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«Non so quanti giocatori del Thun avrebbe comprato il Lugano l'estate scorsa»

Livio Bordoli ha parlato dell'incredibile titolo conquistato dai bernesi: «Hanno dato concretezza alla frase “lasciamo lavorare l’allenatore"».
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«Non so quanti giocatori del Thun avrebbe comprato il Lugano l'estate scorsa»
Livio Bordoli ha parlato dell'incredibile titolo conquistato dai bernesi: «Hanno dato concretezza alla frase “lasciamo lavorare l’allenatore"».
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THUN - Alla fine il titolo è arrivato e il Thun ha scritto una pagina di sport davvero incredibile, facendo parlare di sé tutta Europa. Da neopromosso al Thun: incredibile solo a pensarci. Eppure è tutto vero, i bernesi - con una squadra sulla carta più "debole" rispetto a mezza Super League - hanno vinto il campionato, impartendo al tempo stesso una bella lezione a tutto il pallone rossocrociato. Un esempio lampante di come si possa fare calcio con poche risorse, se ben gestite.

«Ormai c’è poco da aggiungere... - ci ha detto l'ex tecnico del Lugano Livio Bordoli - Sono stati bravi tutti: dalla società alla squadra, passando ovviamente per Mauro Lustrinelli. Hanno dimostrato cosa significhi programmare. Non hanno messo pressione e hanno continuato a credere nell’allenatore anche dopo un primo anno difficile. I bernesi hanno dato concretezza alla frase “lasciamo lavorare l’allenatore”. Quando un club sceglie un tecnico e lo licenzia dopo tre mesi, l’errore è della società, non dell’allenatore. Non si può prendere qualcuno sull’onda dell’emotività solo perché ha fatto bene altrove per qualche mese».

Lustrinelli è stato bravissimo... Ma in quale ambito ha fatto la differenza più grande?
«È molto bravo nel rapporto con i giocatori e dà grande importanza al gruppo. Lavora bene a 360 gradi, e non è una frase fatta: non hanno vinto i singoli, ha vinto il collettivo. Per rendere l’idea della portata di questa vittoria, non so quanti giocatori del Thun il Lugano avrebbe ingaggiato a inizio stagione...».

La vittoria del Thun è una sconfitta per il calcio svizzero?
«No, non lo è. È una vittoria della programmazione. Dimostra che, quando si fa una scelta, bisogna avere fiducia e difenderla. Prendendo l’esempio dell’Inter, Marotta ha detto che in carriera non ha mai licenziato un allenatore a stagione in corso. Non lo sapevo, ma è significativo. Quando scegli qualcuno devi crederci. Secondo me molti dirigenti non fanno analisi, ma decidono sull’emotività del momento senza una vera valutazione approfondita. E questo alla fine porta a cambiare guida tecnica troppo spesso. A volte, proprio per questo, trovo che dovrebbero saltare più direttori sportivi che allenatori...».

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Lustrinelli deve rimanere alla Stockhorn Arena o sulle ali dell'entusiasmo provare subito una nuova avventura?
«Se non riceverà un’offerta irrinunciabile dalla Germania, credo debba restare a Thun. Attenzione però, poiché gli allenatori passati dalla Super League alla Bundesliga spesso hanno faticato, è un altro calcio. In Italia? È un mercato un po' più chiuso e non ricordo tecnici trasferitisi alla Super League alla Serie A. Nella vicina Penisola hanno molti allenatori e guardano piuttosto alla loro Serie B, che ha un livello simile al nostro massimo campionato. A ogni modo, l’Europa potrebbe aprire molte porte a Mauro. Questo è certo».

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