El Niño rischia di sconvolgere l'Etiopia e i suoi 4,6 milioni di abitanti

L'allarme della FAO che chiede 50 milioni di dollari per prepararsi all'emergenza prevista per i primi mesi del 2027
ADDIS ABEBA - Almeno 4,6 milioni di persone rischiano di subire le conseguenze della siccità e delle alluvioni provocate da El Niño in Etiopia. È l'allarme lanciato dalla Fao, che chiede 50 milioni di dollari per finanziare interventi preventivi e di prima risposta entro marzo 2027.
In un appello urgente l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura avverte che il fenomeno climatico potrebbe aggravare l'insicurezza alimentare e colpire soprattutto le comunità agricole, pastorali e agropastorali.
Individuate 114 zone a rischio: tra queste, le regioni di Afar, Amhara e Tigrè e nel nord della regione del Somali, mentre quelle a rischio di alluvioni sono concentrate nel sud della regione del Somali e nelle regioni dell'Etiopia Meridionale e Sudoccidentale. Nei distretti interessati vivono complessivamente circa 9,3 milioni di persone.
L'allarme arriva mentre cresce la preoccupazione per le conseguenze umanitarie del nuovo ciclo di El Niño. La scorsa settimana le Nazioni Unite hanno avvertito che il fenomeno potrebbe spingere altri 49 milioni di persone nel mondo verso condizioni di insicurezza alimentare acuta entro la fine del 2027.
Il Corno d'Africa è tra le regioni più esposte, dopo anni di siccità, alluvioni e conflitti che hanno indebolito i sistemi alimentari e la capacità delle famiglie di reagire a nuove crisi.
Tra le aree colpite dai conflitti, il Tigrè - osserva la Fao - resta particolarmente vulnerabile. Le nuove tensioni nella regione, già devastata dalla guerra combattuta tra il 2020 e il 2022, ostacolano gli scambi commerciali e l'accesso al carburante e al denaro, mentre sfollamento e malnutrizione continuano a pesare sulla popolazione.
Alle conseguenze di El Niño si aggiungono quelle della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz. Secondo Fews net, le interruzioni delle forniture dal Medio Oriente hanno già provocato carenze e rincari del carburante in Etiopia, aumentando i costi dei trasporti e mettendo sotto pressione i prezzi alimentari. L'instabilità delle rotte commerciali nel Mar Rosso rischia inoltre di rendere più costosi o ritardare gli approvvigionamenti di fertilizzanti, con possibili ripercussioni sui raccolti di ottobre.



