A 100 giorni dalle midterm, Trump paga dazio?

I sondaggi più recenti vedono i democratici nettamente in vantaggio, con un gap che va da 7 a 11 punti
WASHINGTON D.C. - Non butta bene per i repubblicani alle elezioni di midterm di novembre. Gli ultimi sondaggi a 100 giorni dal voto sembrano essere univoci e fotografano un gap del voto popolare a favore dei democratici, in aumento rispetto alle ultime settimane.
Le rilevazioni di Emerson College e di Fox News dei giorni scorsi mostrano i dem in netto vantaggio nel cosiddetto 'generic ballot', l'intenzione di voto generica a favore di un partito.
I democratici risultano avere sui repubblicani 7 punti in più nella rilevazione di Fox News (53% contro 46%) e 11 in quella di Emerson College (53% contro 42%), sufficienti sulla carta a modificare gli assetti del Congresso dove, allo stato, il presidente Donald Trump poggia sulla maggioranza repubblicana al Senato e alla Camera. Le elezioni di metà mandato, tradizionale referendum sull'operato del presidente in carica, portano perdite al partito che occupa la Casa Bianca. Durante il suo primo mandato, Trump vide i dem vincere 47 seggi alla Camera al giro di boa delle midterm 2018. Il suo tasso di gradimento è calato, con gli intervistati che indicano il costo della vita tra le primarie preoccupazioni, a partire dal prezzo della benzina tornato sopra i 4 dollari al gallone, scontando la guerra impopolare contro l'Iran. Nel sondaggio di Emerson College, ad esempio, il favore per Trump è soltanto al 39%, mentre il 57% è contrario. The Donald è quindi un fattore chiave nel vantaggio in aumento a favore dei dem che, tuttavia, restano poco popolari. Un peso lo avrà la ridefinizione dei seggi elettorali, lanciata dal Grand Old Party e copiata dai dem per rafforzare le proprie posizioni.
I repubblicani sperano di dipingere gli avversari come troppo progressisti, sull'avanzata dell'ala sinistra nelle ultime primarie dem, avanguardia della "minaccia comunista", nella narrativa trumpiana. Se è probabile la conquista della Camera, l'impresa dei democratici è più difficile al Senato, dovendo strappare almeno 4 seggi e mantenere quelli già controllati. La lotta è sulle singole sfide: ad esempio, Jon Ossoff, stella dem distintasi nel recente scontro con Pete Hegseth al Senato sulla guerra all'Iran, contro Mike Collins in Georgia. Oppure James Talarico contro Ken Paxton in Texas e Troy Jackson, destinato a sostituire Graham Platner ritiratosi dopo le accuse di violenza sessuale, contro la senatrice Gop uscente Susan Collins nel Maine.



