L'11 settembre non appartiene al passato, ma al presente

25 anni dopo, la presenza di quel progetto terroristico è sempre viva. Specialmente negli ambienti complottisti e jihadisti
25 anni dopo, la presenza di quel progetto terroristico è sempre viva. Specialmente negli ambienti complottisti e jihadisti
NEW YORK - Sono passati esattamente 25 anni da quel momento che, secondo il parere di molti osservatori, ha dato una svolta alla storia del mondo, indirizzandola sui binari che si percorrono attualmente. Stiamo parlando degli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, il più grave atto di terrorismo internazionale compiuto negli Stati Uniti.
IMAGO / Everett CollectionLa giornata odierna sarà all'insegna del ricordo e delle commemorazioni delle quasi 3000 vittime degli attacchi pianificati da Al Qaeda contro New York e il Pentagono. Ma, tra chi passa la vita a combattere le minacce terroristiche, è un'occasione per riflettere sul passato e sulle sfide presenti e future.
Una minaccia non ancora debellata
L'eco dell'11 settembre risuona ancora negli Stati Uniti. A dichiararlo all'emittente ABC News è stato il co-vice direttore dell'FBI, Chris Raia. Da un certo punto di vista, le cose sono addirittura peggiorate con il passare degli anni. «Vediamo persone radicalizzarsi dal comfort delle proprie case, attraverso i social media e internet», ha dichiarato Raia ad ABC News. «Sono queste le persone che mi tengono sveglio la notte, perché è molto più difficile per noi individuarle». Rispetto a 25 anni fa, però, le autorità federali hanno strumenti decisamente migliori per individuare e fermare complotti su larga scala. Questo «grazie alla legislazione e ai progressi fatti sia nel bureau che nella comunità di intelligence statunitense».
IMAGO / Everett CollectionCome cambiano i terroristi
Se l'FBI ha fatto progressi, anche i terroristi non si sono crogiolati nel successo di quell'operazione e si sono dimostrati, aggiunge Raia, «adattabili» e «agili». Le organizzazioni puntano specialmente sui "lupi solitari", difficilmente individuabili, e su strumenti "light" come i droni, non più sul dirottamento di aerei di linea come un quarto di secolo fa. Negli ultimi 18 mesi l'FBI ha arrestato almeno 16 persone sul suolo americano. L'accusa: aver pianificato o sostenuto attentati contro cittadini Usa per conto di Al Qaeda o Isis.
Un riferimento, un modello a cui ispirarsi
Per chi si radicalizza - e non sono pochi, a giudicare dalla presenza stimata di 28mila membri di Al Qaeda e 18mila dell'Isis - l'11 settembre continua a essere un fattore fondamentale. «Quello è il loro Super Bowl», ha affermato Raia. «Ogni volta che analizziamo i loro media e le loro comunicazioni, ci sono sempre riferimenti all’11 settembre». È successo ad esempio tre settimane fa, in occasione dell'arresto della 35enne Jessica Bowie nello Stato di New York. La donna, accusata di aver progettato un attentato contro il parlamento statale, avrebbe scritto sui social: «Lode ad Allah per l’11 settembre».
IMAGO / ZUMA Press Wire25 anni di teorie del complotto
La cronaca, quindi, dà conto del persistente interesse dell'11 settembre nell'ambito jihadista. Ma anche in altri ambienti si parla di quei fatti, nonostante sia passato un quarto di secolo. Online sono ancora vive le teorie del complotto nate nell'immediatezza, così come le altre che si sono sviluppate nel tempo. Si va dalla negazione del coinvolgimento di Osama Bin Laden nella pianificazione dell'operazione alle Torri Gemelle non distrutte dagli aerei, ma da una procedura di demolizione controllata tramite cariche esplosive posizionate negli edifici; del Pentagono colpito da un missile e non da un jet di linea all'abbattimento militare del Volo United Airlines 93, l'unico che non ha raggiunto il suo obiettivo. A orchestrare l'intero piano sarebbe stato il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, per ottenere un "casus belli" per giustificare le operazioni militari in Medio Oriente (in Iraq e Afghanistan) e per compiere una svolta repressiva negli stessi Stati Uniti. Al Qaeda? Non esisterebbe. I dipendenti ebrei del World Trade Center? Sarebbero stati avvisati in anticipo dal Mossad e non si sarebbero presentati al lavoro. E via di questo passo. Sono centinaia le voci circolate in questi anni, anche se quelle che hanno raggiunto una diffusione planetaria sono una dozzina.
Non un fenomeno legato solo all'era social
Le teorie del complotto non sono un fenomeno contemporaneo, come si potrebbe pensare; anzi, sono una presenza costante nella storia dell'umanità. «Sono sempre state molto comuni in passato, in tutte le culture» spiega Kathryn Olmsted, docente di storia all’Università della California a Davis, specializzata nello studio delle teorie del complotto. Secondo le ricerche, gli Stati Uniti si collocano a metà classifica tra i Paesi più inclini a credere nelle teorie del complotto. Inoltre, non ci sono prove che la diffusione di queste credenze sia aumentata nel tempo, anche a causa della scarsità di studi precedenti al 2010. «Oggi ci sembrano più diffuse perché i social media le rendono molto più visibili», osserva Olmsted. «Ma è davvero difficile misurare il fenomeno».
IMAGO / ZUMA Press WireDurano perché offrono un senso di controllo
Quali sono le teorie a tema 11 settembre che hanno maggior presa nell'opinione pubblica, ancora oggi? «Quelle che sembrano offrire alle persone un senso di controllo e padronanza su un universo altrimenti caotico», assicura Olmsted. La più diffusa è quella della demolizione controllata del World Trade Center, nonostante il rapporto ufficiale, pubblicato anni fa dal National Institute of Standards and Technology, abbia concluso che il crollo dell'edificio fu dovuto agli effetti di un incendio durato quasi sette ore, che portò al crollo del tredicesimo piano e all'indebolimento di una colonna portante fondamentale. La possibilità che migliaia di chili di esplosivo fossero stati introdotti clandestinamente nel complesso? «Quasi impossibile». Però la voce resiste, perché fornisce una risposta apparentemente semplice a una questione complessa.







