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BREGANZONA

Un "luogo" in cui affrontare le proprie insicurezze

Dietro le quinte del Circo Iride con la vice direttrice Nathalie Soldini: «I ragazzi vengono messi a confronto con i rispettivi limiti. Ne beneficia l'autostima».
Un "luogo" in cui affrontare le proprie insicurezze
Foto Barbara Parolini/ Circo Iride
Un "luogo" in cui affrontare le proprie insicurezze
Dietro le quinte del Circo Iride con la vice direttrice Nathalie Soldini: «I ragazzi vengono messi a confronto con i rispettivi limiti. Ne beneficia l'autostima».

BREGANZONA - Un'ottantina di allievi dai quattro ai venticinque anni. Risultati prestigiosi ottenuti in Svizzera e anche al di fuori dei confini rossocrociati. Ma soprattutto una grande opportunità di crescita personale. È quanto racchiuso nel mondo del Circo Iride di Breganzona. «Il nostro circo mette a confronto i ragazzi coi propri limiti – commenta la vice direttrice Nathalie Soldini –. Li riconoscono. E capiscono che li possono superare».

Questo è un periodo in cui molti genitori si chiedono che attività far fare ai propri figli da settembre. Perché dovrebbero scegliere il circo, e in particolare il Circo Iride?
«Di base, salvo eccezioni, i bimbi arrivano da noi all'età di circa quattro anni. Si punta subito sul lavoro motorio, sulla giocoleria, sui salti, sulle capriole. Si impara a muovere il proprio corpo».

E dunque?
«All'età di sei anni si passa agli attrezzi, ai movimenti aerei, alle coreografie. C'è un processo di sviluppo individuale e di gruppo importante. I giovani apprendono a controllare il corpo e la mente. Aspetto non evidente in un'epoca contraddistinta da un sovraccarico di stimoli».

Parliamo di questo aspetto.
«L'autostima viene rafforzata. I giovani vengono da noi e partono da zero. Senza alcuna base. Pensano che non ce la faranno mai a raggiungere certi traguardi. E invece piano piano si rendono conto che tutto diventa possibile. Abbiamo visto ragazze e ragazzi molto insicuri diventare fiduciosi, trasformarsi dal profilo caratteriale».

Così non si creano però aspettative che magari non possono essere concretizzate?
«No. Ognuno fa ciò che può. Il processo è spontaneo. Naturale. C'è uno sviluppo cognitivo e muscolare. A un certo punto gli allievi si esibiscono in aria, davanti a tante persone. Spesso il circo è identificato come qualcosa in cui c'è un gioco. Noi siamo più tecnici. L'aspetto psicologico però rappresenta qualcosa di cruciale».

Cosa vi inorgoglisce particolarmente?
«Il fatto che una scuola ticinese accompagni bambini, ragazzi e adulti in un percorso di crescita artistica e personale. Dimostrando come il circo contemporaneo possa rappresentare una concreta opportunità di formazione, disciplina e sviluppo del talento».

Avete ottenuto varie medaglie, diversi risultati sportivi di rilievo. Ma non c'è solo quello.
«Appunto. Questa è l'era dell'immagine. Non solo. L'estetica viene esasperata. Tanto che ci sono adolescenti che non accettano il proprio corpo. Il circo aiuta i giovani ad apprezzarsi così come sono. E a relativizzare le utopie imposte dai social. Imparare a gestire il proprio corpo e la propria psiche equivale anche a superare le proprie insicurezze».

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