Preparare i prof di domani

Il rapporto "Orizzonti" chiude un anno di ascolto e indica nove azioni. Il DECS punta su più materie e più pratica, ma niente "en emploi"
BELLINZONA - Più materie insegnate dallo stesso docente, più pratica in aula, un profilo professionale dell'insegnante finalmente scritto nero su bianco. Ma nessun passaggio al modello "en emploi", che avrebbe fatto lavorare i futuri docenti già durante la formazione, e nessuna separazione netta tra teoria e pratica. Sono le indicazioni principali del rapporto "Orizzonti per la formazione di docenti in Ticino", pubblicato dal Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) e presentato oggi.
Il documento, di 86 pagine, chiude i lavori del gruppo istituito il 17 giugno 2025 dalla direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti. A far partire il lavoro erano state le numerose critiche e richieste di ripensamento del modello del Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica (DFA/ASP) della SUPSI, arrivate soprattutto dal mondo della scuola e dalla politica. Il rapporto si concentra sulla formazione di chi insegna alle scuole medie e alle medie superiori.
Dieci incontri con chi la scuola la vive
Il gruppo guida, composto da rappresentanti del DECS, della SUPSI e della Camera delle Alte scuole pedagogiche di swissuniversities, ha ascoltato tra ottobre 2025 e marzo 2026 dieci gruppi di interesse. Tra loro direttrici e direttori di scuola media e media superiore, esperti della scuola dell'obbligo, l'Istituto di studi italiani dell'USI, neodiplomati, presidenti di plenum, docenti del DFA/ASP, associazioni magistrali e sindacati (OCST, VPOD, SIT).
Gli incontri si sono svolti in forma di focus group. Il rapporto precisa che si tratta di uno strumento qualitativo, non di una consultazione formale né di un'indagine statisticamente rappresentativa. Tra i neodiplomati, per esempio, hanno risposto all'invito in cinque su venti persone selezionate a caso. Una nota in apertura segnala inoltre che per la redazione del rapporto non è stato utilizzato alcun programma di intelligenza artificiale.
Un sistema quasi interamente "made in Ticino"
Tra i dati più significativi c'è quello sulla provenienza dei docenti. Nell'anno scolastico 2025/2026 l'86% di chi insegna alle scuole medie cantonali (1'471 su 1'702) e l'80% alle medie superiori (470 su 590) hanno ottenuto il diploma di insegnamento in Ticino. I titoli conseguiti altrove in Svizzera sono pochi: il 2% alle medie e il 13% alle medie superiori.
Il flusso in uscita è altrettanto "chiuso". Tra chi ha ottenuto il Master in insegnamento per il livello secondario I tra il 2019 e il 2024, la quasi totalità (tra il 96% e il 100%) lavorava in Ticino a un anno dal diploma. Per le scuole medie il "mercato" della formazione docenti è dunque, di fatto, ridotto al cantone. Secondo il rapporto, la mobilità consentita dal riconoscimento intercantonale dei diplomi CDPE è finora poco sfruttata.
Numero chiuso e "doppia selezione": i nodi più sentiti
Dai focus group è emersa una critica ricorrente: chi vuole insegnare deve superare due selezioni distinte. La prima è l'ammissione al DFA/ASP, limitata da un numero programmato. La seconda è l'assunzione da parte del Cantone, tramite il DECS. Secondo diversi interlocutori manca coerenza tra i due filtri, con un clima descritto da alcuni come di "antagonismo" e con discrepanze che emergerebbero perfino ai colloqui di assunzione. Un presidente di plenum ha parlato di un sistema "ibrido": il DFA limita le ammissioni in base al fabbisogno cantonale, senza però offrire garanzie d'impiego, mentre oltre Gottardo le Alte scuole pedagogiche formano senza numero chiuso e la scelta avviene al momento dell'assunzione.
Il numero chiuso resta tuttavia una scelta ampiamente condivisa. Le sedi di pratica e i docenti di pratica professionale sono limitati, e il contingentamento funge da regolatore del mercato del lavoro. Una minoranza chiede l'ammissione libera, sostenendo che l'attuale sistema avrebbe "tacitamente comunicato una prospettiva di lavoro sicura". Su un punto tutti concordano: servono trasparenza e chiarezza sulle reali prospettive occupazionali.
La procedura di ammissione al DFA/ASP è stata inoltre definita "macchinosa e impegnativa", e giudicata da alcuni troppo rigida.
Le raccomandazioni: il perimetro è quello della CDPE
Il gruppo di lavoro parte da un punto fermo: la formazione dei docenti in Ticino dovrà di principio continuare a rispettare i criteri della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE). Il riconoscimento, spiega il rapporto, è condizione imprescindibile per la spendibilità fuori cantone delle maturità liceali ticinesi e per il valore dei diplomi di insegnamento. Deroghe potranno essere valutate solo in via eccezionale, per esempio per discipline presenti unicamente in Ticino.
Entro questo perimetro, il rapporto distingue le piste da percorrere da quelle da abbandonare.
Tra le prime c'è la formazione pluridisciplinare. Il gruppo raccomanda di promuovere attivamente la formazione in due o tre discipline per il secondario I. Il vantaggio sarebbe una relazione pedagogica più continua, con meno adulti di riferimento per gli allievi in un contesto di "crescente fragilità giovanile", e per i docenti maggiore stabilità d'impiego e meno sedi.
Il rapporto non nasconde il rovescio della medaglia: l'ampliamento a tre discipline comporterebbe requisiti minimi più bassi in entrata e una formazione scientifica inferiore nelle singole materie rispetto a oggi. Per le scuole medie superiori, dove si ritiene necessario un alto livello di approfondimento disciplinare, la possibilità di insegnare due materie è giudicata meritevole di approfondimento, ma non prioritaria.
Il gruppo raccomanda anche di continuare a promuovere la flessibilità tra ordini di scuola e di approfondire una formazione combinata per secondario I e scuole di maturità, destinata a chi ha già un Master disciplinare. Raccomanda inoltre di valorizzare le pratiche professionali, di analizzare la fattibilità di una formazione integrata di cinque anni per alcune materie della scuola media, da affiancare e non sostituire al sistema attuale, e di formalizzare un profilo professionale cantonale dell'insegnante, che oggi resta "ancora implicito".
Tra le piste scartate c'è il modello "en emploi", che il gruppo raccomanda di non perseguire per le scuole medie e medie superiori. Stessa sorte per una separazione netta tra formazione teorica e applicazione professionale tra istituzioni diverse, da non adottare in maniera generalizzata.
Sul fronte delle procedure, il rapporto difende l'indipendenza formale del DFA/ASP e del Cantone, ma riconosce "critiche legittime" e chiede di lavorare insieme per allinearle meglio. Un disallineamento eccessivo, si legge, è "poco comprensibile e controproducente", visto che quasi tutti i formati al DFA/ASP ambiscono a insegnare in Ticino e quasi tutti i docenti ticinesi si sono formati qui.
Più pratica, ma il DFA/ASP ricorda di aver già cambiato
Sul tema della pratica professionale, il rapporto ricorda che il Master secondario I dedica oggi più della metà della formazione alla pratica: 50 crediti su 96, o 64 su 120 per chi si diploma in due materie, contro un minimo CDPE di 48. Il rapporto sottolinea inoltre che il Master e il Diploma per le scuole di maturità hanno già subito una revisione curricolare, tuttora in corso di implementazione. Alcune critiche emerse nei focus group, spiega, risalgono a esperienze precedenti. Sono stati ridotti i giorni di formazione, eliminato il vincolo sulla percentuale d'impiego massima durante gli studi e introdotta, dove possibile, la didattica digitale asincrona. Gli effetti si potranno valutare solo a ciclo concluso, con la procedura prevista dall'Agenzia di accreditamento e garanzia della qualità.
Le nove azioni e i tempi
Il rapporto esprime delle raccomandazioni riguardanti in particolare possibili cambiamenti strutturali dell’offerta formativa proposta dal DFA/ASP, emersi dai focus group, e propone le seguenti azioni specifiche che saranno ora approfondite e attuate dagli enti competenti per la loro messa a punto:
Azione 1: Rafforzamento della formazione pluridisciplinare nel percorso Master secondario I.
Azione 2: Formazione combinata plurisettoriale per il Secondario I e per le Scuole medie superiori.
Azione 3: Monitoraggio delle pratiche professionali nella formazione al DFA/ASP.
Azione 4: Rafforzamento delle pratiche professionali immersive.
Azione 5: Valutazione di uno studio di fattibilità per l’introduzione di un modello di formazione integrata.
Azione 6: Creazione di nuovi spazi di dialogo e collaborazione.
Azione 7: Armonizzazione tra il profilo professionale dell’insegnante e il profilo di competenze sviluppate durante la formazione.
Azione 8: Consolidamento del coordinamento tra DECS e DFA/ASP sulle procedure di ammissione e selezione.
Azione 9: Studio longitudinale – ossia, che segue le stesse persone nel corso del tempo – sull’inserimento e sulle scelte professionali delle diplomate e dei diplomati DFA/ASP.
Alcune azioni potranno partire a breve. Quelle che richiedono ulteriori approfondimenti, e il coinvolgimento di molti attori, potranno confluire nel contratto di prestazione tra Cantone e DFA/ASP per il quadriennio 2029-2032. Il documento sottolinea che le implicazioni sistemiche, organizzative e finanziarie vanno ancora esaminate.
Una tappa, non un traguardo
Nelle conclusioni il gruppo definisce il rapporto "una tappa di un processo di sviluppo continuo" e indica come risultato più importante l'aver messo "tutti gli elementi problematici sul tavolo". Resta da vedere quanto le nove azioni, in gran parte studi, approfondimenti e coordinamento, riusciranno a rispondere alle critiche che avevano motivato il lavoro. Molte delle scelte più incisive, dalla formazione a tre materie a quella integrata, sono per ora ipotesi da verificare.



