Da Claro all'Eurovision Song Contest per due volte (anzi, una... e mezza)

Da quella volta nel 2014 con Sebalter all'ingaggio nella band di Veronica Fusaro. Marco Cuzzovaglia ci racconta la sua storia d'amore con la batteria.
Da quella volta nel 2014 con Sebalter all'ingaggio nella band di Veronica Fusaro. Marco Cuzzovaglia ci racconta la sua storia d'amore con la batteria.
CLARO - Aspettare la fine della messa di domenica per mettere le mani... su una batteria vera e provare a suonarla. «Era un'attesa spasmodica, non perché non mi piacesse la funzione sia ben chiaro», scherza Marco Cuzzovaglia, che ha poi fatto dello strumento una carriera.
Un amore, il suo, nato in tenera età: «Nella mia famiglia si è sempre respirata aria di musica: mia zia Stefania è stata la mia "motivatrice" fin dal principio. Per farmi divertire, costruiva una piccola batteria con i fustini del detersivo e io ci suonavo sopra con dei cucchiai di legno. Dopo aver provato diversi sport, a 9-10 anni ho convinto i miei genitori a iscrivermi a un corso di batteria. Mia mamma accettò pensando che sarebbe stata l'ennesima attività che non avrei portato a termine, e invece da allora non ho più smesso. Oggi sono felice del mio lavoro», sorride.
Noto nella scena locale, e Svizzera, Marco è da poco anche il batterista della cantautrice Veronica Fusaro, che rappresenterà la Svizzera all'Eurovision Song Contest di Vienna. Una manifestazione che Marco conosce bene: «Ho accompagnato Sebalter nell'edizione 2014, ma con Veronica non salirò sul palco», ci spiega.
Com'è nata questa collaborazione? Solitamente per i musicisti ticinesi il Gottardo è uno scoglio arduo da scavalcare...
Come in ogni settore professionale, i contatti e le relazioni sono fondamentali. A causa di un improvviso imprevisto logistico dell'ultimo minuto, Veronica cercava un batterista che potesse imparare il suo repertorio in poco tempo e con pochissime prove; aveva già a disposizione alcuni profili e, grazie al suo fonico Jonas Macullo (che ringrazio tantissimo), è saltato fuori anche il mio nome. Il suo manager, inoltre, mi aveva già ascoltato in concerto alla Rotonda con i Joe Dallas And The Monks, e questo ha senz'altro ha giocato a mio favore.
Alla fine, le prove sono diventate "la prova": una sessione qui in Ticino, solo io e lei. Al primo concerto ufficiale al Plaza di Zurigo ho conosciuto il resto della band e abbiamo suonato. Nonostante quei primi palchi fossero per me un vero e proprio provino dal vivo, c’è stato subito un ottimo feeling. La band mi ha fatto sentire in famiglia e Veronica è un’artista incredibile: sa quello che vuole ed è un’ottima leader. Sono onorato di suonare per lei.
Riguardo allo scoglio del Gottardo, è vero, non è evidente superarlo, ma non mi sento ancora nella posizione di dare consigli specifici. Posso però suggerire a chi inizia di curare le relazioni, farsi trovare sempre preparati (perché l’occasione arriva quando meno te lo aspetti), essere pronti a valorizzare la musica e non il proprio ego e, infine, essere persone con cui è piacevole lavorare.
Anche tu, come altri musicisti nostrani e non solo nostrani, sei attivo sul web via YouTube, clip social e quant'altro. Mi sembra sia ormai un'estensione naturale del suonare. Come si “impara” a diventare content creator di sé stessi? Qual è stata la tua chiave?
YouTube esiste da 21 anni e uno dei primi video che ho pubblicato (tramite l’account di un amico) ne ha ormai 18, ma non mi ritengo assolutamente un content creator. A dire il vero all'epoca non avevo minimamente idea del fenomeno che sarebbe diventato.
In Ticino ci sono batteristi come David Cuomo che stanno avendo un ottimo successo in questo campo: dovremmo chiederlo a lui! (ehi, Marco, lo abbiamo già fatto, ndr.)
Personalmente condivido foto o reel più che altro per restare aggiornato e per non farmi dare del "vecchio" dai miei allievi e nipoti (ride). Uso i social come un album dei ricordi o una piccola vetrina delle esperienze che vivo. Capisco però l'importanza di questi strumenti, perciò cerco di esserci.
Il mio consiglio ai ragazzi è di essere veritieri: è inutile apparire perfetti sui social editando ogni nota se poi, dal vivo, si arranca sui palchi. Sarà molto più soddisfacente, tra qualche anno, guardare i vecchi post e vedere quanto siete migliorati davvero.
Sei anche insegnante di batteria e didatta musicale, di recente si sta parlando parecchio delle nuove generazioni e la voglia di “faticare” dietro allo strumento che è una cosa un po' in controtendenza (pare) con la filosofia mordi-e-fuggi che si dice sia propria delle giovani generazioni. Qual è la tua esperienza con ragazze e ragazzi? È davvero così?
Sono responsabile e insegnante di batteria alla RockID School di Camorino e Rodi e, passando gran parte del tempo con i ragazzi e parlando con loro, riscontro spesso una certa fatica nel mantenere costanza e pazienza. Molti allievi vorrebbero suonare brani complessi già alla seconda lezione e, quando il risultato non arriva subito, subentra una frustrazione difficile da gestire.
Non penso però che sia legato solo ai giovani: chi non vorrebbe già saper fare tutto, subito e senza sudare dietro lo strumento o sui libri? Forse, allora, anch’io sono della nuova generazione
Credo fermamente che il nostro ruolo di insegnanti sia proprio quello di aiutarli a trasformare quella frustrazione in determinazione, insegnando loro che la sfida con lo strumento è un percorso di crescita personale, non una gara di velocità.
Anche se noi delle «vecchie» generazioni fatichiamo a comprendere il loro linguaggio o il loro modo di approcciarsi al mondo, non dobbiamo cadere nel pregiudizio. Da che mondo è mondo i più «grandi» criticano i giovani, ma io preferisco guardare al futuro con speranza: in ogni generazione c’è un potenziale enorme e una sensibilità nuova che ci permette di evolvere.
Il segreto sta nel saperli ascoltare con empatia, senza la presunzione di avere già tutte le risposte, ma accompagnandoli con pazienza verso la bellezza dell'impegno costante.
Facendo un salto carpiato in dietro all'Eurosong, tu ci hai suonato con Sebalter, com'è stata l'esperienza che ricordi ti porti dietro?
Quell’esperienza è indimenticabile e ringrazio Sebastiano per questa opportunità. Ricordo le settimane a Copenaghen e le prove giornaliere per un’esibizione di soli 3 minuti e 6 secondi, con la speranza di passare in finale. Quando è successo, è stato incredibile.
L'arena era talmente grande che ci spostavano dal backstage al palco con le golf car! Tra conferenze stampa e red carpet, oltre al lavoro ci siamo goduti ogni momento; per qualche mese ci siamo sentiti dei veri e propri VIP.
L’Eurovision, di fatto, dà uno slancio pazzesco agli artisti, non dimentichiamoci che è uno degli eventi televisivi non sportivi più visti al mondo. È stata una di quelle esperienze che non capitano tutti i giorni e che porterò sempre con me.






