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Medio Oriente/Svizzera

Le minacce di Trump piombano sui colloqui. E l'Iran protesta

Le tensioni tra Washington e Teheran bloccano i negoziati al Bürgenstock, mentre la Svizzera tenta la mediazione.
Le minacce di Trump piombano sui colloqui. E l'Iran protesta
afp
Fonte Ats Ans
Le minacce di Trump piombano sui colloqui. E l'Iran protesta
Le tensioni tra Washington e Teheran bloccano i negoziati al Bürgenstock, mentre la Svizzera tenta la mediazione.

TEHERAN/BÜRGENSTOCK (NW) - La scure di Donald Trump, sempre più imprevedibile, si abbatte sui già difficili colloqui al Bürgenstock (NW). Da Camp David il presidente americano ha gelato l'Iran quando era già seduto al tavolo con il vicepresidente JD Vance, arrivato in Svizzera per archiviare definitivamente lo scontro, aprire la fase due dei negoziati e avviare una nuova stagione nei rapporti fra i due paesi.

«Se non fermate Hezbollah in Libano e non aprite lo Stretto di Hormuz , non avrete più un paese dove tornare», ha minacciato l'inquilino della Casa Bianca, suscitando l'immediata replica di Teheran. «Stia attento a quello che dice, il nostro esercito è pronto a rispondere», ha tuonato il capo negoziatore Mohammed Bagher Ghalibaf.

Le minacce del commander-in-chief hanno spiazzato il suo vice che, accanto ai negoziatori di Pakistan e Qatar, aveva poco prima parlato di «incontro storico» e di «progressi» nei negoziati. «Trump ci ha chiesto di voltare pagina» e il «nostro obiettivo è rimodellare il Medio Oriente con la diplomazia», aveva spiegato con toni distensivi prima di mettersi al lavoro con a fianco Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati di Trump nei confronti dei quali l'Iran nutre profondo scetticismo.

Le sue parole di distensione però hanno avuto breve durata. Prima in un'intervista FOX News poi su Truth, Trump è tornato ad alzare i toni: «se l'accordo fallisce ci possiamo prendere lo Stretto di Hormuz e imporre un pedaggio» oltre a prendersi il 20% del petrolio, ha detto minaccioso. Poi rivolto all'Iran: «se lo chiudete, non avrete più un paese. Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto paese».

Sulla sua rete sociale ha poi esortato Teheran a fermare «i suoi proxy in Libano», le milizie di Hezbollah che minacciano Israele. In caso contrario, ha avvertito, «colpiremo di nuovo l'Iran molto duramente».

Colloqui in stallo

Parole che hanno avuto come effetto quello di interrompere i colloqui, senza comunque farli saltare del tutto. Per protesta, la delegazione iraniana avrebbe lasciato il tavolo ma non il l'albergo, di fatto relegando il negoziato appena iniziato in una fase di stallo. «La delegazione non è andata via e i colloqui sono ancora in corso», ha smussato un diplomatico parlando con Axios, mentre secondo un funzionario iraniano alla CNN ci sarebbero contatti informali per far tornare le parti al tavolo.

L'incontro era già iniziato in salita con le tensioni fra Israele e Libano e la condizione posta dall'Iran di far rispettare il cessate il fuoco fra i due paesi prima di affrontare il nodo più spinoso del confronto, ovvero il nucleare. L'Iran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l'uranio, ha chiarito il presidente Masoud Pezeshkian prima dell'avvio dei colloqui scatenando la rabbia di Trump. «Deve stare attento a come parla e mettersi in riga», ha detto il commander-in-chief.

L'Iran senza il nucleare e lo Stretto di Hormuz aperto sono i due obiettivi del presidente, target che al momento appaiono più che sfuggenti. Di nucleare nella prima sessione di colloqui in Svizzera durata 80 minuti non si è neanche parlato. Le trattative, hanno fatto sapere da Teheran, hanno riguardato la revoca delle sanzioni petrolifere.

Non va meglio per Hormuz: Teheran sostiene di averlo richiuso e ha dichiarato che resterà bloccato fino a una tregua in Libano. Ma il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha già assicurato che il suo esercito resterà nel sud del Paese dei cedri, mentre Hezbollah ha respinto qualsiasi ipotesi di zona di sicurezza israeliana in Libano.

«Trump è impegnato a un cessate il fuoco in tutta la regione», ha assicurato Vance che, fra i suoi obiettivi in Svizzera, ha quello di ottenere un invito iraniano per gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) delle Nazioni Unite a visitare i siti nucleari colpiti dagli Stati Uniti. Le rassicurazioni del vicepresidente però rischiano di non essere prese seriamente dagli iraniani visto come Trump lo ha scavalcato e, di fatto, indebolito.

Incontri bilaterali per Cassis al Bürgenstock

Per la Svizzera i colloqui hanno aperto una nuova opportunità per svolgere un ruolo di mediazione, mentre fino a 2'000 militari e agenti di polizia garantiscono la sicurezza al Bürgenstock. Il consigliere federale Ignazio Cassis ha incontrato oggi il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi, il direttore generale dell'AIEA Rafael Grossi, il premier pakistan Shehbaz Sharif e Vance.

Il solo fatto che le parti siano presenti nel contesto attuale, «dialoghino tra loro e proseguano questo dialogo, rappresenta già un importante contributo all'attuazione dell’accordo», ha dichiarato il portavoce di Cassis, Nicolas Bideau, all'agenzia di stampa Keystone-ATS. L'attuazione del protocollo rappresenta una grande sfida, in particolare quando le scadenze sono ravvicinate e le aspettative elevate, ha aggiunto.

La Svizzera rimane a disposizione per accompagnare questo processo. «La distensione e la stabilizzazione della situazione in Medio Oriente sono una priorità per la politica estera svizzera», ha affermato Bideau.

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