Ancora tensione al Cairo, esodo dei copti
IL CAIRO - Resta alta la tensione al Cairo dopo gli scontri di ieri tra fedeli copti ed esercito che hanno provocato 25 morti e oltre 300 feriti (il numero di 36 morti indicato da fonti copte in mattinata non ha trovato conferme).
Per correre ai ripari il governo egiziano, riunitosi oggi sotto la presidenza del primo ministro, Essam Sharaf, ha deciso provvedimenti a favore della minoranza copta (il 10 per cento della popolazione di 80 milioni di abitanti).
Una minoranza che secondo quanto riferito dal ministro degli esteri italiano Franco Frattini sta già fuggendo dall'Egitto. "Si parla di 100.000 cristiani che avrebbero lasciato l'Egitto. Non sappiamo se queste cifre siano vere", ha detto da Lussemburgo auspicando una risposta forte del governo contro i responsabili delle violenze contro i copti.
Nel pomeriggio si sono svolti i funerali delle vittime copte degli scontri, concelebrati dal capo della chiesa copta d'Egitto, papa Shenuda Terzo. Nel tempio erano presenti anche musulmani che hanno cantato con i copti "Cristiani e musulmani siamo una sola mano", evocando slogan già scanditi in piazza Tahrir nei primi giorni della rivoluzione del 25 gennaio.
Al possibile esodo di 100.000 cristiani dall'Egitto avevano fatto riferimento nelle settimane scorse fonti della chiesa coopta, a sostegno di dichiarazioni sulla persecuzione e la discriminazione della loro minoranza religiosa. E risponde proprio a questa denuncia il segno che il governo egiziano, nella sua riunione straordinaria di oggi, ha voluto dare decidendo di aggiungere al codice penale un articolo riguardante le discriminazioni religiose, per esempio sui luoghi di lavoro o in altre attività pubbliche. L'articolo proposto prevede condanne alla reclusione e multe fino a 30 mila lire egiziane (4600 franchi) per chi si renda responsabile eventuali discriminazioni.
Ma il governo ha anche deciso di formare - come aveva ordinato qualche ora prima il Consiglio Supremo delle Forze Armate - una commissione d'inchiesta sugli incidenti di ieri, presieduta dal ministro della giustizia, nonchè l'avvio di un dibattito che duri due settimane sulla legge che riguarda i luoghi di culto ed, infine, la decisione di preparare una proposta di legge per accelerare il rilascio di permessi per la costruzione dei luoghi di culto. Questa è infatti una fonte costante di tensioni tra musulmani e cristiani d'Egitto: la settimana scorsa una chiesa realizzata apparentemente senza permesso era stata distrutta ad Assuan e le proteste di ieri al Cairo si riferivano proprio a questo episodio, per il quale i coopti hanno chiesto a gran voce la rimozione del governatore di Assuan, ritenuto responsabile di aver seminato zizzania contro i coopti.
La risposta del governo egiziano va incontro in modo diretto alle richieste avanzate da anni dalla minoranza cristiana riguardo ad un riconoscimento reale della sua presenza e del suo contributo allo sviluppo dell'Egitto. Non a caso stamane il ministro Frattini ha valutato che in Egitto "c'è un'escalation che ci preoccupa molto. Questa è una sfida per il governo transitorio che deve dimostrare che la prevenzione e la reazione saranno più energiche di quelle avute sotto il regime di Mubarak". Il titolare della Farnesina ha inoltre rilevato che la punizione dei responsabili delle violenze contro i copti in Egitto "sarebbe un buon segno in vista della prima tornata delle elezioni di novembre".
ATS




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