Moesano, arriva il controllo del casellario per i permessi L, B e G

Il cambio di prassi avviene dopo "un'accurata analisi" e in stretto contatto con il Canton Ticino, che già dal 2015 lo richiede.
ROVEREDO - Per combattere la criminalità organizzata, nella Regione Moesa verrà temporaneamente richiesto un casellario giudiziale ai cittadini di Stati UE/AELS che chiedono permessi L, B o G. Dal Moesano ci si aspetta ora un'estensione dell'obbligo a tutto il Cantone.
Il cambio di prassi avviene dopo «un'accurata analisi» e in stretto contatto con il Canton Ticino, che già dal 2015 richiede l'estratto del casellario giudiziale a tutti gli stranieri, compresi i cittadini dell'UE/AELS, che desiderano un permesso di dimora.
La nuova procedura vale per domande che vengono inoltrate sia tramite i Comuni sia tramite lo sportello online. La misura, continua il comunicato odierno dell'UMDC, è limitata fino al 31 dicembre 2026. Dopodiché verrà analizzata l'efficacia di questo provvedimento e le ripercussioni pratiche sulle procedure amministrative dei Comuni interessati e dello stesso UMDC.
L'idea di introdurre una soluzione regionale per il casellario giudiziale era già stata ventilata a margine della sessione di giugno del Gran Consiglio retico dal Consigliere di Stato Peter Peyer (PS). Con questo cambiamento il Canton Grigioni intende combattere la criminalità organizzata nella Regione Moesa.
A fine febbraio di quest'anno, nell'ambito di un'operazione internazionale contro il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro la polizia aveva arrestato in Francia e in Italia complessivamente sette persone. Quattro di esse, presunte di essere legate alla camorra e alla 'Ndrangheta, avevano un permesso di dimora a Roveredo.
Il Municipio: «Il controllo va esteso a tutto il Cantone»
La decisione è stata accolta con favore, ma anche con alcune riserve, a Roveredo. «Da un lato l'abbiamo accolta bene, perché si è mosso qualcosa. Dall'altro non siamo soddisfatti, perché la misura coinvolge solo il Moesano», ha dichiarato ai media il vicesindaco di Roveredo, Decio Cavallini. A suo avviso, il controllo dovrebbe essere applicato in tutto il Cantone.
Cavallini ha ricordato che il principale indagato nell'operazione dello scorso febbraio aveva inizialmente preso domicilio a Coira, prima di trasferirsi a Roveredo. Limitare la verifica alla sola Regione Moesa rischierebbe dunque di rendere il provvedimento facilmente aggirabile. «Se si vuole far funzionare questo controllo, lo si deve applicare all'intero Cantone», ha sottolineato.
Il vicesindaco ha inoltre osservato che un intervento a livello federale richiederebbe la modifica di norme superiori e potrebbe quindi seguire un iter più lungo. Ciò non impedirebbe però al Cantone di agire già ora: «Facciamolo, ma facciamolo completamente», ha affermato.
Anche il presidente del Comune patriziale di Roveredo, Aurelio Troger, si è detto solo parzialmente soddisfatto. Pur riconoscendo il miglioramento rispetto alla situazione attuale, ritiene che la soluzione regionale non sia quella giusta: chi volesse evitare il controllo potrebbe infatti richiedere il permesso altrove. In questo modo, secondo Troger, si finirebbe per creare «frontiere all'interno del Cantone». Il suo auspicio è che il progetto pilota venga presto esteso a tutti i Grigioni.
Una sperimentazione troppo breve
Cavallini ha inoltre giudicato troppo breve la durata della sperimentazione, prevista fino alla fine dell'anno. Quattro mesi potrebbero non bastare per valutare l'efficacia della misura, il funzionamento delle procedure, i carichi di lavoro e lo scambio di informazioni tra Cantone e Comuni. A suo avviso, il periodo di prova dovrebbe durare almeno dodici mesi.
Il vicesindaco considera invece corretta una maggiore collaborazione con le autorità comunali, che possono contribuire grazie alla conoscenza del territorio, delle persone e dei loro movimenti. I controlli supplementari, ha aggiunto, potrebbero essere integrati nel lavoro ordinario degli uffici comunali senza richiedere risorse aggiuntive rilevanti.



