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Neutralità alla ticinese

A sud delle Alpi l'iniziativa incassa maggiori consensi. Il politologo Fabio Wasserfallen: «La proposta è legata all'UDC e gli elettori lo prendono chiaramente in considerazione»
Neutralità alla ticinese
Ti-Press
Neutralità alla ticinese
A sud delle Alpi l'iniziativa incassa maggiori consensi. Il politologo Fabio Wasserfallen: «La proposta è legata all'UDC e gli elettori lo prendono chiaramente in considerazione»

Il resto della Svizzera che la pensa in un modo. E poi il Ticino, che la pensa in un altro. È uno scenario non inedito ─ lo abbiamo visto in alcune recenti votazioni federali ─ che si è riproposto anche in questi giorni, alla luce dei primi sondaggi sull'iniziativa sulla neutralità che ci porterà alle urne il prossimo 27 settembre. L'iniziativa pare indirizzata verso la bocciatura, con solo il 36% di consensi a livello nazionale, ma in Ticino, sondaggio Tamedia alla mano, incassa il 52% delle preferenze.

Tra neutralità e slogan
La questione ha fatto discutere molto anche tra i lettori di Tio.ch. Da una parte c'è chi sostiene, in modo provocatorio, che «quando la Nato dichiarerà guerra alla Russia, e noi ne faremo parte, gli svizzero-tedeschi capiranno». Dall'altra c'è chi parla di «neutralità, ma con i piedi per terra. Non credo serva votare per blindare ulteriormente la neutralità» perché «se mai la Svizzera venisse aggredita da una nazione appena più grande e dotata di munizioni e tecnologia militare all’avanguardia, probabilmente non resisteremmo molto a lungo». E poi chi sostiene che «invece di chiedersi chi “pilota” i sondaggi o come mai gli svizzero-tedeschi non capiscono, bisognerebbe chiedersi perché siamo gli unici in tutta la Svizzera ad approvare questa inutile iniziativa».

Ma c'è anche chi crede che il problema stia in realtà altrove. E che non riguardi i temi ─ in questo caso la neutralità ─ ma piuttosto i modi. «Forse, invece di certi tipi di sondaggio, andrebbe meglio una informazione dettagliata del problema, ma questa manca quasi sempre in questo tipo di votazioni promosse da una certa politica. Slogan e slogan che confondono il cittadino. Poi le conseguenze le pagano tutti».

L'effetto UDC in Ticino?
Tornando però alle cifre, come dobbiamo leggere questi primi dati quando manca ancora oltre un mese all'appuntamento con il voto? Per il politologo dell'Università di Berna Fabio Wasserfallen, è una controtendenza che nella sua misura è necessario prendere con le pinze perché la rappresentanza del Ticino in proporzione al resto del campione è piuttosto bassa.

Fatta questa premessa, «l'iniziativa propone una specifica interpretazione di neutralità. E in quanto tale, il voto non è sulla neutralità in sé quanto sulla forma che i cittadini preferiscono», ci ricorda l'esperto, sottolineando quanto sia rilevante il marchio politico dell'iniziativa. «I sondaggi mostrano che la proposta è legata all'UDC e gli elettori lo prendono chiaramente in considerazione, come mostrano i risultati in base al partito.

«Forse questo effetto, il legame con l’UDC della proposta, che spiega in parte il basso livello di sostegno, è un po’ meno marcato in Ticino rispetto al resto del Paese. In particolare rispetto alla Svizzera tedesca». E poi pesa quell'euroscetticismo di cui il Ticino è ormai un solido baluardo. «Sì, la scelta di voto è certamente legata alle opinioni sull’UE», conferma Wasserfallen.

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