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LUGANO

E se Lugano avesse delle "oasi" di quartiere?

La proposta è contenuta in una mozione presentata dal consigliere comunale Tommaso Gianella (il Centro) e sottoscritta da oltre una ventina di membri del legislativo cittadino
E se Lugano avesse delle "oasi" di quartiere?
Mozione
Uno degli esempi citati nella mozione
Fonte red
E se Lugano avesse delle "oasi" di quartiere?
La proposta è contenuta in una mozione presentata dal consigliere comunale Tommaso Gianella (il Centro) e sottoscritta da oltre una ventina di membri del legislativo cittadino

LUGANO - Una rete di piccole vasche pubbliche nei quartieri di Lugano per offrire spazi gratuiti di gioco, incontro e raffrescamento durante l'estate. È quanto propone una mozione depositata il 23 settembre 2026 da Tommaso Gianella (il Centro), primo firmatario, insieme a esponenti di Centro, Sinistra, Verdi e Indipendenti, PLR-PVL, Avanti con Ticino&Lavoro e Lega.

Il modello indicato è quello delle "pataugeoires" diffuse da oltre quarant'anni nei parchi di Ginevra: vasche all'aperto con acqua molto bassa, pensate soprattutto per bambini e famiglie e facilmente raggiungibili a piedi. Non piscine tradizionali, sottolineano i mozionanti, ma infrastrutture di prossimità capaci di coniugare adattamento climatico, gioco, socializzazione e valorizzazione dello spazio pubblico.

La proposta parte dalla constatazione che non tutti gli abitanti di Lugano vivono vicino al lago o possono raggiungerlo facilmente, mentre l'aumento delle temperature e le ondate di calore accrescono la necessità di luoghi pubblici freschi. Secondo la mozione, queste strutture potrebbero integrarsi nel Piano energetico, nella strategia cittadina di adattamento ai cambiamenti climatici e nella mappa delle zone fresche. Particolare attenzione viene rivolta a bambini, anziani e persone fragili.

Il progetto pilota, denominato "Lugano si rinfresca nei quartieri", potrebbe trovare spazio nell'ambito di una riqualificazione già prevista. Tra le ipotesi viene indicato il parco della Casa della Musica a Besso. Se l'esperimento risultasse efficace e sostenibile, l'obiettivo sarebbe sviluppare progressivamente una rete cittadina.

Le vasche potrebbero avere una superficie tra 50 e 200 metri quadrati e una profondità media tra 15 e 25 centimetri, con un volume indicativo compreso fra 7'500 e 50'000 litri. Tra le caratteristiche proposte figurano accesso senza barriere, fondo antiscivolo, ricambio e trattamento dell'acqua, zone ombreggiate, sedute, alberature, giochi d'acqua e servizi igienici nelle vicinanze. L'apertura sarebbe stagionale, da maggio a settembre.

Oltre a Besso, fra i quartieri indicati come prioritari figurano Molino Nuovo, Pregassona, Viganello, Breganzona e Pambio-Noranco. La scelta dovrebbe considerare esposizione al caldo, densità abitativa, presenza di famiglie e bambini, distanza dal lago, disponibilità di spazi pubblici e fattibilità tecnica. Per Breganzona e Pambio-Noranco il sito sarebbe da individuare con le rispettive Commissioni di quartiere.

Svago... ma anche sicurezza e gestione
La mozione richiama anche i temi di sicurezza e gestione. Una vasca di 150 metri quadrati profonda mediamente 20 centimetri conterrebbe circa 30'000 litri d'acqua, ma con ricircolo e trattamento questa quantità non corrisponderebbe al consumo giornaliero. L'accesso, secondo il modello descritto, non sarebbe sorvegliato e per i bambini fino a 7 anni richiederebbe l'accompagnamento di un adulto. Gli autori chiedono comunque di approfondire norme, manutenzione e responsabilità, facendo tesoro dell'esperienza ginevrina.

Il progetto dovrebbe inoltre coinvolgere Commissioni e associazioni di quartiere, scuole, genitori e bambini. La domanda, si legge nella mozione, non dovrebbe essere soltanto: «Dove costruiamo una oasi d’acqua di quartiere?» ma anche: «Come vogliono vivere questo spazio gli abitanti del quartiere?».

Concretamente, la mozione chiede al Consiglio comunale di invitare il Municipio, entro sei mesi dalla sua approvazione, a presentare al Legislativo una richiesta di credito per uno studio preliminare. Lo studio dovrebbe individuare i luoghi più adatti, progettare una prima oasi d'acqua e integrare queste strutture nella strategia cittadina di adattamento ai cambiamenti climatici.

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