke di Elif Eralp, che vuole espropriare i colossi immobiliari.
«Preoccupazioni sul futuro del nostro Paese»
«Il risultato in Pomerania è un disastro, non si può ridimensionare in alcun modo», ha ammesso Merz. «E la situazione a Berlino è difficile». Pur nella loro «diversità» gli esiti di questi voti «provocano preoccupazioni sul futuro del nostro Paese». I toni si fanno «ruvidi», aggiunge, ma la sua scelta è quella di continuare a credere nelle chance del Paese e nelle personali capacità di coglierle.
«Le riforme arrivano», scandisce con una promessa rivolta al mondo economico. «Quello che va fatto adesso ha bisogno di spina dorsale, fermezza e pazienza. Io troverò la forza di farlo. Come presidente della Cdu e soprattutto come cancelliere del nostro Paese». «Sono assolutamente convinto che il successo delle nostre riforme non solo migliora la nostra tenuta sociale, ma anche l'opinione che abbiamo di noi stessi e la nostra immagine nel mondo. La Germania si può riformare», la chiosa.
I papabili per la Cancelleria
Dopo settimane di speculazioni su un possibile cambio in corsa del cancelliere, con i nomi di ben tre possibili sostituti già dibattuti dai giornali (il governatore della Renania Settentrionale-Vestfalia Hendrik Wüst, e i due politici della Csu Markus Söder e Alexander Dobrindt), il disastro elettorale rivela che la vera qualità dell'ex avvocato milionario, storico avversario di Angela Merkel, è la tenacia.
Il Kanzler - appoggiato dai ministri presidenti della Cdu - non si sposta di un millimetro. La strada resta però in salita e la pressione non sembra destinata a calare. «Merz tira giù la Cdu», ha scritto la Bild nel suo editoriale. «Il cancelliere è molto indebolito», secondo Spiegel. E c'è chi si spinge anche oltre come Die Welt: «Il centro borghese è morto», scrive il giornale che da tempo propende per l'abbattimento del cordone sanitario che isola l'ultradestra in Germania.



