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Lugano

«Quanto è una pigione moderata?»

L'interpellanza di Più Donne chiede regole chiare al Municipio per definire criteri e benefici delle abitazioni a canone calmierato nei nuovi progetti cittadini.
«Quanto è una pigione moderata?»
Ti-Press / Davide Agosta
Lugano: terreno in via Lambertenghi. Nella foto una veduta aerea del terreno in via Lambertenghi oggetto di un progetto per la costruzione di appartamenti a pigione moderata.
Fonte red
«Quanto è una pigione moderata?»
L'interpellanza di Più Donne chiede regole chiare al Municipio per definire criteri e benefici delle abitazioni a canone calmierato nei nuovi progetti cittadini.

LUGANO - Quanto deve costare un appartamento per essere considerato davvero accessibile? E soprattutto, un affitto inferiore ai prezzi di mercato è necessariamente sostenibile per chi deve pagarlo? Sono le domande al centro di un'interpellanza presentata al Municipio di Lugano da Tamara Merlo, per Più Donne.

L'atto chiede di fare chiarezza sul significato di «pigione moderata» e «affitto sostenibile», espressioni sempre più utilizzate nei progetti immobiliari della Città, ma che non sempre corrispondono a criteri univoci.

Nel mirino ci sono in particolare tre operazioni: il Polo sportivo e degli eventi (PSE), il progetto abitativo di via Lambertenghi e quello di via della Posta 8. Tre interventi diversi, accomunati dalla promessa di offrire abitazioni economicamente accessibili. Ma a quali condizioni?

Tre progetti, tre definizioni?
Nel caso del PSE, che prevede anche quattro palazzine residenziali lungo via Trevano, la Città ha dichiarato di auspicare la realizzazione di alloggi a pigione moderata, precisando che il partner privato è disponibile ad approfondire possibili collaborazioni.

In via Lambertenghi, invece, il progetto cooperativo prevede espressamente appartamenti a pigione moderata. La Città mette a disposizione il terreno in diritto di superficie e stabilisce condizioni sugli affitti e sull'assegnazione degli alloggi. Per via della Posta 8 si parla invece di «affitti sostenibili», destinati a famiglie, persone sole, anziani e giovani.

Secondo Più Donne, queste formulazioni rischiano di creare aspettative senza chiarire che cosa sarà effettivamente offerto a chi cerca casa. L'interpellanza chiede quindi al Municipio di precisare, per ciascun progetto, quali criteri saranno applicati, quanto costeranno gli appartamenti, chi potrà accedervi e per quanto tempo saranno garantite le condizioni annunciate.

Un affitto conveniente non è sempre sostenibile
Il nodo centrale riguarda la differenza tra un canone inferiore ai prezzi di mercato e uno realmente proporzionato alle possibilità economiche degli inquilini.

Uno studio sul mercato immobiliare presentato dalla Città l'8 ottobre 2026 utilizza due criteri distinti. Il primo considera sostenibile un affitto, spese accessorie comprese, che non superi il 30% del reddito lordo. Il secondo definisce vantaggiosa una pigione netta inferiore di almeno il 25% rispetto alla media di mercato per numero di locali.

Una distinzione tutt'altro che secondaria, sottolinea l'interpellanza: un appartamento può costare meno rispetto ad altri immobili simili e risultare comunque troppo caro per una famiglia con un reddito modesto. Inoltre, se i prezzi di mercato aumentano, può crescere anche la soglia considerata moderata, senza che migliorino le disponibilità economiche degli inquilini.

La questione si intreccia con i parametri già utilizzati dalla Città. Nel 2015, un rapporto commissionale sull'iniziativa «Per abitazioni accessibili a tutti» indicava come riferimento un affitto non superiore a un terzo del reddito lordo per le fasce di reddito medio e medio-basso.

Per le prestazioni sociali comunali vengono invece pubblicati importi massimi mensili di 1'420 franchi per una persona sola, 1'670 per due persone e 2'004 per nuclei di almeno tre persone, spese accessorie comprese. Più Donne chiede come questi riferimenti si concilino con le definizioni adottate nei nuovi progetti immobiliari.

PSE, il dubbio sull'11% degli alloggi
Una parte importante dell'interpellanza riguarda il Polo sportivo e degli eventi. La realizzazione di abitazioni accessibili nella terza tappa del progetto figurava infatti tra le sette richieste avanzate dal gruppo PS-PC per motivare il proprio sostegno all'operazione.

Ora Più Donne vuole conoscere lo stato delle trattative con il partner privato e verificare un'indicazione precisa: è vero che sarebbe stata proposta la destinazione di circa l'11% della superficie abitativa complessiva ad appartamenti con affitti inferiori del 10% rispetto alla media?

Il Municipio è invitato a confermare o smentire questa ipotesi e, in caso affermativo, a spiegare come verrebbe calcolata la riduzione. Il confronto sarebbe fatto con gli affitti degli altri appartamenti del PSE oppure con quelli di immobili analoghi sul mercato luganese? E comprenderebbe anche le spese accessorie?

Si chiedono inoltre il numero degli alloggi previsti, le superfici, i canoni mensili, i criteri di assegnazione e le garanzie sulla durata delle condizioni agevolate. L'interpellanza vuole anche sapere se, per ottenere affitti più bassi, il Comune dovrà sostenere costi o rinunciare a parte delle proprie entrate e quando potrebbe essere concluso un accordo.

Il problema delle famiglie monoparentali
Un altro punto critico riguarda le persone con redditi particolarmente bassi. Lo studio comunale presenta simulazioni per persone sole, coppie e coppie con due figli, ma non include esempi pratici relativi alle famiglie monoparentali, pur considerandole nella stima del fabbisogno abitativo.

Una lacuna che Più Donne ritiene significativa, richiamando il Rapporto sociale cantonale, secondo cui i nuclei composti da un adulto con figli minorenni risultano tra quelli maggiormente esposti alla povertà reddituale assoluta.

Ci sono davvero abbastanza appartamenti?
Più Donne solleva anche interrogativi sulle conclusioni dello studio immobiliare. Secondo il documento, per tutte le tipologie abitative considerate, la percentuale di alloggi a pigione vantaggiosa risulta pari o superiore alla quota di nuclei che potrebbero averne bisogno.

Ma questa corrispondenza statistica dimostra davvero che le persone interessate possano trovare un'abitazione adeguata e permettersi di pagarla?

La richiesta finale: un esempio reale
Per passare dalle definizioni teoriche alla realtà, l'interpellanza propone infine una verifica molto concreta: il Municipio è in grado di indicare almeno un appartamento attualmente disponibile a Lugano che considera «a pigione moderata»?

Più Donne chiede di conoscerne il quartiere, la superficie, il numero di locali, l'affitto mensile comprensivo delle spese e il reddito necessario per poterselo permettere secondo i criteri comunali. Qualora non fosse possibile individuare un alloggio disponibile, viene richiesto almeno un esempio reale recente.

L'ultima domanda riguarda la trasparenza verso i cittadini: il Municipio sarebbe disposto a pubblicare una scheda semplice, con esempi in franchi e un metodo di calcolo comprensibile, per spiegare quando una pigione può essere definita moderata e quando è effettivamente sostenibile?

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