Finanze cantonali, la Camera di commercio lancia l'allarme: «Intervenire adesso»

Secondo uno studio, il disavanzo strutturale potrebbe raggiungere i 600 milioni nel 2029.
LUGANO - La Camera di commercio ticinese (Cc-Ti) richiama l'attenzione sulla situazione finanziaria cantonale e, sulla base di uno studio di Renato Mondada e Samuele Vorpe, mette in guardia dal rischio che entro il 2029 il disavanzo strutturale possa raggiungere i 600 milioni di franchi.
Secondo la Cc-Ti, il Cantone convive già da anni con disavanzi strutturali, legati al rapporto ordinario tra entrate e uscite. Finora, sostiene la Camera di commercio, si è fatto affidamento anche su sopravvenienze fiscali e utili della Banca nazionale, considerate entrate imprevedibili, oltre che su misure temporanee o di natura contabile.
Il quadro richiamato nel comunicato è quello delineato dallo studio presentato lo scorso 4 maggio durante una giornata di studio dedicata alla fiscalità e alla finanza pubblica. Le stime indicano un disavanzo strutturale «ordinario» di 200 milioni di franchi all'anno, al quale entro il 2029 potrebbero aggiungersi nuovi oneri per 350-400 milioni annui, derivanti da decisioni già adottate dal popolo o dagli organi politici competenti. Il totale arriverebbe così a circa 600 milioni.
La Cc-Ti sottolinea soprattutto il carattere ricorrente dello squilibrio: «Un disavanzo strutturale non è una buca da riempire una volta: si ripresenta ogni dodici mesi». Seguendo questo calcolo, in due anni il deficit cumulato ammonterebbe a 1,2 miliardi, in tre anni a 1,8 miliardi e nell'arco di una legislatura a 2,4 miliardi.
Per la Camera di commercio, l'elemento più preoccupante è l'assenza di una strategia organica per affrontare il problema. La richiesta è quella di definire una visione complessiva sulle prestazioni che il Cantone intende e può garantire, sulle risorse necessarie e sulla loro sostenibilità nel tempo.
Un passaggio decisivo, secondo la Cc-Ti, sarà la discussione sul preventivo e sull'aggiornamento del piano finanziario, previsti in ottobre. La Camera individua due ragioni principali: garantire trasparenza sulle conseguenze finanziarie delle decisioni già adottate e intervenire prima che l'intero disavanzo previsto si manifesti. «Chi agisce in anticipo può calibrare, distribuire, negoziare. Chi agisce sotto emergenza subisce decisioni drastiche, disordinate e dolorose, imposte dall'urgenza anziché dal merito», si legge nel comunicato.
La Cc-Ti ritiene che non esistano scorciatoie e chiede di approfondire il dossier e costruire consenso attorno a misure equilibrate e durature. Eventuali interventi parziali, aggiunge, dovrebbero rappresentare un ponte verso una soluzione complessiva e non sostituirla.
La Camera propone inoltre che, prima di assumere nuove spese ricorrenti o nuovi investimenti, autorità e cittadini eventualmente chiamati alle urne siano pienamente informati sul quadro finanziario nel quale si inseriscono le decisioni. «Votare senza conoscere il conto non è democrazia: è sonnambulismo istituzionale», afferma la Cc-Ti.
Per la Camera di commercio, la questione va oltre i conti del 2029 e riguarda la futura capacità del Cantone di finanziare le proprie prestazioni, investire e rispondere ai bisogni della popolazione, preservando il margine di manovra delle generazioni successive. «Il momento per affrontare tutto questo non sarà quando il disavanzo toccherà i 600 milioni. È adesso», conclude il comunicato.



