Lavrov: «Gli inviati Usa hanno ribadito la posizione del presidente Trump»

Il ministro degli Esteri russo: «Posizione Usa favorisce il confronto». Ma dopo la tregua di tre giorni si torna a sparare.
Il ministro degli Esteri russo: «Posizione Usa favorisce il confronto». Ma dopo la tregua di tre giorni si torna a sparare.
MOSCA - Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno ribadito a Mosca la posizione del presidente Donald Trump che esclude un ingresso dell'Ucraina nella Nato e riconosce la realtà sul terreno, e ciò suscita una risposta positiva di Mosca, che vuole continuare il dialogo. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, citato dalla Tass.
Gli Usa riconoscono i «principi fondamentali» per trovare una soluzione negoziata al conflitto in Ucraina e «stanno cercando di essere d'aiuto in merito», e questo «merita sostegno», ha aggiunto Lavrov in un'intervista con l'analista americano Andrew Napolitanom ripresa dalla Tass.
«Il fatto che gli americani, in tutti i loro contatti con noi, soprattutto nei contatti con il presidente Putin, basino le loro azioni su queste realtà, certamente suscita in noi una risposta positiva e ci rende disposti a continuare a parlare con loro», ha dichiarato il ministro.
«L'essenza di ciò che è stato discusso» tra il presidente russo Vladimir Putin e gli inviati americani «si basa sulla posizione che il presidente Trump ha delineato immediatamente dopo il suo ritorno dal vertice di Anchorage all'Ufficio Ovale», ha sottolineato Lavrov. In particolare, ha aggiunto il ministro degli Esteri russo, Trump «disse di dimenticare anche di provare a trascinare l'Ucraina nell'Alleanza Atlantica». «E il secondo elemento della posizione degli Stati Uniti - ha proseguito Lavrov - è il riconoscimento della realtà sul terreno». Vale a dire il controllo russo sulle regioni ucraine rivendicate.
«Tale realtà sul terreno che il presidente Trump e la sua squadra, per quanto ne so, riconoscono - ha detto Lavrov - riguardano il popolo, la sua opinione, che è stata espressa nei referendum in Crimea, nelle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e, ovviamente nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson».
Mosca riprende gli attacchi
Intanto la Russia riprende gli attacchi su Kiev dopo una tregua di tre giorni, durante gli incontri tra gli inviati Usa Jared Kushner e Steve Witkoff a Mosca, con il presidente russo, Vladimir Putin, e a Kiev con il presidente ucraino, Volodimir Zelensky.
Nella capitale ucraina è scattato un allarme aereo, ha dichiarato l'amministrazione militare della capitale. I servizi di emergenza hanno segnalato edifici colpiti nei quartieri di Boryspil e Fastiv, alla periferia della capitale.
Il ministero della Difesa si Mosca ha confermato la ripresa la scorsa notte di «massicci attacchi» su Kiev e sulla sua regione con l'impiego di missili e droni, affermando che sono stati presi di mira «obiettivi del complesso militare-industriale ucraino coinvolti nella produzione e nello stoccaggio di droni e missili, centri di trasporto, logistica e distribuzione di merci militari».
Secondo il dicastero, sono stati colpiti anche siti nel porto di Chernomorsk, nella regione di Odessa, «utilizzati per lo scarico di merci militari», nonché una petroliera «carica di carburante e lubrificanti per le forze armate ucraine».
Il ministero ha aggiunto che anche gli ucraini sono tornati a lanciare attacchi con droni sulla regione di Mosca, affermando che nel corso della notte le difese aeree hanno intercettato 384 droni su 14 regioni russe, compresa appunto quella della capitale, oltre che sulla Crimea occupata e sulle acque del Mar Nero.




