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Quando il cioccolato diventa arte: viaggio tra collezioni e memorie smaltate

Dalla passione personale alla memoria collettiva: un libro celebra le insegne che hanno segnato la cultura del cioccolato in Ticino. Il racconto di Daniele Foletti.
Quando il cioccolato diventa arte: viaggio tra collezioni e memorie smaltate
Quando il cioccolato diventa arte: viaggio tra collezioni e memorie smaltate
Davide Giordano tio.ch
Quando il cioccolato diventa arte: viaggio tra collezioni e memorie smaltate
Dalla passione personale alla memoria collettiva: un libro celebra le insegne che hanno segnato la cultura del cioccolato in Ticino. Il racconto di Daniele Foletti.

SAVOSA - «Dal nostro primo incontro, avvenuto quando avevo circa quattro anni, non ci siamo mai più lasciati. Il nostro è un amore solido, basato sulla dolcezza, la tua soprattutto, che non manca mai». E poi la battuta: «Alla mia morte vorrei andare in paradiso per un solo motivo: all'inferno il cioccolato si scioglierebbe e sarebbe davvero un peccato».

È la dichiarazione d'amore del luganese Daniele Foletti, collezionista e appassionato di storia locale, per una delle sue più grandi passioni: il cioccolato. Le sue parole sono stampate sul retro di 500 tavolette in edizione limitata, realizzate dalla pasticceria Buletti di Airolo.

Le due collezioni e il libro
L'iniziativa accompagna la pubblicazione di Chocolat Suisse Émaillé (Fontana Edizioni), un volume che raccoglie numerose insegne pubblicitarie smaltate realizzate tra la fine dell'Ottocento e gli anni Cinquanta. Il libro nasce dall'incontro di due collezioni: quella di Foletti e quella dell'amico Danilo Marzoli.

«Abbiamo semplicemente messo insieme i pezzi che avevamo, scegliendo come disporli nell'impaginazione - racconta Foletti a Tio.ch - Non abbiamo indicato sotto ogni immagine a chi appartenesse il singolo pezzo. Non volevamo creare una sorta di gara a chi avesse la collezione migliore: abbiamo costruito un'unica collezione».

L'importanza del francese e la diffusione delle insegne in Ticino
A catturare subito l'attenzione è il titolo, scritto in francese, «la lingua del cioccolato». «Anche in Ticino, all'inizio del Novecento, queste insegne erano molto diffuse. A Chiasso, per esempio, ce n'erano tantissime. Nel libro raccontiamo anche come venivano realizzate e smaltate».

Osservando le réclame raccolte nel volume, colpisce soprattutto la cura dei disegni. «Sono dettagli che oggi si sono un po' persi», osserva Foletti. Tra gli esempi più iconici cita una pubblicità della Suchard, che raffigura due donne mentre mangiano una tavoletta di cioccolato.

Una produzione che appartiene al passato
Dietro queste pubblicità c'erano anche artisti di primo piano. Foletti mostra un'insegna firmata da Leonetto Cappiello, uno dei grandi grafici dell'epoca. «Cappiello aveva iniziato con il desiderio di fare il pittore, ma non riusciva a vendere i suoi quadri. Si dedicò quindi alla cartellonistica e alla grafica pubblicitaria, realizzando moltissimi lavori anche per negozi italiani. Lui firmava i suoi manifesti».

Quella produzione, però, appartiene ormai al passato. «La pubblicità smaltata è andata progressivamente scomparendo negli anni Sessanta».

«Odio i remake»
Secondo Foletti, oggi è difficile ricreare quel tipo di collezionismo. «È veramente difficile rifare quello che si faceva una volta. A Natale, per esempio, alcune fabbriche producono scatole in stile rétro o delle riproduzioni dell'epoca, ma utilizzando materiali differenti».

Foletti, però, non ama le riproduzioni. «Le odio. È come per i remake dei film o le cover delle canzoni. Anche se il disegno è uguale, il materiale è completamente diverso. Per un collezionista conta anche il tatto, oltre all'immagine».

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