Al telefono diceva "ti taglio la gola come a un maiale" e "lo faccio mettere nell'acido"

A processo al Tribunale federale di Bellinzona un 59enne calabrese residente in canton Argovia che per una ventina d'anni avrebbe operato attivamente nella 'Ndrangheta, favorendo i traffici illeciti in Svizzera.
BELLINZONA - "Prendo un fucile e gli sparo in bocca", "Ti taglio la gola come a un maiale e ti faccio a pezzi", "Gli faccio saltare la testa, lo brucio vivo e lo metto nell'acido" e "Mi deve rispettare, altrimenti lo prendo e lo ammazzo come un maiale". Sono solo alcune delle frasi che avrebbe proferito al telefono, nel corso degli anni, il 59enne italiano oggi a processo al Tribunale federale di Bellinzona.
L'uomo, nato e cresciuto in Calabria ma residente in canton Argovia, è accusato di aver fatto parte, almeno dal 2001 al 2020, dell'organizzazione criminale della 'Ndrangheta, sostenendo in particolare la cosca Anello-Fruci e la Locale di Fino Mornasco. Ma, stando alla pubblica accusa, intratteneva dei contatti anche con la Camorra.
Mazzette, minacce, droga e armi
L'imputato, in particolare, avrebbe funto da intermediario sul territorio svizzero per traffici illeciti di sostanza stupefacente, di armi e di banconote contraffatte. Avrebbe inoltre agito nel riciclaggio di denaro, nel reclutamento di persone per l'esecuzione di compiti a favore delle organizzazioni criminali e nella dissimulazione di beni della cosca Anello-Fruci.
In questo contesto, il 59enne si sarebbe avvalso del metodo mafioso, considerando la violenza il mezzo primario per ottenere ciò che desiderava o ciò che riteneva a lui dovuto. Questo sia nella riscossione di crediti e "mazzette", nell'esecuzione di atti intimidatori, nell'accumulo di denaro contante in nero per illeciti fiscali e trasferimenti in Italia, e nella gestione di attività legate alla ristorazione e a locali pubblici.
Un testimone «non neutro»
In aula la difesa ha innanzitutto presentato varie questioni pregiudiziali, mettendo in dubbio la credibilità del collaboratore di giustizia secondo il quale l’imputato sarebbe stato membro della ’ndrangheta già prima del 2011. Questo in quanto il testimone è stato arrestato molti anni prima, nel 2003, ed è stato condannato al carcere a vita per omicidio all'età di soli 20 anni.
«Vista la sua giovane età al momento dell'arresto, la disperazione legata alla sua posizione e la sua dipendenza dal sistema giudiziario non è da considerarsi competente. Si è inoltre espresso su fatti molto lontani nel tempo e ricordiamoci che i collaboratori di giustizia tendono a dire ciò che gli inquirenti vogliono sentirsi dire. Parliamo quindi di un unico testimone che non occupa una parte neutra».
La difesa ha poi sottolineato che il 59enne ha vissuto in Svizzera per 20 anni lavorando regolarmente per varie aziende. «Inoltre, quando l'attività che conduceva insieme a un socio è fallita, ha saldato da solo tutti i debiti. Comportamento, questo, che cozza con quello di una persona che fa parte di un'attività criminale, a cui sarebbe bastata una minaccia per ottenere il pagamento».
«Non ha mai fatto parte di un'organizzazione criminale»
Per la difesa, in definitiva, il 59enne «non è mai stato membro di un'organizzazione criminale». «È significativo in questo senso che non sia mai stato possibile rinvenire alcuna sostanza stupefacente. E, per quanto il denaro contraffatto, è stata ritrovata una sola banconota falsa da 50 franchi. Appare quindi evidente, in base a quanto ritrovato, che vi è stata una sproporzione delle risorse impiegate per l'attività investigativa».
«Se dopo anni di sorveglianza e l'infiltrazione di molteplici agenti ne deriva un risultato probatorio così magro, ciò significa che non ci sono prove che l'imputato sia stato membro di un'organizzazione criminale», ha insistito l'avvocato Widler.
«Traduzioni che potrebbero contenere migliaia di inesattezze»
Le conversazioni telefoniche intercettate, secondo la difesa, non sarebbero poi state tradotte in maniera letterale, ma con un metodo basato sul senso. «Le traduzioni in questione integrano migliaia di indicazioni segnate con un "probabilmente". Possono così esserci migliaia di inesattezze che andrebbero ad alterare il senso complessivo della traduzione». La difesa ha chiesto quindi che questi mezzi di prova vengano estromessi integralmente.
Criticato, infine, anche l'operato degli agenti infiltrati, che avrebbero sorpassato i limiti stabiliti dalla legge e forzato l'agire dell'imputato.
«Conversazioni criptate in dialetto calabrese»
La replica del procuratore federale Sergio Mastroianni, ad ogni modo, non si è fatta attendere. «Sottolineo innanzitutto che quella che abbiamo appena sentito è stata una vera e propria arringa difensiva che va molto al di là delle questioni pregiudiziali», ha esordito. «Per quanto riguarda invece i collaboratori di giustizia, le evidenze probatorie hanno sostenuto la loro versione. E non si parla soltanto di quanto emerso a livello giudiziario Italia, ma anche delle indagini svolte in Svizzera».
La partecipazione ad un'organizzazione criminale, inoltre, «non può essere concepita a tempo parziale» e le traduzioni delle conversazioni avrebbero rispettato i requisiti di forma imposti dalla giurisprudenza. «Visto che parliamo di conversazioni criptate in dialetto calabrese, è chiaro che ci sono passaggi incomprensibili che vengono indicati come tali, e che sono necessarie delle interpretazioni».
«Ci ha preso in giro»
Durante la fase istruttoria, ha concluso Mastroianni, «l'imputato ci ha preso in giro, mostrando totale indifferenza verso le gravi contestazioni che gli vengono mosse. Ha scelto la via dell'apparente ignoranza».
Respinte tutte le questioni pregiudiziali
Dopo essersi ritirata per una valutazione, la Corte si è infine espressa riguardo alle questioni pregiudiziali.
Rispetto alla richiesta di abbandono delle imputazioni relativa al periodo antecedente al 2011, la Corte ha respinto la richiesta della difesa. «La partecipazione a un'organizzazione criminale è un reato continuato e la richiesta è vaga».
Respinta anche l'estromissione delle trascrizioni delle intercettazioni audio. «L'imputato ha avuto accesso alle trascrizioni, ha avuto la possibilità di esprimersi al riguardo e la difesa non ha fatto alcun esempio concreto a sostegno della sua richiesta».
Infine, per quanto concerne l'agire degli agenti infiltrati, la Corte ha rilevato che non è stato indicato nessun esempio concreto di superamento dei limiti e ha respinto la richiesta di estromettere le prove raccolte con queste modalità.
Nel corso del pomeriggio prenderà il via l'interrogatorio.




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