In ufficio in bermuda (anche il capo), la rivoluzione anti-caldo arriva dal Giappone

La trovata per sopravvivere in ufficio anche nella tropicale estate nipponica segue una tendenza che, piano piano, si sta facendo largo in tutto il mondo. E anche la moda si adegua.
TOKYO - Si chiama 'Tokyo Cool Biz' ed è una iniziativa voluta dalla governatrice Yuriko Koike per incentivare i dipendenti pubblici di Tokyo a recarsi al lavoro con un abbigliamento più comodo e informale.
Si tratta dì sostituire la classica uniforme da salaryman, pantaloni, camicia inamidata giacca e cravatta per gli uomini e tailleur e camicia per le donne, con delle polo, top in lino, camicie a maniche corte, bermuda o scarpe da ginnastica. In una conferenza stampa, la governatrice ha dichiarato che le persone «hanno gradualmente esaurito gli strati da togliere» e sono arrivate «al punto di indossare i pantaloncini».
L'idea è quella di poter rendere il lavoro più sopportabile, viste le alte temperature estive, riducendo anche l'utilizzo dell'aria condizionata e incentivando il risparmio energetico. Il Giappone sta vivendo delle estati sempre più torride, e quest'anno l'Agenzia meteorologica giapponese ha introdotto anche una nuova categoria chiamata 'kokushobi', che significa 'giorno terribilmente caldo' ad avvertire quando le temperature potrebbero salire oltre i 40° C. Come riportato dal Telegraph tra il 6 e il 12 luglio scorso oltre 4'500 persone sono state trasportate in ospedale per dei colpi di calore, e sette di esse sono decedute.
DepositPer affrontare il caldo tropicale
«Vogliamo offrire alle persone più opzioni per affrontare il caldo torrido, non imponendo cosa indossare, Non ci dovrebbero essere problemi, a patto che l'abbigliamento da lavoro non risulti offensivo per nessuno» ha dichiarato alla BBC Noboru Watanabe, funzionario del governo metropolitano di Tokyo.
Non è la prima volta che tale iniziativa viene adottata: nel 2005, quando la Koike era ministra dell'Ambiente, aveva emanato una risoluzione simile, volta a limitare le emissioni di gas serra riducendo l'utilizzo dell'aria condizionata, anche se limitatamente alle aziende private. Ad altre latitudini la questione potrebbe sembrare abbastanza risibile, ma nel Giappone delle divise e dell'abbigliamento formale l'idea di poter andare in ufficio magari indossando dei bermuda sta dividendo l'opinione pubblica, tra coloro che la ritengono una iniziativa di buon senso e altri che si dichiarano imbarazzati all'idea.
DepositC'è anche chi ha sollevato la problematica della disparità di genere sostenendo che, anche in questo caso, alle donne verrebbe comunque richiesto di rispettare degli standard estetici più alti rispetto ad si propri colleghi uomini, curando con uguale attenzione il proprio aspetto estetico in barba al caldo estremo che attanaglia l'intero pianeta. Come riportato dal Telegraph, a molte donne impiegate in uffici pubblici viene fatta pressione perché coprano le gambe con gonne lunghe o indossino dei collant trasparenti.
Per Atsuko Tamada, docente di letteratura francese presso la Chubu University in Giappone, «le donne devono già affrontare una significativa pressione sociale per investire tempo e denaro nel loro aspetto (…) Se gli uomini vengono incoraggiati ad indossare pantaloncini o sandali, gli stessi standard di aspetto dovrebbero essere applicati anche alle donne?».
Quelle gambe pelose che imbarazzano
In Giappone, vi è addirittura una parola per definire il senso di repulsione che può destare la visione delle gambe pelose degli uomini che indossano i bermuda, ossia sune-hara, e per tale motivo vi è una certa resistenza a un abbigliamento informale in ufficio. In tante hanno pregato i propri colleghi di non farlo, e rivolgendosi ai media locali si sono lamentate dell'adozione di questo nuovo codice di abbigliamento dicendo che «la visione degli stinchi degli uomini di mezza età le mette a disagio».
Il cinquantasettenne dipendente pubblico Toshio Suzuki ha dichiarato al New York Post di essere restio ad indossare i pantaloncini alla sua età «perché in Giappone le gambe pelose non trasmettono un'immagine positiva e virile. Io non sono così peloso ma ci tengo: non voglio essere trasandato».
Il signor Noboru, invece, come visto, si è detto favorevole a tale piccola rivoluzione culturale, avendo abbandonato il proprio abito formale a favore di una maglietta e dei pantaloncini color kaki, e dichiarando al New York Times «tutti dicono che sembro più giovane. Sembro più accessibile. Sento che sto contribuendo a creare un'atmosfera rilassante nell'intero ufficio».
DepositDello stesso avviso è la sua collega d'ufficio Ruai Sajki che, diversamente da quanto dichiarato da molte altre donne interpellate in merito, non si è detta infastidita dalla visione delle gambe del suo superiore. «Ho visto le gambe di mio padre - ha dichiarato la donna al New York Times - quindi personalmente non mi crea problemi. Non si può evitare che ci siano opinioni diverse, e donne che provano resistenza».
Più contrari che favorevoli
Secondo un sondaggio della società di cosmetici Gorilla Clinic citato dal Post, il 53,5 per cento dei giapponesi è contrario all'utilizzo dei pantaloncini sul posto di lavoro, mentre il 46,5 per cento si dichiara favorevole a esso.
Che piaccia o no, il nuovo codice d'abbigliamento anti-caldo è stato ormai autorizzato e ciò ha avuto un effetto immediato anche sulle vendite dei bermuda: Yofuku no Aoyama, catena specializzata in abbigliamento da lavoro, ha ad esempio lanciato una propria linea 'Cool Biz' pensata proprio per l'ufficio. La portavoce Yui Hamano ha dichiarato di aver testato i capi venduti anche da seduti e «abbiamo curato molto la lunghezza per evitare che si scoprissero troppi centimetri di pelle».
DepositNon solo il Giappone
La questione del dress code da rispettare in ufficio, nonostante le temperature sempre più alte ed una stagione estiva resa invivibile dal cambiamento climatico, non si pone solo in Giappone ma anche in molti altri Paesi.
Già nel 2022, ad esempio, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez aveva invitato i lavoratori del settore pubblico e privato a fare a meno delle cravatte, quale modo per risparmiare energia, mentre in Gran Bretagna, viste le sempre più frequenti ondate di calore, è stato detto ai politici di poter abbandonare le proprie giacche quanto si trovano alla Camera dei Comuni. Per Chloe Mac Donnell, vicedirettore di fashion e lifestyle del Guardian, però, «la cosa peggiore che le persone possano fare trattando questo problema è considerare l'ufficio come se non lo fosse. Non è il posto adatto per il tuo vestito da mare o per i pantaloncini alla Paul Mescal».
Di sicuro la regola generale è quella di vagliare attentamente la qualità e la natura dei tessuti, privilegiando quelli di origine naturale come il lino, il cotone e la seta che rendono il caldo un po' più affrontabile. Tessuti ariosi e capi d'abbigliamento dai tagli comodi potrebbero essere un buon compromesso per conservare una certa formalità pur in presenza di alte temperature, mentre sarebbero da evitare per l'esperta di moda i pantaloncini cargo «che non si capisce come si siano liberati dal loro confinamento per i lavori in giardino o per il fai-da-te. A volte, poi, sono abbinati a una camicia elegante: non fatelo».
DepositAnche la moda si riorienta, nell'ottica della sostenibilità
Molte aziende di moda si stanno orientando sulla messa a punto di capi d'abbigliamento che possano offrire una protezione contro i raggi Uv o che possano ridurre la temperatura corporea: la Mc Donnell ricorda che durante la settimana della moda di Parigi, lo stilista Rick Owens ha fatto sfilare delle modelle con indosso delle tute da jogging gonfiabili come una sorta «di sistema ad aria condizionata personale» grazie ad un sistema di ventilatori integrati capaci di far circolare dell'aria sul corpo di chi le indossa.
Parlare quindi di cosa indossare nelle ore lavorative non sembra più così velleitario data l'attuale situazione climatica: i tanti provvedimenti presi per tutelare la categorie di lavoratori più esposte ai colpi di calore testimoniano proprio la crescente sensibilità verso questo tipo di problematica che riguarda non solo l'aumento costante della temperatura ma anche il dispendio energetico legato a tale situazione.
L'adozione di un abbigliamento consono all'estate afosa che si sta vivendo, quindi, può contribuire a diminuire il consumo di energia elettrica limitando anche una serie di problemi conseguenti quali i black out dovuti al sovraccarico di richiesta energetica.



