Cerca e trova immobili
CANTONE

Piccoli segnali da non sottovalutare

Crescono i casi tra gli under 50 in Svizzera. Il primario dell'EOC: «Va abbassata l’età di inizio dello screening: al primo sanguinamento si deve approfondire»
Deposit Photos
Piccoli segnali da non sottovalutare
Crescono i casi tra gli under 50 in Svizzera. Il primario dell'EOC: «Va abbassata l’età di inizio dello screening: al primo sanguinamento si deve approfondire»

LUGANO - L’allarme lanciato nei giorni scorsi da uno studio dell’Università di Ginevra ha acceso nuovamente i riflettori sull'insorgenza precoce di cancro negli under 50. Questa volta, a finire sotto la lente, è il tumore del colon-retto che tra i giovani sembra essere in aumento. Dal 1980, indica la ricerca, il rischio di nuova insorgenza sotto i 50 anni è cresciuto in media di circa lo 0,5% all’anno. Tra i fattori chiamati in causa: sovrappeso, sedentarietà e alimentazione ricca di cibi altamente trasformati. Ma qual è la situazione in Ticino? Secondo Dimitrios Christoforidis, primario di chirurgia viscerale dell’EOC, «ogni tanto vediamo pazienti giovani con tumore del colon-retto», pur trattandosi ancora di una rarità. «Nel nostro cantone - spiega - non osserviamo un aumento significativo: i dati del registro tumori mostrano piuttosto delle fluttuazioni. Va però detto che coprono circa gli ultimi 25 anni, mentre studi più lunghi, come quello di Ginevra che parte dagli anni ’80, permettono di cogliere meglio eventuali trend». L’incremento più marcato, precisa, si osserva «in diversi Paesi occidentali e anche in contesti in via di occidentalizzazione come la Corea del Sud. In altri, come l’Italia, il fenomeno non emerge chiaramente. In Ticino, quindi, non c’è un allarme».

Perché allora se ne parla di più?
«Perché l’impressione è cambiata, ma i numeri restano bassi: in Ticino, solo 5% delle nuove diagnosi di tumori del colon-retto riguardano giovani sotto i 50 anni. È quindi un fenomeno ancora limitato».

Quali fattori possono spiegare l’aumento in alcuni Paesi?
«Principalmente fattori di rischio che stanno crescendo anche nei giovani: obesità, fumo, alcol, sedentarietà, dieta ricca di carni rosse e lavorate. Anche gli antibiotici potrebbero avere un ruolo, perché modificano il microbiota intestinale, oggi considerato importante nell’interazione con il sistema immunitario. Poi ci sono i fattori genetici e alcune malattie infiammatorie croniche intestinali, come Crohn e colite ulcerosa, che aumentano il rischio anche in giovane età. Per fattori ambientali come microplastiche o pesticidi, invece, non abbiamo ancora evidenze solide».

Quanto incidono diete iperproteiche o da bodybuilding?
È difficile isolare un singolo fattore. Spesso chi segue queste diete fa anche molta attività fisica, che è protettiva. In generale, però, sappiamo che il consumo di carne rossa e soprattutto lavorata aumenta il rischio di circa il 20%. Tradotto: da un rischio del 4% si passa al 5%. A livello individuale è un aumento piccolo, ma a livello di popolazione diventa rilevante.

E le intolleranze alimentari?
«Il problema è piuttosto che alcuni sintomi vengono attribuiti a intolleranze, ritardando la diagnosi»

Quanto conta il microbiota?
«È un campo in forte evoluzione. Non abbiamo ancora indicazioni precise su singoli batteri, ma la dieta ha un impatto chiaro: fibre (frutta, verdura, legumi, cereali) favoriscono un microbiota sano, mentre diete ricche di grassi e carne lo alterano».

Sarebbe ora di abbassare l’età dello screening?
«Negli Stati Uniti è già stata abbassata a 45 anni. Probabilmente in futuro succederà anche in Europa. Il punto è che il tumore cresce lentamente: inizia come polipo, facilmente asportabile in colonscopia, ma se non riconosciuto e lasciato in sede dopo 7-10 anni può diventare un tumore. Per questo lo screening precoce è importante, soprattutto nei soggetti a rischio (familiarità, fumo, obesità, ecc.)».

Quali sono sintomi che devono allertare?
«Sangue nelle feci e cambiamenti persistenti dell’alvo (diarrea o stitichezza). Il dolore è raro. Il problema è che sono sintomi poco specifici e nei giovani il sangue viene spesso attribuito a emorroidi. Per questo lo screening è fondamentale. In presenza di sintomi persistenti, soprattutto dopo i 40 anni, è indicata una colonscopia».

Cosa accade dopo la diagnosi?
«La buona notizia è che nella maggior parte dei casi è curabile. Se localizzato, si interviene chirurgicamente e spesso si torna a una vita normale. Anche nelle forme metastatiche oggi abbiamo più opzioni, con combinazioni di chirurgia, chemioterapia e nuove terapie come l’immunoterapia. Se diagnosticato in fase precoce, la sopravvivenza supera il 90%».

Lo screening dunque funziona…
«Sì e permette di trovare e rimuovere i polipi prima che diventino tumori. In Ticino esiste già un programma, ma l’adesione potrebbe essere più alta. La colonscopia è sicura, si fa in sedazione e, se negativa, protegge per circa 10 anni».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE