Fischi, provocazioni e confessioni: la serata esplosiva di Corona a Lugano

L'ex re dei paparazzi inizia il suo show al Palazzo dei Congressi con oltre 50 minuti di ritardo. Poi l'ironia e gli attacchi all’organizzazione: «A Lugano non dovrebbe essere tutto perfetto?».
L'ex re dei paparazzi inizia il suo show al Palazzo dei Congressi con oltre 50 minuti di ritardo. Poi l'ironia e gli attacchi all’organizzazione: «A Lugano non dovrebbe essere tutto perfetto?».
LUGANO - 51 minuti di ritardo e qualche fischio. Quelli che il pubblico del Palazzo dei Congressi tributa alla mancanza di bon ton di Fabrizio Corona, che ieri sera è salito sul palco dopo i primi mugugni degli spazientiti spettatori: "dai che è tardi", "muoviti Fabrizio", "fuori!".
Lui, il protagonista della serata, se la prende - con un pizzico di ironia e calcando la mano - con l’organizzazione scenica: «I video sono alti di volume, non c'è lo schermo, non ci sono le luci... È un teatro disorganizzato, siamo a Lugano cxxxo, dovrebbe funzionare tutto». E ancora, guardando i fortunati estratti che possono assistere al suo "Falsissimo" direttamente dal palco: «Il privé a teatro?! Ma che spettacolo è! Lugano... Lugano... e mi hanno detto che devo parlare bene del Ticino».
Dopo la "falsa partenza", si comincia. Il filo conduttore del suo lungo monologo - quasi due ore - è la «lotta al potere», quella di Corona nei confronti del «sistema». E lo sa bene chi ha seguito le puntate del suo "Falsissimo" online. Cosa c'è di nuovo allora? Il perché di questa «vendetta» nei confronti di quelli che Corona chiama gli «ingranaggi del potere».
«La vendetta»
Il centro di tutto è suo papà Vittorio, stimato giornalista, che proietta Fabrizio «dentro il sistema, fin da piccolo». «Ma del potere a mio padre non fregava nulla (...). Lui ha creato Studio Aperto su Italia1, poi Berlusconi entra in politica e chiede di raccontare i fatti secondo la sua linea editoriale ma mio padre era un anarchico, sbatté la porta e se ne andò». Alle successive difficoltà, come la chiusura della Voce fondata da Indro Montanelli, Fabrizio lega la malattia del genitore: «Si ammalò e morì 60enne di cancro. Io ne avevo 30 e lì ho deciso di vendicarlo».
Cos'è il potere
Il come, lo spiega successivamente: «Facendo scacco matto al sistema, ma non all'interno della scacchiera del potere. Dovevo crearne una mia. Cominciando dal conoscere i segreti delle persone: questo è il potere. Quando l'ho capito ho deciso di aprire la mia agenzia, erano i primi anni 2000, ero chiamato il re dei paparazzi». I segreti, dunque. Corona capisce che «sesso e tradimento» sono la leva di tutto, peccati che sono della gente normale ma anche dei potenti.
Intorno a questi due elementi "colpirà" a modo suo «il potere», cominciando con la vicenda finita alle cronache come lo scandalo di Lapo Elkann nel 2005. «Dopo aver osato andare contro la famiglia Agnelli - dice Corona - entro in carcere per una sentenza del tribunale di Torino, per le foto a David Trezeguet: me l'hanno fatta pagare». Dell'esperienza dietro le sbarre spiega che «è peggio della morte. Lì sei morto ma vivo, ti vedi la realtà passare. Le anime di chi si suicida restano con la loro sofferenza».
«Ho deciso di sacrificare i pochi amici che mi erano rimasti»
Ma il demone che Fabrizio Corona porta dentro di sé non conosce pace, così come la sua costante ricerca di «adrenalina». La stessa che lo spingerà a dedicare battute pungenti su Fedez («mi chiama, mi racconta tutto..e io registro»), Raoul Bova («fa il prete su Rai1 che dichiara un amore folle e poi scopa con chiunque»), Fabio Fazio («il suo obiettivo è stare lì a scaldare la sedia») Francesca Fagnani, («ho visto la sua intervista a Bossetti in studio, una delle cose peggiori, un insulto») e Alfonso Signorini («un mio amico da 30 anni...ma da quando ho switchato non me ne frega nulla»).
Tutte «persone di successo. E chi ci arriva (al successo) crede di governarlo: io non mi sono fatto comprare, mi ha salvato la mia pazzia». Quella di presentarsi al primo appuntamento con Silvio Berlusconi con ore di ritardo, però «c'era feeling: ho cominciato a lavorare e ad avere soldi e indipendenza. Poi mi sono rotto, volevo essere io a dettare le regole: ho creato il mio mondo "falsissimo" e ho deciso di sacrificare i pochi amici che mi erano rimasti».
Incluso Alfonso Signorini: al di là dei risvolti processuali, «la condanna è già arrivata per lui, lo abbiamo fatto sparire, lo abbiamo spento per sempre. Mi dovrei sentire in colpa? No perché so di aver fatto la cosa giusta».
A caro prezzo. Nei giorni successivi alla messa online della puntata dedicata alle presunte molestie sessuali dell'ex direttore di "Chi", «35 poliziotti bussano a casa e mi portano via tutto il materiale», e ancora «Mediaset mi fa causa per 160 milioni, mi impediscono di pubblicare le puntate, vivo male, stress e mi viene la prostatite».
«Con la prostatite... non funzionava più»
Questa è cronaca di pochi mesi fa: «Febbre 40, poi 42, giramenti di testa, un secondo ricovero e gli esami veri. Ma della malattia non me ne fregava nulla, mi interessava del lavoro». Anche se qualcosa l'ha dovuto pagare. «Ho costruito una vita sull'uomo che seduce ed ecco il contrappasso: con la prostatite... non funzionava. Come se mi avessero fatto una magia nera».
Ma Fabrizio Corona rifarebbe tutto: «A 52 anni da solo ho vendicato me, mio padre e forse centinaia di ragazzi che hanno dovuto pagare il prezzo del successo». Fine: gli applausi e il ritardo è (quasi) dimenticato.






