La Fortezza crolla, Branda: «Ora parleremo con il Cantone»

Il sindaco di Bellinzona amareggiato dalla bocciatura del progetto, riconosce la sconfitta: «Vedremo cosa eventualmente si potrà recuperare». Festeggiano i referendisti, Brenno Martignoni Polti: «La gente ha potuto esprimersi. Questo un punto di partenza»
Il sindaco di Bellinzona amareggiato dalla bocciatura del progetto, riconosce la sconfitta: «Vedremo cosa eventualmente si potrà recuperare». Festeggiano i referendisti, Brenno Martignoni Polti: «La gente ha potuto esprimersi. Questo un punto di partenza»
BELLINZONA - La Fortezza di Bellinzona non è sopravvissuta alle urne. La cittadinanza ha abbattuto il progetto da 19,1 milioni di franchi ─ già avallato dal consiglio comunale ─ di valorizzazione del sito patrimonio dell'UNESCO (dal 2000) della capitale. «Ci sono amarezza e delusione per questo risultato e anche per il fatto che questo progetto arriva da molto lontano», ci dice il sindaco Mario Branda. Un progetto che «ha coinvolto tantissime persone e che per arrivare a questo punto ha richiesto tante energie, umane e finanziarie».
Branda: «Ora? Parleremo con il Cantone e vedremo cosa si può recuperare»
«Era un progetto importante nell'ottica di proiettare Bellinzona anche in una nuova dimensione dal punto di vista turistico, economico e, naturalmente, anche culturale. Bellinzona non ha un lago, non ha un festival del film come Locarno. A Bellinzona c'è la Fortezza, ci sono i castelli, ed era quello su cui si poteva e bisognava puntare. Quindi è chiaro: questa bocciatura, che ferma il progetto, in questo momento ci porta un po' di delusione».
E ora cosa ne sarà del progetto? Si dovrà ripartire da zero o qualcosa potrà essere salvato? «Adesso ci dovremo effettivamente chinare sulla questione che effettivamente non è scontata. Anche perché si sono sommati tanti motivi per il "no" e questo rende difficile capire quale sia stato il punto determinante in questa serie di opposizioni. Alcune c'erano dall'inizio, altre si sono aggiunte nel corso della discussione, per cui non è veramente scontato», spiega Branda, ricordando che il progetto era patrocinato sia dalla Città che dal Cantone.
«Ricordiamo che i castelli sono di proprietà del Cantone per cui adesso servirà un "time-out". La necessità di fermarci per capire bene che cosa vuole fare anche il Cantone e poi vedere che cosa eventualmente si può recuperare. Fermo restando che così come è stato proposto evidentemente non funziona».
Ed è una bocciatura non solo del progetto ma, inevitabilmente, anche politica. Ci saranno conseguenze, quindi, politiche? «È difficile dirlo in questo momento. Il nostro è un Paese abituato ai referendum e alle iniziative» e non è detto che i risultati di questi «quando poi si torna alle elezioni vadano necessariamente a spostare gli equilibri politici, per cui è difficile dire quale sarà l'implicazione politica di questa scelta. La convergenza che c'è stata attorno a questo progetto, molto trasversale, è frutto di una lunga elaborazione. Di una lunga discussione, anche di carattere che poi per finire è stata anche politica. Quindi mi è difficile dire se questo avrà ripercussioni su un altro piano».
Martignoni Polti: «Adesso li possiamo chiamare castelli»
Una domenica difficile per la Turrita. Una domenica da ricordare, invece, per i referendisti, premiati dalla volontà popolare. «È una grande soddisfazione. Soprattutto il fatto che la gente abbia finalmente potuto esprimersi su un tema che coinvolge tutti, nel cuore e nella mente», ci dice Brenno Martignoni Polti, alla testa dei contrari alla Fortezza.
«Sono sicuro che questa sia una chiara indicazione di rotta. Una vera e propria mappa. Perché il referendum aveva tre punti fondamentali e che sono stati chiariti dall'inizio, quindi non possono esserci equivoci a riguardo. Prima di tutto: castelli e non Fortezza, quindi il nome è un elemento decisivo di questa contesa. Il secondo punto è che tutti gli accessi e tutti i luoghi devono rimanere pubblici e gratuiti. E il terzo che non deve essere costituita questa fondazione. La governance deve restare assolutamente in mani pubbliche».
In altre parole, è un nuovo punto di partenza. «Significa che è il momento di rimboccarsi le maniche e cominciare a studiare un progetto che tenga conto della sensibilità della gente. Un progetto concepito dal basso e non imposto dall'alto», prosegue Martignoni Polti che si attende ora dal Municipio «che prenda atto» della questione «e accolga con la giusta umiltà un'indicazione che sta nel dire: incontriamoci di nuovo e ri-studiamo il progetto». E l'intento deve essere quello «di promuovere i castelli. Adesso li possiamo chiamare castelli, no?»




