Cultura e inclusione, luci e ombre tra dati mancanti e parità di genere

Il focus dell'ultima Conferenza cantonale della cultura su politiche aggiornate, azioni per la diversità e sfide per i professionisti della cultura indipendente.
BELLINZONA - La scarsità di dati sulla partecipazione culturale delle persone con un retroterra migratorio e le disuguaglianze di genere nel settore culturale sono stati tra i temi centrali della 22esima Conferenza cantonale della cultura, che si è svolta il 9 ottobre a Brissago. L'incontro, presieduto dalla consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti, direttrice del DECS, ha permesso anche di fare il punto sulle politiche culturali cantonali, sul Forum della cultura e sugli spazi destinati alla cultura indipendente.
Alla Conferenza hanno partecipato i membri designati e diversi invitati esterni. In apertura, Carobbio Guscetti ha ringraziato i dimissionari Marco Franciolli e Simone Patelli per il contributo offerto ai lavori dell'organismo per poi illustrare lo stato di attuazione delle Linee programmatiche cantonali di politica culturale 2024-2027, anche alla luce dell'aggiornamento del Regolamento d'applicazione della Legge sul sostegno alla cultura, entrato in vigore il 1° settembre.
Migrazione e cultura: mancano i dati
Uno dei principali approfondimenti ha riguardato il lavoro del gruppo Migrazione e diversità, costituito all'interno del DECS. La presidente Chiara Orelli Vassere ha presentato i risultati di una prima mappatura delle iniziative esistenti sul territorio in materia di diversità, prevenzione delle discriminazioni e contrasto al razzismo.
L'obiettivo del gruppo è individuare possibili interventi concreti a partire dalle attività già presenti. Per quanto riguarda il settore culturale, è emersa in particolare la scarsità di informazioni sulla partecipazione delle persone con un retroterra migratorio. Una lacuna conoscitiva che figura quindi tra gli aspetti sui quali il gruppo è chiamato a riflettere nell'elaborazione delle proprie proposte.
Parità di genere: quasi metà delle professioniste sono donne, ma poche arrivano ai vertici
La Conferenza ha affrontato anche il tema delle disuguaglianze di genere nel mondo della cultura. Athina Greco, del Servizio per le pari opportunità, ha presentato una sintesi dei risultati del convegno "Che genere di cultura?", organizzato il 5 maggio scorso a Lugano.
L'iniziativa rientra nel Piano d'azione cantonale 2024-2027 per le pari opportunità, che per la prima volta comprende misure specificamente dedicate al settore culturale. E i dati illustrati durante l'incontro evidenziano una situazione di disparità. In Svizzera le donne rappresentano quasi la metà delle persone che lavorano professionalmente nella cultura, ma la loro presenza diminuisce nelle posizioni dirigenziali.
Il settore è inoltre caratterizzato da condizioni di lavoro spesso precarie e da un'importante presenza di reti informali. Tra le problematiche emerse figurano anche le molestie, che in molti casi non vengono denunciate.
Forum della cultura e spazi indipendenti
Nella parte conclusiva dell'incontro, i comitati esecutivi hanno aggiornato i partecipanti sugli sviluppi di diversi dossier comuni. L'attenzione si è concentrata in particolare sul Forum della cultura e sulla questione degli spazi per la cultura indipendente, due ambiti che continuano a essere seguiti nell'ambito dei lavori della Conferenza.



