Ecco come hanno votato gli svizzeri

Bisognava decidere se porre un tetto alla popolazione della Confederazione (con l'iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni) e sulla modifica alla Legge sul servizio civile.
SAVOSA - A sorpresa...nessuna sorpresa è scaturita dalle urne di questo 14 giugno per quanto riguarda gli oggetti federali in votazione. Chi si aspettava una “prova di forza” da parte dell'elettorato svizzero per quanto riguarda l'iniziativa democentrista “per la sostenibilità” è rimasto, infatti, deluso
Anche qui, come è stato il caso per il Ticino, si è votato fondamentalmente seguendo le raccomandazioni del Consiglio federale.
Bocciata l'iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”
Una proposta estrema, totalmente di “pancia” e con un avvicinamento alle urne incerto. Poi, al momento del voto, le cose si rivelano un po' diverse.
La proposta, nella sua formula, era estremamente radicale: iscrivere un tetto massimo per quanto riguarda la popolazione residente nella Costituzione. Una proposta che, per la sua forma, aveva portato il testo Udc all'interesse di diversi media internazionali.
Se i fatti di cronaca locale (su tutti l'accoltellatore di Winterthur) avevano “dato benzina” ai favorevoli (almeno sui social) la prova delle urne si è rivelata invalicabile anche a fronte di una strenua opposizione di praticamente tutti i settori economici svizzeri. Alla fine “No a una Svizzera da 10 milioni” è stata bocciata con una doppia maggioranza di popolo (54,79%) e cantoni (13 a 10).
Fra i cantoni favorevoli c'erano proprio il nostro Ticino, Uri, Nidvaldo, Obvaldo, Svitto, Glarona, San Gallo, Turgovia, Argovia, Appenzello Esterno e Soletta. Il sì più netto è arrivato da Appenzello Interno, con il 65,92%.
I no più “infuocati”, invece, da Basilea Città (73,48%), Neuchâtel (67,26%) e Ginevra (65,42%). Tutti cantoni di frontiera, è vero, ma forse con uno spirito più internazionale.
Sì alla modifica della Legge federale sul servizio civile (LSC)
Parte della (ampia e costante) strategia di Berna per rimpolpare le fila dell'esercito è anche la modifica che siamo andati a votare questa domenica.
L'idea di fondo è quella non tanto di disincentivare il servizio civile, quanto piuttosto di renderlo meno attrattivo (anche per chi ha già iniziato il servizio di leva) e con una regolamentazione più rigida. Fra le proposte spiccava l'aumento dei giorni di servizio a 150 (prima erano 100).
Anche in questo caso, i sondaggi delle scorse settimane, che davano i due fronti fondamentalmente in parità, si sono rivelati inesatti. La proposta è stata approvata dalla popolazione (52,46%). Trattandosi di un referendum, lo ricordiamo, era sufficiente una maggioranza singola.
Per quanto riguarda i cantoni, però, può essere interessante sapere che si sono pronunciati contro soltanto Basilea Città (62,02%), il Giura (60,73%), Ginevra (56,21%), Neuchâtel (55,94%) e Vaud (53,8%).



