«Le nostre vite segrete: a volte c'è chi si arrabbia e ci insulta»

Pronti a tutto e rigorosamente anonimi. Chi è volontario del Telefono Amico non può dirlo nemmeno ai conoscenti più stretti. A raccontarlo sono due persone al fronte.
Pronti a tutto e rigorosamente anonimi. Chi è volontario del Telefono Amico non può dirlo nemmeno ai conoscenti più stretti. A raccontarlo sono due persone al fronte.
LUGANO/ SAVOSA - Ben 20'000 chiamate ricevute all'anno che sfociano in circa 13'800 colloqui di aiuto. Il Telefono Amico è gradualmente sempre più gettonato anche nella Svizzera italiana. Significa che a livello di società qualcosa davvero non sta funzionando? «Il disagio c'è – ammette Jacqueline Nideröst, responsabile della formazione dei volontari del 143 –. E l'incremento delle telefonate è portato soprattutto dalle fasce più giovani. Persone tra i 20 e i 40 anni».
L'ospite misteriosa
Al fianco di Jacqueline negli studi di TioTalk c'è un'ospite misteriosa. Si tratta di una delle 47 persone che fanno le volontarie nella Svizzera italiana. «Stiamo nell'anonimato più assoluto. Le persone che chiamano devono avere la certezza che quello che ci dicono resterà tra di noi. Io non so chi è la persona che chiama, non vedo neanche il suo numero, e lei non sa chi sono io. Così ci si apre di più. Sono particolarmente colpita dagli anziani e dalla loro solitudine. Spesso noi rappresentiamo il loro unico contatto giornaliero. E poi mi colpiscono i tanti giovani che nonostante tutti i social a disposizione hanno difficoltà di interazione. Ci chiamano dicendo di essere soli, di non avere amici, di non avere lavoro».
Inconvenienti
«La solitudine è collegata a tante altre situazioni – riprende Jacqueline –. Sovente non si ha una persona con cui confidarsi. Noi stiamo in ascolto, non diamo consigli. Cerchiamo di mettere ordine nella persona, facendo leva sulle risorse che ha già».
«A volte – sottolinea l'ospite misteriosa – c'è chi ci chiama a ripetizione. Altre chi ha pretese eccessive. Altre ancora chi si altera. Ogni tanto ci arriva qualche insulto perché magari è presente un disagio psichico. Noi lo diciamo sempre: non siamo terapeuti. D'altra parte non possiamo dire a nessuno di essere volontari. Nemmeno agli amici».
Top secret
«La nostra sede è segreta – aggiunge Jacqueline –. Questo un po' ci tutela di fronte ai casi più gravi. In media il 27% delle chiamate è legato a persone con problemi di natura psichica. C'è necessità di un orecchio che ascolti. L'intelligenza artificiale? La stanno testando in Svizzera interna, dove hanno tantissime richieste. Noi stiamo a osservare. La nostra priorità è data al telefono ed è importante avere nuovi volontari».
Quando le cose degenerano
Ma cosa succede quando dall'altra parte della linea c'è una persona talmente disperata che potrebbe compiere un gesto estremo? «È raro – replica Jacqueline –. Ma capita che una persona debba uscire dall'anonimato e darci i suoi dati e la sua posizione in quel momento. A quel punto stiamo al telefono con la persona finché arrivano i soccorsi». Si avvicina il periodo delle festività di Natale e di fine anno. È quello più caldo? Jacqueline smentisce. «A me sembra che il telefono suoni ormai tutto l'anno. Magari c'è qualche picco nelle notti di luna piena. Forse è una questione di energie».




