Tra lutto, memoria e intelligenza artificiale

Ci riflette il regista ticinese Domenico Singha Pedroli in "Typhoon Mambo", in competizione nel Concorso nazionale dei Pardi di Domani al Locarno Film Festival
Ci riflette il regista ticinese Domenico Singha Pedroli in "Typhoon Mambo", in competizione nel Concorso nazionale dei Pardi di Domani al Locarno Film Festival
LOCARNO - "Typhoon Mambo" è uno dei titoli che vanno a comporre il Concorso nazionale dei Pardi di Domani della 79esima edizione del Locarno Film Festival. Si tratta di una co-produzione che unisce Svizzera, Francia e Thailandia e che vede dietro la macchina da presa (ma non solo) un regista ticinese: Domenico Singha Pedroli. Classe 1994, ha curato anche sceneggiatura, montaggio e produzione di questo cortometraggio di 23 minuti, che Locarno79 proietterà in anteprima mondiale.
Alla formazione in architettura all'USI a Mendrisio si è affiancata quella in arti visive a Le Fresnoy, in Francia. Nei suoi lavori precedenti, sia cinematografici che di video-arte (da "Sunsets" del 2020 fino alle varie installazioni), l'artista svizzero-thailandese ha saputo intrecciare il tema della memoria, dell'identità e della diaspora. L'opera che arriva a Locarno ha al centro Rusmee, donna anziana che continua a interagire con Chalerm, il marito defunto, attraverso un chatbot basato sull'intelligenza artificiale. Solo con l'arrivo di Fa, l'ex badante di Chalerm, i ricordi che aleggiano sulla casa vengono a galla e Rusmee riesce finalmente ad accettare il suo dolore per la perdita.
«È un'opera molto personale, su più livelli», spiega il regista. «A partire dal fatto che è stata girata in casa di mia nonna a Bangkok». Una presenza che diventa anche elemento narrativo: «Mia nonna è come una sorta di spettro in questa casa, in cui poi ci sono queste vicende più scritte, più di finzione». Il risultato è «un lavoro che considero ibrido», nato anche da un’immagine concreta e quotidiana: la nonna che passa molto tempo sull’iPad. «L’idea del chatbot è diventata una proiezione immaginando: “Ok, ma cosa fa tutte queste ore?”».
Il film si muove così su un terreno profondamente contemporaneo, affrontando il rapporto tra intelligenza artificiale, lutto e memoria. Pedroli sottolinea: «Trovo personalmente spaventosa la questione che qualcuno riproduca i tratti, la personalità di una persona che è mancata. Però leggendo testimonianze si capisce che l’ambivalenza fa proprio parte dell’esperienza». Da qui nasce una riflessione sulla «falsa presenza», su «questa presenza più fantomatica» che richiama anche la dimensione spirituale insita nella cultura thailandese, «dove c’è sempre questa coesistenza fra il mondo dei vivi, il mondo dei morti, il mondo degli spiriti».
Il progetto, nella sua stringente attualità, affonda però le radici in anni precedenti all’esplosione dei chatbot contemporanei: «Ho scritto il lavoro nel 2021-2022. Non conoscevo ancora ChatGPT», sottolinea il regista.
La multiculturalità, un'anima che intreccia Europa e Asia, emerge come elemento naturale dello sguardo di Pedroli: «Non è qualcosa che cerco, è più una sensibilità del mio lavoro». Una cifra che si riflette anche nella sua formazione e nel suo percorso artistico, che attraversa cinema, fotografia, realtà virtuale e installazione. Proprio riflettendo sul rapporto tra tecnologia e linguaggi, il regista invita però a mantenere il focus sulla narrazione: «Quello che serve sempre sono le storie, i personaggi, qualcosa in cui ci si può relazionare». Nonostante le potenzialità delle nuove tecnologie, «un video magari spettacolare, ma poi non rimane niente» se è privo di profondità umana.
In parallelo, Pedroli è già al lavoro sul suo primo lungometraggio. «È un lavoro legato al tema della metamorfosi e del trauma», anticipa, con protagonisti «due personaggi che condividono l’esperienza dell’esilio» e attraversano trasformazioni come forma di elaborazione e guarigione.
Per il regista, l’approdo a Locarno rappresenta anche un ritorno personale: «Da ticinese ho avuto la fortuna di esserci per tutta la durata del festival». Un’occasione non solo per presentare il proprio lavoro, ma per vivere appieno l’atmosfera della manifestazione. «Il festival per me è l’incontro: con il pubblico e con le persone dell’industria. È una grande esperienza collettiva». E conclude: «La comunità del cinema è una grande famiglia».
Sono tre le proiezioni di "Typhoon Mambo": martedì 11 agosto alle 14.30 a La Sala (voce originale thailandese, sottotitoli in inglese e italiano); mercoledì 12 agosto alle 17.30 al PalaVideo presso il Palazzo dei Congressi di Muralto (voce originale thailandese, sottotitolo in inglese) e giovedì 13 agosto alle 9 a L'altra Sala (voce originale thailandese, sottotitoli in inglese e italiano).





