Eternit, reato prescritto per Schmidheiny a Napoli

Confermato in appello il risarcimento ai familiari
NAPOLI - Reato estinto per prescrizione, ma confermate le statuizioni civili, tra cui il risarcimento ai familiari. È la decisione pronunciata oggi dalla Corte di Assise di Appello di Napoli nei confronti dell'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny per l'omicidio colposo di uno degli operai dello stabilimento Eternit Italia di Bagnoli, deceduto nel 2009 a causa dell'esposizione all'amianto.
Il lavoratore aveva prestato servizio nello stabilimento dal 1954 al 1985, svolgendo mansioni che comportavano una prolungata e intensa esposizione alle polveri di amianto: dallo scarico dei sacchi contenenti il minerale alle lavorazioni nei reparti tubi e torni. Dopo oltre trent'anni, nel 2007 era arrivata la diagnosi di un mesotelioma peritoneale. Due anni dopo, la morte.
Il caso
La vicenda giudiziaria, iniziata a Torino e successivamente trasferita a Napoli, è di quelle complesse. Nel 2022, la Corte di Assise aveva riconosciuto la responsabilità dell'imputato per omicidio colposo, condannandolo a tre anni e sei mesi. Sanzione confermata anche in appello nel 2024.
In seguito, la Cassazione, nel febbraio 2025, aveva disposto un nuovo giudizio per approfondire la motivazione sul nesso causale tra l'esposizione all'amianto e la morte del lavoratore. Oggi la Corte, presieduta dal giudice Roberto Donatiello, ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, confermando tuttavia le statuizioni civili della sentenza di primo grado.
L'accusa di omicidio colposo è caduta in prescrizione il 13 dicembre 2025, ha precisato in una presa di posizione inviata a Keystone-ATS la portavoce di Schmidheiny. Il procedimento si conclude dunque senza alcuna condanna penale, a undici anni dall'apertura dell'inchiesta a Torino. Malgrado ciò, aggiunge l'addetta stampa, la difesa presenterà ricorso in Cassazione, al fine di ottenere un'assoluzione.
Il commento
«Il tempo ha cancellato il reato, ma non la responsabilità», ha invece dichiarato, citato dall'agenzia italiana Ansa, l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale amianto (Ona). «Dopo anni di battaglie giudiziarie, questa decisione rappresenta un risultato importante per la famiglia della vittima e per tutti i lavoratori di Bagnoli che hanno respirato amianto senza essere adeguatamente protetti. La prescrizione resta una ferita, perché il trascorrere del tempo non può cancellare il diritto alla giustizia».
«Come Ona abbiamo chiesto che la Corte si pronunciasse comunque sugli effetti civili e il dispositivo va in questa direzione. Continueremo a batterci per garantire processi in tempi certi e risarcimenti effettivi alle vittime dell'amianto», ha proseguito.
Gli altri filoni
La vicenda ha altri filoni. Il prossimo appuntamento, ricorda infatti l'addetta stampa di Schmidheiny, è per il 10 novembre, quando la Cassazione esaminerà il procedimento relativo allo stabilimento Eternit di Casale Monferrato (provincia di Alessandria, Piemonte), colpito da un'ondata di morti. La decisione è attesa per la stessa giornata.
Per questo caso, in primo grado a Novara all'industriale elvetico erano stati inflitti 12 anni di carcere, poi ridotti in appello a Torino a nove anni e sei mesi. Lo scorso febbraio poi, l'ennesimo colpo di scena: la Cassazione aveva annullato la sentenza a causa di un problema di traduzione, stabilendo che il verdetto andasse tradotto in una lingua nota all'imputato.



