Niente sesso al Mondiale: ma serve?

Alcuni allenatori sono inflessibili: prima della partita i rapporti intimi sono... fuori gioco.
Secondo la ricerca e uno psicologo dello sport, non è il rapporto sessuale a nuocere, semmai ciò che accade attorno al giocatore.
Alcuni allenatori sono inflessibili: prima della partita i rapporti intimi sono... fuori gioco.
Secondo la ricerca e uno psicologo dello sport, non è il rapporto sessuale a nuocere, semmai ciò che accade attorno al giocatore.
SAN DIEGO - «In Brasile non ci sarà sesso. Chi vuole, può anche masturbarsi». Con questa frase il commissario tecnico della Bosnia-Erzegovina Safet Susic, prima dei Mondiali 2014, chiarì cosa pensava del sesso durante il torneo: nulla. Un Mondiale, dopotutto, non è un viaggio di piacere, si è lì per giocare a calcio. All’epoca, simili dichiarazioni rigide arrivarono da diversi allenatori. Il tecnico del Messico Miguel Herrera, per esempio, pretese dai suoi giocatori un mese di astinenza. «Chi non riesce a stare qualche settimana senza sesso, non è pronto per essere un professionista», disse al giornale "Reforma".
Anche nei ritiri di Russia e Cile, nel 2014, vigevano regole simili. Tutte e quattro le selezioni in questione (Brasile, Bosnia, Russia e Cile) avevano alla fine una cosa in comune: furono eliminate prima dei quarti di finale. «Un divieto di sesso - concluse allora la rivista "Time" in modo lapidario - non è evidentemente la ricetta segreta per il successo alla Coppa del Mondo».
«Sesso normale» va bene, acrobazie no
Altri allenatori sono più permissivi: l’allora selezionatore della Spagna Luis Enrique definì l’idea che i giocatori dovessero rinunciare al sesso prima delle partite, durante i Mondiali 2022, «una sciocchezza enorme». Una festa sfrenata la sera prima, ovviamente, non è una buona idea. Ma il sesso, se fa bene? «Nessuna preoccupazione».
Anche Didier Deschamps della Francia si mostrò rilassato prima dei Mondiali 2014: «Dipende da quando, come e quanto», disse durante la presentazione della rosa. L’allenatore del Brasile Luiz Felipe Scolari la pensava allo stesso modo. «Il sesso normale va bene - dichiarò al portale UOL - solo niente esperimenti acrobatici». Pep Guardiola, in un suo club passato, non vietò il sesso, ma pare lo avesse legato a una condizione. L’ex professionista Samir Nasri raccontò al giornale «L’Équipe» che nei giorni liberi si poteva fare solo prima di mezzanotte.
Come la pensa Murat Yakin?
Anche in questo Mondiale le squadre restano per settimane in hotel. E così è, ovviamente, pure per i giocatori della Nati. Un divieto ufficiale di sesso per la Svizzera non è in ogni caso noto. E, comunque, nel ritiro svizzero di San Diego non è fin qui successo molto, perché nei dieci giorni che hanno preceduto la partita d’esordio familiari e partner dei calciatori sono stati tenuti alla larga. Solo dopo i calciatori hanno potuto vedere i loro cari. «Abbiamo avuto buone esperienze concedendoci un breve momento per la famiglia», ha detto Yakin a 20 Minuten.
I giocatori la vedono in modo pragmatico
Gli stessi giocatori spesso appaiono più rilassati dei loro allenatori. Ronaldo disse al giornale "Folha de S.Paulo" di aver già fatto sesso prima delle partite e di essere poi stato «molto meglio». Quando nel 2002 vinse il titolo mondiale, però, visse per un periodo in astinenza, perché nel ritiro non erano ammesse donne.
Secondo l'AFP la leggenda brasiliana Romario diede al giovane Gabriel Jesus, prima dei Mondiali 2018, un consiglio conciso: fare abbastanza sesso e poi essere completamente concentrati nei giorni di partita. E l’icona colombiana Carlos Valderrama dichiarò al giornale "El Tiempo" che il sesso dopo una partita rilassa totalmente. Soprattutto dopo una sconfitta: «Non fa male, amico».
Cosa dice uno psicologo dello sport: «Per alcuni il sesso è rilassante, per altri distrae»
Ma l’astinenza sessuale serve davvero a qualcosa? La risposta della ricerca è piuttosto chiara: un divieto generale di sesso difficilmente può essere giustificato scientificamente.
«Dal punto di vista attuale ci sono poche evidenze che il sesso in sé peggiori immediatamente la prestazione», ha spiegato lo psicologo dello sport Jan Rauch a 20 Minuten. «Molti dei precedenti divieti di sesso si basano piuttosto su vecchi miti della prestazione e sul desiderio di controllare il più possibile la preparazione alla gara».
Finora mancano prove scientifiche significative sull’efficacia di un divieto. La valutazione più affidabile finora proviene da Gerald Zavorsky e Rebecca Brooks ed è stata pubblicata nel 2022 sulla rivista "Scientific Reports". La meta-analisi ha riunito nove studi con quasi esclusivamente uomini. Il sesso tra 30 minuti e 24 ore prima di un test di prestazione non porta né un vantaggio né uno svantaggio misurabile. Che una persona sia stata astinente o meno, per forza, resistenza e potenza esplosiva non fa praticamente differenza. La stessa conclusione era già stata raggiunta da una revisione pubblicata nel 2016 sul "Frontiers in Physiology".
Rimane però una riserva: i test sono stati sempre condotti in laboratorio, a esempio su ergometri o attrezzi per la forza. Nessuno studio ha finora esaminato una vera partita sotto pressione agonistica. Proprio per la situazione reale in campo, quindi, mancano ancora dati affidabili.
Dal punto di vista psicologico-sportivo contano soprattutto altri fattori: «Sono piuttosto rilevanti la qualità del sonno, la regolazione emotiva, il livello di attivazione, le routine e la concentrazione mentale», ha continuato Rauch. E questo è altamente individuale: «La sessualità per alcuni è rilassante, mentre per altri potrebbe essere piuttosto fonte di distrazione».
L’idea di Susic di permettere la masturbazione ma vietare il sesso, poi, Rauch la ritiene poco fondata biologicamente. «Probabilmente si tratta piuttosto di temi come uscite, sonno, attenzione mediatica o possibili distrazioni nell’ambiente di un torneo, non principalmente dell’atto sessuale in sé». Non sarebbe quindi il sesso a compromettere la prestazione, ma ciò che può accadere intorno: mancanza di sonno, alcol, stress, segreti o routine interrotte.
La conclusione di Rauch: dal punto di vista psicologico-sportivo non esiste una preparazione ideale alla gara valida per tutti. «Alcuni si isolano consapevolmente prima di una competizione, altri cercano il confronto con i compagni di squadra o utilizzano visualizzazioni. Ciò che conta è che atlete e atleti trovino la propria strada individuale».








