«Mangiare fuori è una lotteria»

Il racconto di una madre e delle sue difficoltà nel gestire una figlia celiaca. Ne è affetto l’1% della popolazione. «È un problema se si va al ristorante», dice l'esperta. GastroTicino: «C'è ancora ignoranza».
MORBIO INFERIORE - «In altri Paesi, come ad esempio l'Italia, ci si batte di più per i celiaci. Da sempre. Dovremmo farlo anche qui». Ad affermarlo è Valentina Lüthi, segretaria dell'Associazione celiachia della Svizzera italiana. Lo spunto arriva dalla testimonianza di Sabrina Grassi, mamma di Morbio Inferiore. Una donna che a tio.ch confessa la sua apprensione nell'avere una figlia celiaca. «Per la mia bimba di sei anni la vita sta diventando un percorso a ostacoli. Abbiamo scoperto la sua intolleranza al glutine due anni fa, dopo alcuni esami specifici. Da allora si naviga a vista».
«Il problema è mangiare fuori casa»
Di celiachia si parla ormai da anni. E non dovrebbe più essere un problema includere chi ne soffre in una quotidianità più o meno normale. La realtà però sembra essere un'altra. Ma quali sono gli ambiti in cui bisognerebbe ancora intervenire?
«Trovo che la grande distribuzione abbia fatto uno sforzo veramente importante nell'ultimo decennio – spiega Lüthi –. Una volta per un celiaco fare la spesa era un miraggio. Adesso sugli scaffali ci sono delle ottime offerte. E soprattutto cibi buoni. Il problema non sta nei negozi. Bensì nella vita esterna. Se si mangia fuori casa possono esserci ancora inconvenienti».
Ignoranza
«Rimane un po' di ignoranza effettivamente – afferma Massimo Suter, presidente di GastroTicino –. La maggior parte dei ristoratori si è resa conto che la celiachia fa parte del quotidiano. E che se non riesci a trovare delle contromisure, vuol dire che non sei un buon imprenditore. È chiaro che gli accorgimenti creano magari delle problematiche nel percorso lavorativo della giornata, ma nel 2026 ci sono mille possibilità per accontentare tutti. È inconcepibile che ci debbano ancora essere persone escluse da una buona esperienza al ristorante. Se un esercente lo desidera, si adatta eccome».
«Non si tratta di capricci»
Sabrina racconta: «Personalmente ho difficoltà a reperire cibo adatto anche in certi negozi. Al ristorante in ogni caso è sempre un po' una lotteria. In alcuni esercizi pubblici non troviamo sensibilità sul tema. Eppure se mia figlia ingerisce glutine sta male. Vomita, ha i crampi. Non si tratta di capricci. È un discorso di salute. Sono preoccupata anche in ottica futura. Con simili premesse che ne sarà di mia figlia quando dovrà affrontare ad esempio una settimana fuori sede con la scuola? E come la metteremo con le mense? Percepisco in generale una sensazione di esclusione».
«A livello di formazione dei cuochi – replica Suter – ci sono stati grossi passi avanti. Questo si dovrebbe poi ripercuotere anche sulla qualità delle mense. Nelle scuole c'è sensibilità sul tema. E anche da parte del DECS. È altrettanto vero che spetta poi al singolo cuoco avere la giusta accortezza. E non tutti sono recettivi».
«Si gioca con la salute delle persone»
A soffrire di celiachia, statistiche alla mano, è circa l'1% della popolazione. Mamma Sabrina si interroga: «Come è possibile che in Svizzera, rispetto ad esempio alla vicina Italia, si abbia sempre la sensazione di essere un po' indietro su una questione simile? E perché da noi non si riesce a cambiare del tutto mentalità?»
«Qui manca la volontà di alcuni di informarsi – puntualizza Lüthi –. Di approfondire. Forse c'è chi non ha ancora capito che servendo un piatto non adeguato si gioca con la salute delle persone. Noi continueremo a batterci per fare passare il messaggio».




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