Harvey Nichols in bancarotta «entro un anno»: traballa la catena del lusso

Il futuro occupazionale di 1200 dipendenti e il destino di uno storico simbolo londinese appesi alla ricerca di nuovi investitori.
LONDRA - Ancora una storica catena di grandi magazzini a rischio nel Regno Unito: stavolta si tratta di Harvey Nichols, uno dei tre brand per antonomasia del retail di lusso britannico (con Harrods e Selfridges) che - a quanto riporta il Guardian - potrebbe finire in bancarotta «entro un anno», in mancanza di nuovi investimenti.
A lanciare l'allarme, secondo indicazioni raccolte dal giornale, sono stati negli ultimi giorni gli stessi vertici della proprietà, controllata dal 1991 da Dickson Poon, holding commerciale con base a Hong Kong, che temono di rimanere con le casse vuote nel giro di alcuni mesi: epilogo potenzialmente fatale per i circa 1200 dipendenti attuali. Dickson Poon ha messo in vendita nel giugno scorso la catena - ribattezzata familiarmente «Harvey Nicks» dalla sua clientela - ricevendo un'offerta di acquisto da 40 milioni di sterline da parte di Mike Ashley, miliardario britannico fondatore di Frasers Group e Sport Direct (grandi magazzini di articoli sportivi) e in passato patron anche della squadra di calcio del Newcastle. Ma finora la trattativa non è approdata ad alcuna conclusione.
Fondata quasi 200 anni fa, nel 1831, e simboleggiata dalla sfarzosa sede londinese di Knightsbridge, nel West End, Harvey Nichols ha unito per decenni i suoi destini a quelli di clienti vip come - fra i tanti - la compianta lady Diana. Ma non è più tornata in attivo dopo la crisi dei lockdown dell'epoca della pandemia di Covid e nel 2025 ha accumulato perdite addirittura per 105 milioni di sterline (quasi 115 milioni di franchi).
Sul suo modello di business pesa del resto soprattutto - al pari di quanto accaduto oltre Manica a molti altri protagonisti del retail - la concorrenza ormai strutturale del commercio online, oltre agli elevatissimi costi di gestione. Fattori precedenti e ancor più decisivi rispetto a quanto non sia stato determinato dall'impatto del Covid o del dopo Brexit.



