«Siamo sotto shock»

I genitori e il fratello minorenne di Zelal e Yekta Pokerce sono stati rimpatriati questa mattina verso la Turchia.
RIAZZINO - La famiglia Pokerce è stata separata. Questa mattina, secondo quanto riporta LaRegione, la Polizia cantonale si è presentata nell’abitazione di via Cantonale a Riazzino per eseguire un ordine di fermo nei confronti del padre Yahya e della madre Muhterem.
Ai figli Zelal, 21 anni, e Yekta, 20, è stato comunicato che i genitori sarebbero stati trasferiti a Zurigo e imbarcati nel pomeriggio su un volo per Istanbul. Con loro anche il figlio minore Azad, 12 anni, allievo della Scuola speciale di Lodrino, dove in mattinata si sono recati alcuni agenti con il padre.
I due fratelli maggiori possono restare in Svizzera per il momento, poiché la loro procedura è stata separata da quella dei genitori ed è legata al riconoscimento come casi di rigore, possibile via verso un permesso di soggiorno.
La decisione di respingere la domanda d’asilo era nota da tempo. «Siamo sotto shock. Erano una decina di agenti, tra divisa e borghese», ha spiegato Zelal al quotidiano bellinzonese. «Sono stati gentili, ma ci hanno detto subito che mamma e papà erano in stato di fermo e che sarebbero partiti con Azad. Abbiamo chiesto se nostro fratello potesse restare con noi, ma ci è stato risposto di no perché minorenne». La famiglia è stata poi accompagnata alla centrale di Camorino per le formalità. «Da lì non abbiamo più avuto notizie, anche perché ai nostri genitori sono stati requisiti i telefoni».
All’origine della fuga dalla Turchia c’è la condizione di curdi e la vicenda del padre, perseguito per aver pubblicato una vignetta su Erdogan. Nel 2021 la famiglia aveva lasciato il Paese per evitare il carcere. Le autorità svizzere, tuttavia, non hanno riconosciuto motivi sufficienti per l’asilo e hanno disposto l’allontanamento.
Zelal e Yekta, ben integrati attendono ora l’esito della domanda presentata dall’avvocato. Nel frattempo restano però bloccati: non possono lavorare né svolgere attività di volontariato, dopo lo stop imposto dall’Ufficio della migrazione nell’ottobre scorso.



