«Aveva ingerito molta acqua, abbiamo fatto il possibile»

Il racconto di un volontario di Ticino Cuore intervenuto nell'operazione di soccorso di un 95enne che ha perso conoscenza mentre si trovava nel Verbano.
MAGADINO - «Sono entrato in acqua e abbiamo continuato la rianimazione. Poi, con l’arrivo della polizia e dei soccorritori, siamo riusciti a portarlo sul pontile. È stato un intervento impegnativo». A intervenire per primo, ieri, giovedì 16 luglio, in soccorso di un 95enne ritrovato nelle acque del lago Verbano, nei pressi di Magadino, è stato Marco*, volontario della rete first responder attivo nel circuito di Ticino Cuore, che ha preferito mantenere l’anonimato.
Per l’uomo, un cittadino svizzero domiciliato nel Locarnese, non c’è stato purtroppo nulla da fare. Secondo una prima ricostruzione fornita ieri dalla Polizia, e per cause che l’inchiesta dovrà chiarire, il 95enne avrebbe perso conoscenza mentre si trovava nel lago, per poi essere portato a riva.
Il primo intervento - «Ero rientrato a casa da poco quando ho ricevuto l’allarme dall’app di Ticino Cuore», racconta il soccorritore. «In questi casi, se accettiamo l’incarico, riceviamo l’indirizzo esatto e i tempi di percorrenza, sia i nostri sia quelli dei mezzi di soccorso. Quando sono arrivato, la persona era ancora nel lago e aveva ingerito molta acqua. L’abbiamo messa in posizione laterale su una tavola per svuotare l’acqua, prima di riprendere i tentativi di rianimazione».
Alcune persone presenti avevano individuato il corpo e lo avevano portato vicino alla riva, ma in un punto difficile da raggiungere, tra le case e senza un accesso diretto. Solo con l’arrivo della polizia è stato possibile spostarlo. «L’abbiamo portato fino a un pontile, passando da una scaletta molto stretta. Non c’era spiaggia: era tutto in mezzo alle case».
Poco dopo sono arrivati i soccorritori del Salva, che hanno preso in carico la situazione proseguendo con le manovre avanzate, tra cui l’utilizzo del dispositivo Lucas, un sistema meccanico che sostituisce il massaggio cardiaco manuale.
Una rete di volontari - La rete first responder, di cui Marco fa parte, è composta da persone e organizzazioni - tra cui polizia, pompieri, guardie di confine, samaritani e altri enti - che, su base volontaria, hanno dato la propria disponibilità a essere allertate da Ticino Soccorso 144 in caso di arresto cardiaco.
«Non siamo obbligati a intervenire, ma lo facciamo per cercare di dare una possibilità», spiega. Spesso sono i primi ad arrivare sul posto, prima dei soccorsi professionisti.
Il sistema si basa su una rete coordinata: l’app fornisce posizione, tempi di arrivo e indicazioni operative. I volontari collaborano poi con i professionisti, anche grazie a una formazione congiunta. «Siamo istruiti per aiutare: così il personale può restare concentrato sulle manovre principali».
Ogni minuto conta - Il tempo è un fattore decisivo. «Ogni minuto perso riduce le possibilità di salvare la persona», sottolinea. Per questo molti volontari scelgono di essere sempre pronti. «Io non bevo alcolici, voglio essere operativo 24 ore su 24, nel caso arrivi una chiamata».
Non sempre, però, l’esito è positivo. Cosa si prova quando un intervento ha un esito positivo? E quando purtroppo non va come sperato? «Anche il primo intervento che ho fatto non è andato come sperato. Chiaramente si spera di salvare la persona e si fa tutto il possibile per riuscirci. Ma questo non cambia: so di aver fatto del mio meglio e di aver dato una possibilità».
*Nome vero noto alla redazione




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