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Bordate e scintille sulle finanze cantonali

Al via oggi in Parlamento il dibattito sul Consuntivo 2025. Tre rapporti e molte critiche all’Esecutivo hanno animato il confronto. Ora l’esame entra nel dettaglio dipartimento per dipartimento.
Ti-Press / Pablo Gianinazzi
Bordate e scintille sulle finanze cantonali
Al via oggi in Parlamento il dibattito sul Consuntivo 2025. Tre rapporti e molte critiche all’Esecutivo hanno animato il confronto. Ora l’esame entra nel dettaglio dipartimento per dipartimento.

BELLINZONA - Tra chi punta l'indice contro l'aumento delle uscite e chi invece attribuisce le difficoltà alle minori entrate dovute alle politiche di sgravi fiscali, c'è forse un comune denominatore che ha collegato tutti (o quasi) gli interventi ascoltati durante il primo giorno di dibattito in Parlamento sul Consuntivo 2025: l'inerzia e la mancanza di una politica finanziaria responsabile e chiara imputate all'Esecutivo.

Insomma nell'ultima presentazione dei conti di questa legislatura, le premesse per una sessione infuocata c’erano tutte, e sono state confermate.

Il bilancio dello scorso anno si è chiuso, lo ricordiamo, con un disavanzo di 32,5 milioni (a fronte degli oltre 96 milioni preventivati). Ma c’è un "ma": senza la distribuzione degli utili della BNS, pari a poco più di 80 milioni, il Consuntivo 2025, come ricordato più volte in aula, avrebbe registrato un disavanzo di circa 112,6 milioni di franchi.

Tante critiche verso l'operato del Governo
Andiamo con ordine. Fiorenzo Dadò, relatore del rapporto di maggioranza che sostiene il Consuntivo con non poche riserve, non le ha mandate a dire all’Esecutivo. Per il presidente del Centro, sebbene il vero dibattito sui conti del cantone si terrà in autunno con il Preventivo 2027, è giunta l’ora del "risveglio": «Le finanze cantonali necessitano di interventi più incisivi e di scelte di indirizzo e gestione diverse, con chiare priorità».

Dadò ha inoltre criticato una gestione del personale ritenuta obsoleta. «Si continua ad assistere a un nulla di fatto e non c’è alcuna seria intenzione di porvi rimedio. I funzionari dirigenti sono cresciuti ancora di 11 unità, proprio mentre pende un’iniziativa popolare che va nella direzione opposta».

Il rapporto di minoranza del PS e Verdi
Oltre al rapporto di maggioranza, sono stati presentati due rapporti di minoranza: UDC da un lato e Verdi e PS dall’altro hanno bocciato senza appello la proposta del Consiglio di Stato.

«Il Consuntivo 2025 conferma il fallimento della politica di sgravi fiscali, che ha ridotto le entrate di circa 300 milioni senza generare la crescita promessa», ha incalzato il capogruppo del PS Ivo Durisch.

Durisch ha richiamato la concentrazione della ricchezza in Ticino e le crescenti difficoltà della classe media. «Questo Consuntivo racconta la storia di uno Stato forte con i deboli e debole con i forti. È tempo di smettere di togliere a chi ha meno per dare a chi ha di più».

Anche l'UDC boccia i conti cantonali
L’UDC
ha invece rispolverato il decreto Morisoli, accolto dal popolo nel 2022 per chiedere il pareggio di bilancio entro il 2025. Compito chiaramente mancato. «Siamo sulla traiettoria di una tempesta finanziaria perfetta e sembra che il Consiglio di Stato non se ne renda conto», ha rilanciato Alain Bühler, relatore del secondo rapporto di minoranza.

Bühler ha inoltre sottolineato l’impatto degli utili della BNS sul risultato finale, invitando a non lasciarsi ingannare. «Il debito pubblico del Cantone supera i 2,7 miliardi di franchi, mentre le spese correnti continuano ad aumentare. Si tratta di una deriva finanziaria che, se non corretta, diventerà insostenibile».

Manca una politica finanziario chiara
La mancanza di una politica finanziaria responsabile ed efficace, insieme a una diffusa insoddisfazione, seppur in modo diverso a seconda delle sensibilità politiche, è emersa anche negli interventi dei diversi capigruppo.

«Il miglioramento del 2025 non deriva da un cambiamento strutturale delle finanze cantonali, ma da fattori non garantiti nel medio periodo», ha dichiarato il capogruppo del PLR Matteo Quadranti. Il risanamento delle finanze cantonali «deve passare dalla definizione chiara delle priorità dello Stato, da una verifica rigorosa dei compiti, da una valutazione dell’efficacia delle misure adottate e da un controllo della spesa».

«Non possiamo più permetterci di fingerci morti», ha esordito Maurizio Agustoni, capogruppo del Centro. «Senza gli utili della BNS saremmo di fronte a un risultato persino peggiore del preventivo». Insoddisfazione espressa anche dal capogruppo della Lega Boris Bignasca, che ha annunciato di attendere le giustificazioni del Governo ma, per il momento, non intende approvare il Consuntivo.

Sulla scia di quanto dichiarato da Durisch anche l’intervento di Fabrizio Sirica (PS). «Il consuntivo racconta la storia di un Cantone che continua a generare e ad aumentare disuguaglianze. I salari sono insufficienti e i bisogni sociali crescono». Un modello economico che produce «sempre più persone che faticano ad arrivare a fine mese. La strategia portata avanti dalla maggioranza del Parlamento e del Governo è fallimentare».

In aula è emersa anche una critica condivisa alle politiche adottate negli ultimi anni dalla maggioranza di governo. Samantha Bourgoin, Marco Noi (Verdi), Giuseppe Sergi (Mps) e Tamara Merlo (Più Donne) hanno attribuito l’attuale situazione alle scelte delle forze di maggioranza, accusandole di non aver tutelato adeguatamente le fasce più fragili e di aver trascurato la riduzione delle disuguaglianze economiche.

Amalia Mirante (Avanti con Ticino & Lavoro) ha sottolineato il legame tra economia reale, lavoro e finanze cantonali, ribadendo la necessità di rivedere la spesa pubblica. Massimiliano Ay (Partito Comunista) ha invece difeso la spesa pubblica come risposta ai bisogni della popolazione, criticando gli sgravi fiscali ritenuti inefficaci.

Un consuntivo che trova poca "gratitudine"
Dopo gli interventi dei capigruppo, la parola è passata al presidente del Governo Claudio Zali, che ha cercato di smontare i tre rapporti della Commissione. «Il dibattito sul consuntivo è un’infruttuosa discussione su soldi già spesi. Promuoverlo o bocciarlo non cambia nulla».

«Questo consuntivo non è un alieno comparso sui nostri tavoli», ha aggiunto Zali, «ma è il risultato del Preventivo 2025 approvato proprio dal Parlamento. La parte principale delle maggiori spese è legata all’aumento dei costi sanitari, di cui il Governo non è l’unico responsabile». Lo stesso Parlamento «si appresta a dare luce verde a un ulteriore e significativo aumento del sostegno a una fascia sempre più ampia della popolazione».

Il consigliere di Stato Christian Vitta (DFE) ha poi messo alcuni puntini sulle "i". «Non si possono considerare gli utili BNS come “straordinari”. Non erano stati inseriti a preventivo per prudenza, ma si tratta di un’entrata ancorata a una legge federale. Negli ultimi 20 anni solo in tre occasioni non vi sono stati versamenti a Cantoni e Confederazione».

Vitta ha inoltre risposto alle critiche sulla mancanza di una strategia a medio-lungo termine: «L’approccio degli ultimi anni, basato sui singoli preventivi, è stato dettato da un contesto di incertezza che ha impedito una pianificazione stabile».

Dopo le prese di posizione generali, il Parlamento si è concentrato sulla Cancelleria e sui singoli Dipartimenti. Il rendiconto della Cancelleria è stato approvato con 41 voti favorevoli, 15 contrari e 7 astenuti.

Sotto la lente il Dipartimento delle istituzioni
Il primo dipartimento esaminato è stato quello delle Istituzioni verso il quale non sono mancate le critiche. «Manca una visione a medio-lungo termine delle autorità giudiziarie», ha affermato Sabrina Gendotti (Centro), sottolineando il mancato potenziamento della Magistratura ticinese. Maurizio Cannetta (PS) ha invece richiamato l’incertezza della situazione dei due ragazzi curdi Zelal e Yekta Pokerce. «Hanno seguito i corsi di integrazione, sono dentro la nostra realtà e vedono in noi una speranza. Non vogliamo spalancare le frontiere, ma che l’umanità trionfi sulla cecità burocrazia».

Da parte sua il consigliere di Stato Norman Gobbi ha difeso il suo operato. «Il settore della Polizia è uno dei settori che maggiormente beneficia di finanziamenti della Confederazione».

E sulla questione sollevata dal deputato del Ps Canetta, Gobbi ha ribadito che «si tratta di legalità e di leggi federali. I cantoni sono organi di esecuzioni delle decisioni a carattere federali. I cantoni possono avere dei margini di apprezzamento ma solo a determinate condizioni. I ricorsi spesso vengono usati per allungare la presenza sul territorio. Questo crea false aspettative».

In seguito è intervenuto anche Claudio Zali, responsabile politico della Magistratura. «L’interazione tra Dipartimento e Commissione giustizia e diritti è positiva. Il problema è finanziario: c’è il blocco delle assunzioni. Già oggi è difficile sostituire completamente il personale amministrativo, mentre per i magistrati il numero è stabilito dalla legge».

Il Consuntivo del Dipartimento è stato approvato con 35 voti favorevoli, 19 contrari e 15 astenuti.

I conti della sanità sotto esame
È poi toccato al Dipartimento sanità e socialità (DSS), che ha ottenuto un esito simile al precedente dipartimento: 34 voti favorevoli, 17 contrari e 13 astenuti.

Molti deputati hanno riconosciuto le sfide complesse affrontate dal Dipartimento, a partire dall’aumento dei premi di cassa malati.

Danilo Forini (PS) non ha però risparmiato le critiche. «La direzione del DSS può lavorare bene, ma non si può a lungo ignorare le conseguenze dei tagli alla spesa». Per il PS «la sanità non è stata sufficientemente difesa negli ultimi anni».

Tra i temi emersi, Tamara Merlo (Più Donne) ha richiamato la povertà femminile: «L’aumento del costo della vita colpisce duramente molte donne, soprattutto nelle famiglie monoparentali. Ci saremmo aspettate maggiore attenzione».

Le critiche al DSS si sono concentrate soprattutto sull’aumento della spesa. Il consigliere di Stato Raffaele De Rosa ha risposto ricordando che «dietro le cifre ci sono servizi essenziali per la popolazione, come i sussidi RIPAM e gli aiuti a famiglie e giovani».

Il DECS sotto torchio
L’ultima votazione della seduta di oggi ha invece coinvolto il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) che è stato promosso con un ottimo risultato (45 voti a favore, 19 contrari e 5 astenuti).

Anche per la scuola le critiche si sono concentrate sull’aumento della spesa. Giuseppe Cotti ha osservato che «la scuola è diventata sempre più complessa e difficile da governare», criticando l’abolizione dei livelli A e B. «Attribuire ai livelli tutte le difficoltà significa cercare un capro espiatorio. Esiste una differenza fondamentale tra uguaglianza di opportunità e uguaglianza di risultati».

Di segno diverso l’intervento di Tessa Prati (PS), che ha ricordato l’elevato tasso di conseguimento della maturità entro i 25 anni in Ticino. «L’istruzione non può essere trattata come una qualsiasi spesa. Qualità della spesa significa dare a ogni allievo gli strumenti per progredire».

Tra i temi affrontati, la consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti si è soffermata sull’aumento dei costi della pedagogia speciale, che ha suscitato alcune perplessità in aula. «Gli incrementi sono dovuti soprattutto alla scuola speciale. Con il rafforzamento del sostegno e le classi ridotte abbiamo sviluppato un modello preso ad esempio anche nel resto della Svizzera».

La consigliera di Stato ha inoltre ribadito che «trasmettere conoscenze non è in contraddizione con offrire opportunità agli allievi in difficoltà».



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