In fuga via mare dall'inferno di Cap Ferret, l'Europa brucia

Le fiamme divorano Francia e Spagna, migliaia di evacuati. Allarme per Bordeaux e Madrid
Le fiamme divorano Francia e Spagna, migliaia di evacuati. Allarme per Bordeaux e Madrid
PARIGI - Fuggiti con ogni mezzo, anche via mare, per scampare alle fiamme. L'Europa brucia, tra Francia e Spagna, con la caccia ai soccorsi e le vacanze spezzate dal fuoco. In Francia, oltre 140.000 persone sono state evacuate da mercoledì sera da due luoghi di grande richiamo turistico, la penisola di Cap-Ferret, in Gironda, e il dipartimento delle Lande, poco più a sud, entrambi nel sud-ovest del Paese, non lontano da Bordeaux. «Faremo di tutto per proteggere la città» verso la quale cammina il fronte di fuoco, ha assicurato il ministro dell'Interno Laurent Nunez. Parigi ha richiesto l'attivazione del meccanismo di protezione civile dell'Ue per ricevere «rapidamente» rinforzi aerei, mentre il presidente Emmanuel Macron ha chiesto alle Forze armate «di mobilitarsi per fornire il massimo supporto alla protezione civile».
In Gironda, ha riferito la prefettura, il fuoco divampato mercoledì nel comune di Saumos ha già devastato oltre 12.500 ettari di pineta, più della superficie totale di Parigi, ed ha imposto l'evacuazione di almeno 110.000 persone tra residenti e turisti, anche se non si registrano morti o feriti gravi. La prefettura ha avvertito di prepararsi a nuove evacuazioni.
Evacuazione totale
«Il più grande incendio della stagione», ha commentato il ministro Nunez. Al Cap-Ferret, uno dei paesaggi più belli di Francia, con dune di sabbia immacolata e pinete a perdita d'occhio, la prefettura della Nuova Aquitania ha disposto l'evacuazione totale, con trasferimenti via terra, quando possibile ma anche via mare, con la rotazione dei «bateliers», gli antichi barcaioli del Bassin d'Arcachon, che hanno portato centinaia di villeggianti al sicuro, nell'omonimo porticciolo dall'altra parte del bacino. Nel bilancio di metà giornata, 53 case e un campeggio risultavano distrutti dalle fiamme. «L'azione indomita pompieri ha tuttavia permesso di salvare 2.000 case», ha riferito la prefettura di zona, secondo cui «le condizioni meteo rimangono sfavorevoli con raffiche di vento attese fino a 80 km/h».
In una palestra della zona trasformata in centro d'accoglienza di emergenza, Maria Lalanne, novantenne residente a Lège-Cap-Ferret, senza famigliari, è scossa per l'evacuazione in piena notte. A casa, ha lasciato gli occhiali e l'apparecchio acustico. «Non so quanto durerà, non so in che condizioni sia la mia casa, sarà bruciata?», si chiede citata dalla France Presse. Secondo la prefettura, «la mobilitazione dei soccorsi continua con 1.000 vigili del fuoco impegnati e 260 mezzi terrestri». Oltre che 4 Canadair, 2 Dash, 3 Air Tractor e 2 elicotteri per il rilascio d'acqua. Nella lotta all'inferno di fuoco, 42 pompieri feriti hanno ricevuto assistenza medica sul posto, nove altri sono stati ricoverati. Poco più a sud, nel dipartimento delle Lande, a Biscarosse sono 31.000 gli evacuati dinanzi alla progressione delle fiamme, di cui 5.000 da un campeggio. Centocinque le abitazioni e gli edifici «colpiti» se non «distrutti» dalle fiamme.
Situazione non meno preoccupante dall'altra parte dei Pirenei
«Viviamo una situazione drammatica, non solo in diverse province, ma anche in regioni di Paesi vicini», ha scritto su X il premier spagnolo, Pedro Sanchez, che sabato andrà sul luogo dei roghi che lambiscono la capitale avanzando anche «verso la zona dell'Escorial», località dove si trova un noto monastero, patrimonio Unesco, che fu residenza del re Filippo II. Almeno 63.000 le persone già evacuate o confinate nella regione di Madrid, dove l'incendio è ora al suo «al suo apice» ed è impossibile da contenere», come ha ammesso Carlos Novillo, responsabile della gestione delle emergenze del governo regionale. E' il «peggior incendio» nella storia della regione, ha dichiarato la governatrice di zona Isabel Díaz Ayuso: «Per una regione come questa, con una forte concentrazione di alloggi e persone, è una catastrofe». Come se non bastasse, due dei tre incendi che hanno devastato 6.000 ettari ad ovest di Madrid - il fumo, secondo i testimoni, è arrivato a coprire anche alcuni quartieri della capitale - si sono fusi in un unico gigantesco rogo. Quanto al mega-incendio che da una settimana ha divorato 32.000 ettari nella provincia di Guadalajara, è calato di intensità e l'esercito spagnolo si è ritirato dalla zona, anche se il fuoco non risulta ancora spento né domato ufficialmente.
La responsabilità resta umana
Sia in Francia sia in Spagna, gli incendi sembrano essere la conseguenza di foreste rese più infiammabili dalla siccità e dalle eccezionali ondate di calore che si sono succedute da giugno, anche se a volte c'è lo zampino dell'uomo, come nel caso della persona arrestata con l'accusa di aver appiccato il rogo di Ávila che ha devastato 9.000 ettari nella regione di Castiglia e León, dopo aver utilizzato macchinari agricoli in un'area in cui l'uso di tali mezzi era «totalmente vietato».







