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Vittoria ticinese a Berna: più diritti per le neomamme adottive

Approvata a protezione dal licenziamento per le madri adottive grazie a un'iniziativa di Giorgio Fonio.
Deposit/FB
Vittoria ticinese a Berna: più diritti per le neomamme adottive
Approvata a protezione dal licenziamento per le madri adottive grazie a un'iniziativa di Giorgio Fonio.

LUGANO/BERNA - «Fare politica ogni tanto ti regala qualche delusione. Ma ci sono giornate che ti riempiono il cuore e ti rendono felice. Oggi è una di quelle». È un Giorgio Fonio entusiasta quello che raggiungiamo al telefono.

Il motivo è semplice: l’iniziativa cantonale per proteggere le neomamme adottive dal licenziamento, presentata dallo stesso Fonio insieme a Fiorenzo Dadò e Maurizio Agustoni il 14 ottobre 2019 e poi approvata dal Parlamento, è «diventata grande», ottenendo a distanza di anni anche il via libera di Berna.

La proposta, ricordiamo, mirava a «parificare i diritti delle madri biologiche con quelli delle madri adottive» per quanto riguarda la protezione dal licenziamento nelle prime 16 settimane.

In Ticino, l’ok del Gran Consiglio era arrivato cinque anni dopo, con l’approvazione a maggioranza del rapporto di Amalia Mirante. Da lì, il passaggio a Berna. «Contrariamente ai pronostici, il Consiglio degli Stati ha approvato il rapporto di Isabelle Chassot per un solo voto. E possiamo dire che è stato decisivo il sostegno dei ticinesi Marco Chiesa e Fabio Regazzi».

Oggi, infine, «la bellissima notizia». Il Consiglio Nazionale, nonostante il parere negativo della Commissione, ha approvato l’iniziativa con 112 voti favorevoli contro 68 contrari. «Un risultato che non sarebbe stato possibile senza l’impegno e la collaborazione di tutta la deputazione ticinese: Greta, Alex, Simone, Paolo, Lorenzo, Bruno e Piero. A tutti loro va il mio sincero grazie».

«Oggi - conclude Fonio - il Parlamento federale afferma un principio tanto semplice quanto fondamentale: non esistono mamme di serie A e mamme di serie B. Esistono solo mamme». Quindi si leva un sassolino dalla scarpa: «E pensare che in Gran Consiglio qualcuno non l'aveva votata, sostenendo che iniziative di questo tipo fossero inutili».

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