«È un bugiardo, un uomo geloso e possessivo»

Il procuratore pubblico Roberto Ruggeri ha chiesto 15 anni di carcere per un 34enne eritreo accusato di tentato assassinio, per fatti avvenuti a Chiasso nel gennaio 2024.
CHIASSO - «È un bugiardo, un uomo geloso e possessivo». Nella sua requisitoria, il procuratore pubblico Roberto Ruggeri ha chiesto una pena di 15 anni di carcere, oltre all'espulsione dalla Svizzera per altri 15, per il 34enne eritreo oggi a processo con l’accusa di tentato assassinio.
L’uomo è accusato dell’aggressione ai danni della compagna avvenuta nella notte tra il 20 e il 21 gennaio 2024, in un appartamento di via Bossi a Chiasso.
Un assassinio mancato
Nel suo intervento, il procuratore pubblico ha evidenziato le incongruenze («Ha detto tutto e il contrario di tutto») tra le numerose versioni fornite dall’imputato durante l’inchiesta e in aula. «È stato un assassinio mancato, non un semplice tentativo. Basta pensare al numero dei colpi, almeno otto, tutti alla testa. Tutto è avvenuto all’interno di un appartamento che avrebbe dovuto essere casa e rifugio. La donna è sopravvissuta solo per fortuna e resilienza. L'intenzione di uccidere è chiara».
«Ha colpito la vittima con attrezzi da ginnastica, usati come armi nel tentativo di annientare la madre dei suoi figli», ha continuato Ruggeri. «Ogni colpo era un messaggio chiaro di dominio. Non parliamo di schiaffi o pugni, ma di violenti colpi alla testa di una donna inizialmente addormentata».
«Era lucido sia durante che dopo l'aggressione»
Il pp ha poi sottolineato la gravità delle condotte, escludendo si sia trattato di uno sfogo o di un raptus. «L’aggressione si è articolata in due momenti distinti, separati nel tempo. Tra una fase e l’altra l’imputato si è occupato dei figli, ha cambiato gli abiti sporchi di sangue e ha avuto modo di osservare la donna a terra, dolorante e coperta di sangue».
L’imputato «era quindi lucido sia durante i fatti sia dopo. Ha legato le gambe della donna, ha preso il suo telefono (l’unico mezzo per allertare i soccorsi) e si è recato in una direzione precisa, dalla sorella, quello che riteneva un porto sicuro. Nonostante quanto affermato, sono passati 40 minuti prima di chiamare i soccorsi. E perché lo fa? Unicamente per costruirsi un alibi».
Il trauma della morte della madre
Il pp si è soffermato anche sulla storia personale dell’imputato, da cui emerge il forte legame con la madre e il trauma seguito alla sua morte prematura, quando lui aveva solo 12 anni.
Una figura che considerava "il suo tutto", come da lui stesso spiegato. «Eppure il 34enne si è dimostrato insensibile e privo di empatia verso i figli. Non si è preoccupato del rischio di renderli orfani. Nonostante la propria tragedia, non ha esitato a esporli alla stessa esperienza».
E sugli audio che avrebbero dovuto smascherare il tradimento? «È un uomo possessivo. Le voci non esistevano: ha costruito tutto per giustificare i suoi comportamenti controllanti. Ma la vittima non poteva ammettere qualcosa di inesistente».
Nessuna improvvisazione
«Rancore, furia e gelosia che, come il magma di un vulcano, sono esplosi in atti di brutalità». Secondo l’accusa, gli elementi raccolti durante l’istruttoria confermano il numero di lesioni alla testa: «A ogni lesione corrisponde un colpo».
Per il pp, l'aggressione non è infatti il frutto di improvvisazione. «Tutto ha seguito un fil rouge, ogni passaggio è stato ragionato e pianificato (come dimostrano gli zaini con i ricambi dei bambini). Questa sequenza dei comportamenti evidenzia la volontà di prepararsi al futuro: crearsi un ipotetico e ridicolo alibi».
«Una crudeltà mostruosa»
E ancora: «Ha aspettato che la donna si addormentasse. Ha agito da vigliacco, nonostante la presenza dei figli, che hanno assistito all’aggressione. Ha dimostrato una crudeltà e una cattiveria mostruose».
La parola è poi passata all'accusa privata, rappresentata dall'avvocata Marina Gottardi. «La sequenza degli atti successivi all'aggressione dimostra la lucidità dell'imputato. Si organizza per lasciare l'appartamento, prepara gli zaini e si cambia i vestiti. Passa più volte davanti alla vittima, a terra e sanguinante. Non è il comportamento di una persona sotto shock. Ancora più grave è il mancato soccorso: le lega le gambe e poi si allontana».
«La violenza non ha colpito solo l’ex compagna, ma anche i figli, anch’essi vittime, che hanno subito un trauma emotivo: “Io non ho un papà”, hanno detto alla terapista».




Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!