La pensione non basta: ecco perché sempre più svizzeri scelgono l’estero

Tra le principali motivazioni c'è l'elevato costo della vita. Un esperto spiega quanto serve davvero per restare.
Tra le principali motivazioni c'è l'elevato costo della vita. Un esperto spiega quanto serve davvero per restare.
SVIZZERA - Thailandia, Portogallo, Caraibi. Sono alcune delle destinazioni scelte da un numero crescente di pensionati svizzeri che decidono di lasciare il Paese perché la pensione non basta più a mantenere il tenore di vita. «In Svizzera finirei per impoverirmi», racconta Helmut (64 anni) a 20 Minuten. «A Ginevra avrei avuto bisogno dell'assistenza sociale», aggiunge Christoph (68).
Una motivazione condivisa anche da altri pensionati che indicano nell'elevato costo della vita la principale ragione del trasferimento all'estero. Ma quanto occorre realmente per vivere serenamente dopo il pensionamento in Svizzera? E quando le rendite non sono più sufficienti?
Garantire il 60% dell'ultimo salario
In Svizzera la rendita media AVS è di circa 1.900 franchi al mese, a cui si aggiungono mediamente altri 1.700 franchi provenienti dalla cassa pensione. L'importo effettivamente percepito, però, può variare sensibilmente in base al reddito, agli anni di contribuzione, allo stato civile, alla situazione abitativa e ai risparmi accumulati nel corso della vita lavorativa.
Secondo Simon Tellenbach, esperto di previdenza e direttore del Vermögenszentrum, il sistema previdenziale svizzero è stato concepito affinché AVS e secondo pilastro garantiscano complessivamente circa il 60% dell'ultimo salario. «Questo dovrebbe consentire di mantenere il tenore di vita precedente», spiega.
L'esperto cita il caso di una coppia in cui lui lavorava a tempo pieno con un reddito leggermente superiore al salario mediano e lei al 40%. Prima del pensionamento la famiglia disponeva di circa 9.200 franchi netti al mese e sosteneva spese per circa 7.500 franchi.
Una volta in pensione, le entrate si riducono a circa 6.600 franchi mensili, mentre le uscite rimangono quasi invariate. Per mantenere l'equilibrio finanziario servono quindi risparmi per circa 250.000 franchi, una situazione che, secondo Tellenbach, è tutt'altro che eccezionale.
Prestazioni complementari: molti pensionati restii a chiederli
Chi decide di trasferirsi all'estero, osserva l'esperto, dispone spesso di rendite più basse e di un patrimonio limitato. In Svizzera, chi non riesce a coprire il proprio fabbisogno può fare ricorso alle prestazioni complementari.
Si tratta di un sostegno importante, ma subordinato a verifiche precise: le autorità accertano che le spese riconosciute superino effettivamente il reddito disponibile. «Per questo motivo molte persone esitano a presentare domanda», sottolinea Tellenbach.
Le rendite AVS versate all'estero sono mediamente pari a circa 702 franchi al mese, un importo nettamente inferiore rispetto a quello percepito da chi risiede in Svizzera. La differenza è marcata anche tra cittadini svizzeri e stranieri: i primi ricevono in media 1.292 franchi, i secondi 582.
Pesano le lacune previdenziali
Un altro esempio riportato dall'esperto riguarda una donna divorziata che lavorava al 70%, con uno stipendio lordo di 5.300 franchi mensili. Durante la vita lavorativa riusciva quasi a coprire tutte le spese e aveva accumulato circa 30.000 franchi di risparmi.
Al momento del pensionamento percepisce complessivamente 2.658 franchi al mese tra AVS e secondo pilastro. Le interruzioni dell'attività lavorativa per la cura dei figli hanno però creato lacune contributive che riducono sensibilmente la rendita. Anche limitando le spese, il reddito non è sufficiente e il ricorso alle prestazioni complementari diventa una possibilità concreta.
Secondo Tellenbach, chi percepisce salari bassi o medi e non presenta lacune contributive riesce generalmente a raggiungere l'obiettivo del 60% dell'ultimo stipendio. Per chi guadagna oltre 130.000 franchi all'anno, invece, mantenere lo stesso tenore di vita diventa più difficile, anche per la natura solidale dell'AVS. In prospettiva, la tredicesima rendita dovrebbe comunque migliorare la situazione.
Andare in pensione con almeno due anni di stipendio
Un errore frequente è sottovalutare le spese dopo il pensionamento. Nei primi anni molti pensionati continuano infatti a viaggiare, praticare hobby e svolgere attività che possono mantenere elevato, se non aumentare, il livello delle uscite. A incidere maggiormente sono soprattutto i costi fissi, come l'abitazione, le imposte e i premi della cassa malati.
Per questo motivo, sottolinea Tellenbach, è fondamentale pianificare la previdenza con largo anticipo. Tra i consigli dell'esperto figurano l'apertura tempestiva di una terza colonna, la verifica periodica della propria situazione previdenziale, il versamento dei contributi AVS anche nei periodi senza attività lavorativa e un'attenta valutazione degli effetti che eventi come la nascita di figli o l'acquisto di una casa possono avere sulla futura pensione.
«Prima del pensionamento, chi percepisce un reddito medio dovrebbe aver accumulato risparmi pari almeno a due anni di reddito annuo, includendo possibilmente anche il capitale della terza colonna», conclude Tellenbach.








