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CHIASSO

Oro nascosto negli zaini e valichi non presidiati: sequestrati 230 chili

Smantellato un traffico di preziosi che sfruttava valichi secondari tra Italia e Svizzera. Dopo la fusione, l’oro veniva rivenduto su suolo elvetico.
UDSC
Fonte RED
Oro nascosto negli zaini e valichi non presidiati: sequestrati 230 chili
Smantellato un traffico di preziosi che sfruttava valichi secondari tra Italia e Svizzera. Dopo la fusione, l’oro veniva rivenduto su suolo elvetico.

CHIASSO - Si è conclusa l’indagine dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) su un giro di contrabbando di gioielleria d’epoca introdotta illegalmente in Svizzera. Tre gli imputati finiti nel mirino degli investigatori. Tra loro figura anche un uomo già condannato in Italia per riciclaggio, ricettazione, possesso illegale di armi da fuoco e altri reati.

Il fermo è nato da un ordine dei Carabinieri di Asti che avevano effettuato, in collaborazione anche con la Polizia giudiziaria ticinese, indagini su uno dei tre uomini implicati nel contrabbando. «Uno degli imputati - spiega l'UDSC - un uomo di nazionalità italiana di 56 anni, si occupava insieme ad altri soggetti di recuperare la gioielleria presso alcuni campi nomadi del Nord Italia per poi immetterla sul territorio elvetico in omissione delle formalità doganali».

L’uomo attraversava il confine a cadenza settimanale passando da valichi non presidiati in maniera statica, senza quindi dichiarare e sdoganare la merce che veniva nascosta all’interno di zainetti. In seguito, l’oro veniva consegnato agli altri due imputati, un 66enne e un 35enne entrambi cittadini italiani residenti in Svizzera, i quali lo commercializzavano in Svizzera vendendolo a una società che possedeva una regolare autorizzazione rilasciata dall’UDSC per fondere metalli preziosi e apporre al prodotto ottenuto il proprio marchio di fonderia. Società a cui è stata prontamente revocata l’autorizzazione da parte dell’Ufficio controllo dei metalli preziosi dell’UDSC.

Gli inquirenti hanno così potuto appurare che i tre soggetti erano implicati in un contrabbando organizzato d’oro tra l’Italia e la Svizzera. «Anche in questo caso, la collaborazione internazionale nonché nazionale con il Ministero pubblico ticinese ha giocato un ruolo fondamentale: dalle osservazioni transfrontaliere alla condivisione degli incarti, dalle perquisizioni ai sequestri congiunti», si legge in una nota stampa.

In sede istruttoria, sono poi emersi altri due filoni minori inerenti sempre il contrabbando di vecchio oro. Si è trattato di circa 40 chilogrammi, trasportati tra l’Italia e la Svizzera, che venivano poi rivenduti e fusi su suolo elvetico. Per questa parte d’inchiesta sono stati incolpati altri tre cittadini italiani, tutti domiciliati in Svizzera.

In totale, dunque, sono stati contrabbandati dall’Italia alla Svizzera 230 chili di oro di provenienza illecita, eludendo circa 800 mila franchi di IVA e dazio, importo questo che è stato contestato ai diversi incolpati. Per i sei soggetti coinvolti sarà ora l’UDSC a decidere l’ammontare delle penalità.

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