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Da Don Leo ai licenziamenti, le «crisi» del Papio sul tavolo del governo

Un'interrogazione di Lara Filippini sollecita il Consiglio di Stato sulle vicende che hanno interessato negli ultimi anni il prestigioso istituto
Da Don Leo ai licenziamenti, le «crisi» del Papio sul tavolo del governo
Ti-Press
Da Don Leo ai licenziamenti, le «crisi» del Papio sul tavolo del governo
Un'interrogazione di Lara Filippini sollecita il Consiglio di Stato sulle vicende che hanno interessato negli ultimi anni il prestigioso istituto

ASCONA / BELLINZONA - «Una situazione meritevole di attenzione». Dopo la notizia dei licenziamenti al Collegio Papio di Ascona, pubblicata su queste colonne nelle scorse ore, le ultime vicende che hanno toccato il prestigioso istituto scolastico finiscono ora anche sul tavolo del Consiglio di Stato, oggetto di un'interrogazione di Lara Filippini.

La deputata democentrista ─ che nell'atto parlamentare parla di «interrogativi in materia di trasparenza, governance e capacità di gestione delle situazioni» che negli ultimi anni hanno toccato l'universo «delle istituzioni educative private» del nostro cantone ─ sottolinea come il Papio «costituisce una realtà di primaria importanza nel panorama educativo ticinese» che «beneficia di riconoscimento istituzionale e di sostegno pubblico, svolgendo una funzione educativa che riveste un interesse che va oltre la sfera della fondazione che lo gestisce».

«Non è solo una questione interna»
Ed è «per questa ragione», sottolinea Filippini, che «le vicende che lo interessano non possono essere considerate esclusivamente questioni interne, ma pongono interrogativi sul ruolo che il Cantone intende assumere nel garantire la qualità dell'offerta formativa, la stabilità istituzionale dell'ente e il rispetto di adeguate condizioni nei confronti del personale».

Il caso dei licenziamenti, come viene ricordato nelle premesse dell'atto parlamentare, è solo l'ultimo di una serie di sfortune. C'è stato il caso di Don Leo. E, successivamente, la caotica questione del rettorato. Prima con la designazione di Boas Erez, conclusasi con un passo indietro del Collegio, e poi con il breve mandato di Adrian Pablé. Una scelta «che non ha garantito la stabilità auspicata» e ha alimentato «ulteriori interrogativi sulla governance» e la «capacità dei suoi organi direttivi di assicurare continuità».

Tuttora, il Collegio Papio non ha ancora un rettore. «Abbiamo delineato il profilo che serve al Papio. Siamo alla ricerca della persona giusta. Arriverà», ha affermato a Tio.ch Albino Zgraggen, presidente del Consiglio di fondazione.

Al Consiglio di Stato, Filippini chiede quindi di valutare le recenti vicende che hanno interessato il Papio e se «la successione degli eventi verificatisi negli ultimi anni possa essere considerata indicativa di difficoltà strutturali nella governance e nella conduzione dell'istituto», oltre a indicare quali forme di sostegno pubblico gli sono riconosciuti e quali strumenti «di vigilanza, verifica o interlocuzione» possiede il Cantone nei confronti delle scuole private che beneficiano di tale sostegno pubblico.

Dipendenti licenziati, c’è un piano sociale?
«Alla luce dell'importanza storica e educativa del Collegio Papio per il Cantone, il Consiglio di Stato ritiene opportuno promuovere una riflessione sul quadro dei rapporti tra enti pubblici e istituzioni scolastiche private che svolgono funzioni di interesse pubblico», prosegue la deputata democentista, soffermandosi poi nel dettaglio su aspetti che interessano direttamente il caso dei licenziamenti.

Il governo «è a conoscenza delle misure adottate dall'istituto nei confronti dei collaboratori interessati? Sono stati predisposti piani sociali, misure di accompagnamento, sostegno al reinserimento professionale o altre forme di tutela per il personale coinvolto?» E, facendo un passo indietro, «dispone di informazioni circa l'entità delle riduzioni di personale intervenute negli ultimi anni presso il Collegio Papio?»

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