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«Se mi lasci ti brucio con l'acido»

A processo un 30enne residente nel Mendrisiotto che nell'arco di due anni avrebbe ripetutamente picchiato, violentato e minacciato la moglie. Lui, però, respinge gran parte delle accuse.
Deposit (simbolica)
«Se mi lasci ti brucio con l'acido»
A processo un 30enne residente nel Mendrisiotto che nell'arco di due anni avrebbe ripetutamente picchiato, violentato e minacciato la moglie. Lui, però, respinge gran parte delle accuse.

LUGANO - Pugni, calci, prese per il collo e schiaffi. E violenze sessuali di vario tipo. È quanto avrebbe subito una giovane del Locarnese tra il 2023 e il 2025 per mano di suo marito. E oggi il 30enne ne deve rispondere alle Assise criminali di Lugano.

L'uomo, cittadino italiano residente nel Mendrisiotto, avrebbe anche minacciato la vittima proferendo frasi come «se mi lasci ti brucio con l'acido, così nessuno ti vorrà mai più», «ammazzo te e tutta la tua famiglia», e «se mi lasci e ti metti con un altro io ti trovo e ti stupro, perché sarai per sempre mia moglie».

L'imputato, che consumava droghe come cocaina ed eroina, avrebbe malmenato la moglie anche quando era incinta di otto mesi, prendendola per i capelli e facendola cadere a terra.

Arrestato nel giugno del 2025, il giovane ha precedenti per furto e lesioni.

«Lei è sempre stata consenziente. Non ho stuprato nessuno»
Per quanto riguarda le violenze sessuali, in aula il 30enne ha negato tutto. «Non ho stuprato nessuno e solo l'idea mi disgusta. Giuro su mia madre che non ho compiuto questi atti».

«Io facevo l'amore con mia moglie. Per me era amore e non ho mai visto in lei qualcosa che facesse pensare il contrario», ha aggiunto. «Solo una volta durante un rapporto anale mi ha detto che le faceva male e mi sono fermato. Se mi dici "fermo, non voglio" io mi fermo. E non riuscirei neanche a trattenere una donna nel rapporto, non ho mai costretto nessuno a fare niente».

«Lei è sempre stata consenziente, sia prima che dopo il matrimonio. Non c'è mai stato nulla di forzato o obbligato», ha insistito l'imputato.

«Perché dovrebbe mentire?»
«Perché sua moglie dovrebbe mentire accusandola di aver usato violenza nei suoi confronti?», gli ha chiesto la giudice Monica Sartori-Lombardi. «Non andavamo più d'accordo e penso stia tirando acqua al suo mulino per tenere nostra figlia per sé», ha risposto lui.

Il giovane avrebbe però una certa affinità con la violenza nella sfera sessuale. La giudice ha infatti osservato che aveva scambiato messaggi con un'altra ragazza dicendole «ti stupro tutta», e «voglio picchiarti». «Non lo intendevo in quel senso», ha replicato lui. «Mi piace mettere le mani al collo, ma non è che strozzo qualcuno».

Emergono poi accuse ancora più oscure. «Lei ha costretto sua moglie a smettere di prendere la pillola? E prosciugava i soldi sulla carta per acquistare la droga?», ha chiesto la giudice Sartori-Lombardi. «No, e anche quando sono stato arrestato c'era la confezione delle pillole sul comodino», ha replicato lui.

Ematomi e naso gonfio
Si parla poi degli episodi di violenza fisica. «Più di una volta l'ho spinta e le ho messo le mani in faccia. Ho sbagliato», ha ammesso l'uomo, che però riconosce solo in parte le accuse. «Non l'ho mai presa a pugni», ha sostenuto.

Stando a una docente della scuola che frequentava la ragazza, però, in seguito a un'occasione in cui lui le avrebbe sferrato quattro pugni al volto «lei presentava ematomi attorno agli occhi e aveva il naso gonfio», ha fatto notare la giudice.

«È inciampata»
Rispetto poi all'episodio in cui la vittima era incinta di otto mesi, il 30enne ha negato di averla presa per i capelli e di averla fatta cadere. «Non è andata così. È solo inciampata, perché è un po' goffa».

Parlando invece delle minacce, il 30enne riconosce solo in parte quanto prospettato nell'atto d'accusa. «Le dicevo solo "quello dopo di me lo prendo e lo picchio"».

Mascolinità tossica
Secondo la perizia psichiatrica, il giovane non è affetto da turbe mentali ma ha una tendenza alla mascolinità tossica. Il rischio di recidiva è stato giudicato come medio per la violenza in generale e alto nell'ambito della violenza domestica. «Quel profilo non mi appartiene. Non condivido», ha commentato lui.

Per quanto concerne infine la prospettiva dell'espulsione, l'imputato ha dichiarato che vorrebbe restare in Svizzera. «Mi oppongo con tutto me stesso. Mia figlia è qui e voglio prendermi cura di lei una volta uscito dal carcere. In Italia, a parte mia mamma, non ho legami».

Il 30enne è accusato di una lunga serie di reati. Tra i principali citiamo ripetuta violenza carnale, ripetuta coazione sessuale, tentate lesioni gravi, subordinatamente esposizione a pericolo della vita altrui, ripetuta minaccia, ripetuta coazione e ripetuta appropriazione indebita.

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