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CANTONE / KAZAKISTAN

«Hanno chiesto un medico. Poi se c'era un chirurgo. E un po' ci siamo preoccupati»

La testimonianza di Luca D., di Camorino, che si trovava in viaggio sul volo Swiss costretto a fare scalo questa mattina ad Almaty, dopo che il co-pilota ha accusato un malore
Imago
«Hanno chiesto un medico. Poi se c'era un chirurgo. E un po' ci siamo preoccupati»
La testimonianza di Luca D., di Camorino, che si trovava in viaggio sul volo Swiss costretto a fare scalo questa mattina ad Almaty, dopo che il co-pilota ha accusato un malore

ALMATY / CAMORINO - «Il peggio per noi è stato che ci sono volute delle ore per capire cosa era successo e cosa dovevamo fare». Luca D., 57 anni di Camorino, si trovava sul volo Swiss che, partito da Seul e diretto a Zurigo, questa mattina è stato costretto a fare uno scalo imprevisto in Kazakistan per un'emergenza medica che ha colpito il co-pilota. Quando lo raggiungiamo al telefono, si trova già in hotel con la moglie. Stavano rientrando da una vacanza in Corea del Sud. E nonostante la disavventura, l'umore di entrambi è decisamente buono.

Ma come sono andate le cose sul volo? Come detto, in tempo reale gli eventi non sono stati chiarissimi. «Eravamo partiti da qualche ora. E a un certo punto una delle hostess ha chiesto se ci fosse un medico a bordo». Una di quelle scene che tutti abbiamo visto almeno una volta in un film. Meno spesso dal vivo. «Dopodiché, per un po', direi un'oretta, più nulla. Fino a quando han chiesto se a bordo era presente un chirurgo. E lì un po' ci siamo preoccupati».

Ai passeggeri però, in quel frangente, non è stato detto cosa stesse accadendo né chi si era sentito male. Probabilmente, per non generare più preoccupazione e ansia a bordo. «Lo abbiamo scoperto leggendo voi che si trattava del co-pilota dell'aereo», ci racconta. Ma nemmeno gli è stato detto nell'immediato che avrebbero dovuto fare scalo. «Ci siamo accorti che la rotta ─ sullo schermo in-flight ─ non era più la classica linea dritta ma era cambiata». Nuova destinazione: Almaty, la città più popolosa del Kazakistan.

Una volta atterrati, la confusione sul da farsi impiega però altro tempo per diradarsi. «Ci hanno detto di restare sull'aereo. E quindi abbiamo pensato che saremmo ripartiti di lì a poco. Poi però ho visto che c'era già il bus per i passeggeri, a fianco sulla pista». Si scende.

I passeggeri raggiungono quindi l'aeroporto. Attendono indicazioni. Dopo un po' gli viene chiesto di recuperare i bagagli. Il "limbo" però non è ancora concluso. Mancano: un passaggio all'immigrazione; un ritorno alla zona degli imbarchi che illude tutti su una possibile ripartenza e, infine, nel caos generale ─ il personale dello scalo, ci viene detto, non era preparatissimo a gestire questo genere di imprevisti ─, la scoperta che sarebbe stato necessario armarsi di ulteriore pazienza, «quando abbiamo sentito pronunciare la parola "hotel"» dagli addetti dello scalo che stavano organizzando dove far alloggiare i vari "gruppi" di passeggeri.

Ma quindi, quando si torna a casa?
In linea con il copione dell'intera vicenda, anche la comunicazione ufficiale da parte di Swiss sul rientro è arrivata solo qualche ora dopo. E dopo che la nostra chiacchierata con Luca si era già conclusa. Ci inoltra la conferma pochi istanti dopo averla ricevuta via sms: partenza da Almaty all'1.45 di venerdì mattina, ora locale, con arrivo a Zurigo e il successivo volo per Milano, con atterraggio previsto per le 8.55. E poi, finalmente, il rientro in Ticino. Un viaggio che non si dimentica.

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