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MEDIO ORIENTE

Trump: «Ora basta». Iran e Idf si fermano, ma nuovi raid in Libano

La fragile tregua tra Iran e Israele rischia di essere vanificata dai nuovi scontri in Libano, mantenendo alta la tensione regionale.
afp
Fonte ats ans
Trump: «Ora basta». Iran e Idf si fermano, ma nuovi raid in Libano
La fragile tregua tra Iran e Israele rischia di essere vanificata dai nuovi scontri in Libano, mantenendo alta la tensione regionale.

NEW YORK - «Ora basta». Donald Trump strappa una precaria de-escalation in Medio Oriente dopo i nuovi bagliori di guerra di domenica notte. «Ho detto a Bibi» che «è meglio che stia molto attento a quello che fa, perché potrebbe ritrovarsi molto presto da solo contro l'Iran», ha rivelato il tycoon raccontando a Channel 12 della telefonata fatta a Benjamin Netanyahu. Vantandosi di essere riuscito a «ridurre la portata dell'attacco» dell'Idf all'Iran ad operazione in corso.

Israele e Iran hanno annunciato di aver sospeso gli attacchi reciproci, poco dopo la chiamata e le parole postate da The Donald su Truth: «Smettete immediatamente di sparare». Ma la tensione resta altissima ed entrambe le parti hanno lasciato aperta la possibilità di una futura ripresa delle ostilità.

Il quartier generale centrale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, dichiarando la conclusione delle operazioni, ha minacciato «attacchi più duri e devastanti» qualora Israele riprendesse i bombardamenti nel sud del Libano, dove Hezbollah e l'Idf hanno continuato a scambiarsi colpi, con almeno cinque morti a Tiro, secondo media arabi. Il segretario del Consiglio nazionale supremo per la Sicurezza dell'Iran, Mohammad Bagher Zolghadr, ha addirittura ammonito che «se la coalizione americano-sionista supererà ancora una volta il limite, la regione per loro diventerà un inferno».

«Attualmente il fuoco è cessato, perché dopo aver colpito il regime terroristico di Teheran, esso ha smesso di attaccarci», ha confermato dal canto suo Netanyahu, rivendicando però che il suo Paese ha il «pieno diritto all'autodifesa e lo eserciterà ogni volta che sarà necessario». Poi ha ribadito che «l'Iran non avrà armi nucleari» e che Israele continuerà a distruggere tutte le infrastrutture di Hezbollah nella zona di sicurezza. Quindi il Libano resta nel mirino.

«Ognuno si è preso la sua soddisfazione. Israele ha fatto il suo attacco e l'Iran ha fatto il suo. Non ce n'è bisogno di un altro», aveva scritto poche ore prima il tycoon sui social, ribadendo poi che «i negoziati finali sulla 'pace' (con l'Iran, ndr) stanno procedendo, salvo che l'ignoranza o la stupidità non si frappongano al loro cammino».

Netanyahu, ha quindi assicurato il presidente americano al Financial Times dopo una telefonata col premier israeliano, non avrà «altra scelta» se non quella di accettare un accordo con Teheran. «Decido io. Decido tutto io. Non è Netanyahu a decidere», ha asserito. Lo aveva detto anche una settimana fa, quando Bibi aveva annullato attacchi aerei su Beirut dopo una chiamata in cui il commander in chief gli aveva dato del «fottutamente pazzo».

Ma domenica l'Idf ha colpito centri di comando nel quartiere di Dahiyeh, storica roccaforte di Hezbollah a sud di Beirut, innescando la rappresaglia notturna di Teheran e il contrattacco israeliano in quello che è il confronto più diretto tra i due Paesi dal cessate il fuoco di aprile. I pasdaran hanno lanciato una trentina di missili balistici, mentre gli Houthi dello Yemen, loro alleati, altri due, annunciando anche l'intenzione di bloccare la navigazione israeliana nel Mar Rosso, nello stretto di Bab al-Mandab.

Israele ha dichiarato invece di aver colpito il complesso petrolchimico di Mahshahr , sostenendo che fosse utilizzato per la produzione di missili balistici. I pasdaran hanno risposto prendendo di mira un impianto analogo nella città israeliana di Haifa. A Teheran, i media hanno riferito di esplosioni nella capitale ma sono state segnalate vittime né danni rilevanti.

Israele non ha mai interrotto la propria campagna militare in Libano contro Hezbollah, sostenendo che essa debba essere considerata separatamente da qualsiasi cessate il fuoco con l'Iran. Anche il 'partito di Dio' ha continuato i propri attacchi. Ma per Teheran qualsiasi accordo di pace con gli Stati Uniti dipende dalla cessazione delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano, che tramite la mediazione Usa continua a negoziare con Israele una tregua resa impossibile proprio dagli attacchi incrociati tra l'Idf ed Hezbollah.

In questo contesto ciascuno gioca la sua partita: un presidente americano frustrato che tenta di mettere fine al conflitto quanto prima per cercare di salvare il salvabile alle elezioni di Midterm; un regime iraniano che continua a guadagnare tempo usando tutte le sue leve (dallo stretto di Hormuz al fronte libanese) ma rischiando di tirare troppo la corda; e un premier israeliano che, mirando alla sua sopravvivenza politica, lancia attacchi in Libano e Iran - in apparente aperta sfida agli Usa di Trump, di cui però non può fare a meno - per ottenere voce in capitolo al tavolo dei negoziati di pace, dal quale finora è stato tenuto a distanza da The Donald.

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