Il Libano cancella la pena capitale: è il primo paese arabo

Il voto, ha detto il ministro della giustizia, Adel Nassar, «restituisce al Libano il suo ruolo di pioniere nella regione»
BEIRUT - Il Parlamento libanese ha abolito la pena di morte, sostituita dall'ergastolo e, in alcuni casi, dai lavori forzati: cade così una moratoria di fatto in vigore dal gennaio 2004. È la prima volta che un Paese arabo mediterraneo cancella la pena capitale dal proprio ordinamento.
Il voto si inserisce nel pacchetto di riforme con cui il governo Salam, in carica da febbraio 2025 e sostenuto dagli Stati Uniti, prova a rispondere alle condizioni poste dai donatori occidentali, Francia e Stati Uniti in prima fila, per sbloccare gli aiuti necessari a uscire dal collasso finanziario palesatosi nel 2019, tra cui «l'indipendenza della magistratura» e «la tutela dei diritti umani».
In questo senso va letta la decisione di Hezbollah e del suo alleato cristiano della Corrente Patriottica Libera, fondato dall'ex presidente maronita Michel Aoun, di votare contro la legge, letta come una mossa per soddisfare quelli che ambienti del Partito di Dio definiscono i nuovi «padroni del Libano», in riferimento a Stati Uniti e ai suoi alleati.
Il voto, ha detto il ministro della giustizia, Adel Nassar, «restituisce al Libano il suo ruolo di pioniere nella regione» sui diritti umani. L'abolizione, ha precisato, «non equivale a una forma di clemenza» verso i crimini più gravi. Per Human Rights Watch si tratta di «una tappa storica»; l'attivista Ugarit Yunan parla di un voto che toglie alle autorità «la prerogativa di uccidere», chiedendosi però quanto un Paese ancora segnato dalla guerra con Israele e dagli effetti di una crisi economica mai risolta sia in grado di misurarne la portata.
La seduta si è chiusa poco dopo in un clima teso, per un contrasto tra il premier Nawaf Salam e il ministro della difesa, Michel Menassa, sulla legge di amnistia generale, altro dossier rimasto per anni bloccato in Parlamento e discusso nella stessa seduta.



