"Due indiani in Ticino". Dall'America per costruire ponti tra le culture

Un tour nelle nostre scuole e una serata con lo scopo di supportare due progetti in Africa
Un tour nelle nostre scuole e una serata con lo scopo di supportare due progetti in Africa
TICINO - Un progetto scolastico nato con l'obiettivo di raccogliere fondi si è trasformato in un ponte capace di unire tre realtà lontanissime: la Florida, il Ticino e l'Africa. È l'idea di Edoardo, studente dell'ultimo anno di liceo e promotore di “Ponti tra le culture”, che fino al 19 settembre porta nelle scuole ticinesi due rappresentanti nativi americani: Jim Sawgrass, di discendenza Muscogee (Creek), e Henry Mekseree, di discendenza Comanche.
Partito da un'idea iniziale, il progetto si è ampliato strada facendo, fino ad acquisire, grazie all'incontro con l'Associazione Epsilon, anche una finalità solidale a sostegno di due iniziative in Africa.
Dietro l'arrivo dei due ospiti americani c'è una storia personale. La passione di Edoardo per le culture native americane risale a quando aveva sei o sette anni. Poi, per il suo decimo compleanno la famiglia gli fece incontrare Cody Bottner, figlio di Jim Sawgrass. Un'esperienza che ancora oggi ricorda come «un'emozione fantastica».
Anni dopo Edoardo ha ricontattato Cody per coinvolgerlo nel progetto. Non potendo raggiungere il Ticino, è stato lui a metterlo in contatto con il padre Jim, che ha accolto con entusiasmo l'iniziativa e ha deciso di attraversare l'Atlantico insieme a Henry.
Da qui un'altra intuizione, non limitarsi a un singolo evento, ma portare questa esperienza direttamente nelle scuole. «Ho pensato a quello che avevo vissuto io a dieci anni e ho voluto dare anche ad altri bambini e ragazzi la stessa opportunità».
Gli incontri diventano così un viaggio dentro una cultura spesso conosciuta attraverso cinema e stereotipi. Racconti, tradizioni, danza dell'Aquila, danza dei cerchi e dimostrazioni di tiro con l'arco permettono agli studenti di confrontarsi direttamente con Jim e Henry.
Ed è proprio sugli stereotipi che si esprime Henry Mekseree: «Molte rappresentazioni dei nativi americani derivano da semplificazioni diffuse da Hollywood. Essere nativo americano, oggi significa invece rappresentare e tramandare una cultura millenaria che continua a evolversi, come dimostrano le stesse danze tradizionali».
Dopo l'incontro con l'Associazione Epsilon, il ponte si allunga idealmente fino all'Africa. L'iniziativa sosterrà due progetti: «Uno in Benin, per l'acquisto di attrezzature destinate al reparto di neonatologia di un ospedale che segue bambini nati con gravissime patologie», spiega Anna Micossi, segretaria generale di Epsilon. Il secondo finanzierà borse di studio in Togo per ragazzi e giovani che vogliono proseguire gli studi ma non possono permetterselo.
Per Edoardo è qui che il nome del progetto assume il suo significato più profondo. «Jim e Henry hanno attraversato l'oceano, si sono affidati a me e mi hanno sostenuto. Sono loro il ponte che parte dall'America, si appoggia al Ticino e, attraverso Epsilon, arriva fino ai due progetti in Africa».
Il percorso culminerà sabato 19 settembre al Suglio Business Center di Manno con l'evento pubblico “East Meets West”. Jim e Henry porteranno sul palco racconti, tradizioni e danze e parte del ricavato della serata sarà destinata ai progetti sostenuti da Epsilon in Benin e Togo.






