«I am the best, I am the king», la provocazione dell'Mps sul trasferimento di Philipp Plein

Il trasferimento della Philipp Plein International AG riaccende il dibattito sugli effetti reali della moda sull’economia locale e sulle condizioni di lavoro nel settore.
MENDRISIO - «I am the best, I am the king». Con questa provocazione si apre l’intervento di Elia Agostinetti, coordinatore MPS Mendrisiotto, che commenta il trasferimento a Mendrisio della Philipp Plein International AG, ufficializzato dal Foglio ufficiale del Registro di commercio il 4 novembre 2025.
Agostinetti parte dal contesto: «Mendrisio sta diventando un centro nevralgico» della cosiddetta Fashion Valley ticinese, con la presenza di gruppi come Abercrombie & Fitch Europe e Fendi Switzerland. Un settore su cui politica e istituzioni hanno investito, anche con importanti risorse pubbliche. Tuttavia, sottolinea, «le informazioni sul reale apporto della moda all’economia cantonale sono scarse» e mancano dati verificabili su ricadute, ricerca e collaborazione con il territorio.
Secondo il coordinatore MPS, lo sviluppo si reggerebbe soprattutto su sgravi fiscali e manodopera a basso costo, in un contesto di tutele deboli. «Il segreto fiscale permette la diffusione di cifre non verificabili», osserva, annunciando di aver chiesto al Municipio una valutazione sul ruolo della città nel comparto.
Nel mirino anche la figura dell’imprenditore Philipp Plein. Agostinetti è alquanto provocatorio nel delineane il profilo: «Cresciuto tra aristocratici e ricchi ereditieri in un severo collegio tedesco, sta costruendo una villa da 70 milioni a Los Angeles, che si aggiungerà al suo regale appartamento da 13 milioni a New York e alla sua “Jungle du Roi” a Cannes». «Improbabile - prosegue - che lo vedremo camminare per Via Stella in compagnia di Snoop Dogg con indosso le loro scarpe sportive. E forse non è un male, dato che a Riva San Vitale la villa da lui acquistata nel 2012 non è mai stata abitata e, anzi, versa in uno stato deplorevole d'abbandono totale, probabilmente perché dopo aver ricevuto continue risposte negative ai suoi progetti di modificare le rive del lago per creare una darsena per il suo yacht, poi di abbattere gli alberi secolari per costruire un secondo palazzo e, per finire, di abbattere la villa per intero, ha perso la speranza di farne un luogo di riposo dopo le sue notorie serate folli in discoteca».
Agostinetti non trascura la realtà dei dipendenti: «Qui a Mendrisio avremo forse più probabilità di sederci al tavolo con qualcuno dei suoi dipendenti», con salari che incidono sul potere d’acquisto.
L’intervento entra poi nel merito delle condizioni di lavoro attribuite all’azienda: dalla mancata adesione a TicinoModa (l’associazione padronale di categoria), all'assenza di contratti collettivi e ai salari contenuti. Vengono citate anche controversie passate, tra cui una condanna per violazioni della legge sul lavoro e una riduzione dell’organico durante la pandemia (del 50%) senza procedura di licenziamento collettivo.
Il quadro si allarga ad altri casi nel Mendrisiotto, tra stage sottopagati, disdette di contratti collettivi e salari bassi nel marketing. «Ho chiesto al Municipio come reputa questo ulteriore “miglioramento” del mercato del lavoro», afferma.
In chiusura, tra critiche a campagne pubblicitarie controverse e accuse di pratiche discutibili nel design, Agostinetti conclude con una domanda diretta alle autorità cittadine: «Il Municipio è contento di questo arrivo?».



