«Tante lamentele per i ritardi dovuti al traffico: ma i bus elettrici piacciono»

Faccia a faccia con l'ingegner Roberto Ferroni, direttore di TPL. «Le polemiche sui sedili alti? Il gradino del posto a sedere è più basso di un centimetro e mezzo di quello presente sui mezzi tradizionali»
Faccia a faccia con l'ingegner Roberto Ferroni, direttore di TPL. «Le polemiche sui sedili alti? Il gradino del posto a sedere è più basso di un centimetro e mezzo di quello presente sui mezzi tradizionali»
LUGANO - I "giganti" che non inquinano, in circolazione sono otto: chi li ama, chi li critica, chi ne vorrebbe di più. C'è chi dice che per colpa loro (quando capita che qualche bus resta a secco di batteria) si può rischiare di perdere la coincidenza con il treno o arrivare troppo tardi a un appuntamento, e chi invece non gli trova un difetto.
Ingegner Ferroni, dopo 5 mesi dal loro battesimo, sono più fischi o scroscianti applausi?
Guardi, in tutta verità, l'utenza è contenta. Noi qui non abbiamo reclami sugli autobus elettrici, anzi: abbiamo ricevuto tanti complimenti. Dopo, sul fatto che uno sia arrivato in ritardo, ci sarebbe arrivato anche con un autobus a diesel».
Ci sarà però chi si lamenta?
«Sa per che cosa si lamentano?».
Per cosa?
«Per i ritardi. Riceviamo tante lamentale per i ritardi, ma dovuti al traffico, ai cantieri. Non ci sono corsie preferenziali. Ne hanno tolte addirittura e mai rimesse. E noi in tutto ciò non possiamo avere responsabilità. Allo stesso tempo cerchiamo di fronteggiare i disagi mettendo subito corse suppletive quando vediamo che il ritardo supera gli 8 minuti».
Saliamo sul bus elettrico: qualcuno lamenta che i sedili sono troppo alti e gli anziani fanno fatica a fare lo scalino.
«La vuole sapere una cosa?»
Quale sarebbe?
«Il gradino dell'elettrico è più basso di quello di un autobus che va a diesel. È vero che se ne trovano di più, ma per il semplice motivo che è legato alle caratteristiche di un mezzo elettrico, che ha bisogno di alloggiamenti per i motori elettrici. Ma l'altezza del gradino del posto a sedere è più bassa rispetto ai mezzi tradizionali».
Ha pronta la smentita anche nei confronti di coloro che dicono che ci sono pochi posti a sedere?
«Legga qui. Posti a sedere 38. Adesso scendiamo. Mi segua.
La seguo (ndr. saliamo su un autobus a diesel)
«Cosa c'è scritto lì?»
Trentanove
«Le pare una riduzione di posti da fare gridare allo scandalo? Sull'autobus elettrico abbiamo un posto a sedere in meno rispetto ai mezzi tradizionali. Mi sembrano critiche prive di fondamento».
Non vorrei sembrarle insistente, ma ci è stato raccontato di un episodio capitato sul "5": l'autobus si è fermato e ha impiegato 13 minuti per ricaricarsi. Con la gente indispettita e che ha perso le coincidenze dei treni.
«La sosta non è da addebitarsi a un problema con la ricarica della batteria. I nostri mezzi rientrano la sera con ancora il 40% di autonomia, stanno in carica la notte per entrare in servizio con 200-220 chilometri di autonomia. I nostri sono mezzi di alta evoluzione tecnologica, per nulla improvvisati, che girano da anni non solo in altre città svizzere, ma in molte parti altre parti d'Europa. La fabbrica che li produce ha sede a Soletta. Nel caso specifico, il disguido è da imputarsi ad altra anomalia tecnica, non afferente alle batterie scariche»
Per i bus elettrici si scomoda anche la politica
«Guardi, quando sento parlare che abbiamo soppresso e riportato a casa i bus perché non avevano batterie sorrido, oltre a prendere atto della scarsa conoscenza delle cose. Assurdità. E comunque noi al Municipio abbiamo risposto punto per punto» (ndr. il riferimento è a un'interrogazione a firma UDC).
Schiera una difesa a tutto campo, ingegnere...
«Credo nella sostenibilità, come credo in questi mezzi per la tecnologia che portano a bordo. Veicoli che percorrono 75mila chilometri all'anno, guardi che sono veramente tanti, quindi tanta affidabilità. Noi siamo molto contenti. Che poi un qualche male di gioventù ci sia all'inizio, quello guardi è fisiologico. E inoltre, rispetto a un'automobile, con l'autobus hai sempre delle regolazioni. A volte non è il mezzo che ha un problema, ma ci sono degli aggregativi, degli aggregati che noi montiamo dopo, come può essere ad esempio la videosorveglianza, il conteggio delle persone, che possono avere una problematica: e quindi a volte il bus rientra in officina, ma non per il bus di per sé, non per la batteria elettrica, bensì per la centralina del conta-passeggeri magari. Ma questo capita su tutti i bus di Lugano. Solo che quando tieni fermo un bus diesel nessuno se ne accorge, appena si ferma un elettrico, beh, chiaramente si nota e arriva il dito puntato...sa come sono fatti i ticinesi no?».
Come sono fatti?
«Beh, insomma, quando arriva una novità non la salutano mai proprio subito a braccia aperte. Ma torno a dire, le attestazioni di consenso sono state molte e ne riceviamo tutti i giorni».
Vi criticano anche per le dimensioni, per alcuni non adatte alle strade luganesi.
«Io capisco anche la politica, ma noi l'abbiamo detto 1 milione di volte. Cioè, le strade di Lugano: le ha viste anche lei, e cosa fai? Butti giù i palazzi? Il calibro della strada è quello, no? Io ho iniziato trent'anni fa qui, avevamo i bus che erano larghi 2 metri e 30, oggi sono 2 e 55 con gli specchi, ma la strada è sempre quella. Quindi prima passavi bene e adesso quando passi sfiori il marciapiede da una parte e hai la ruota sulla riga dall'altra. Ma l'elettrico sembra più grande per i rigonfiamenti del telaio che contengono le batterie, null'altro di più. Ma il problema è un altro: quello della congestione del traffico. E tra stare in colonna su un bus elettrico o su uno a diesel, credo si convenga che non cambia proprio niente».
Come vede il futuro luganese dei trasporti?
«Sempre più rispettoso dell'ambiente. Come sa, a livello federale l'obiettivo è quello entro il 2050 di elettrificare tutte le linee. Noi ci stiamo portando avanti. La prossima linea a essere interessata dall'introduzione di autobus elettrici sarà la "3", quella che in assoluto trasporta più passeggeri. La 3 parte da Viganello e arriva fino qui al mercato della Resega. Trasporta oltre 3 milioni di passeggeri all'anno, quindi ben trafficata. Abbiamo già ottenuto la licenza edilizia a Breganzona per il pantografo».
Quanti ne acquisterete?
«Il nostro piano ne prevede undici. Cominceremo con cinque, per le regole di ammortamento che vuole Berna. Arriveranno tra il 2028 e il 2029. E anche per questa linea la nostra filosofia non cambia: autobus con meno batterie a bordo. Lo studio che abbiamo fatto va in questa direzione di sostenibilità: quando butti via un veicolo, quando cambi le batterie hai in giro litio, hai in giro batterie. Contrariamente, avremmo potuto indirizzarci verso scelte che prevedevano un tetto pieno di batterie. Ma cosa significa? Più batterie metti sul tetto, meno passeggeri puoi trasportare. Noi abbiamo detto "no", noi scegliamo una tecnologia che è ben conosciuta e che rappresenta uno standard elevato di tecnologia e affidabilità. Quindi tra il 2028 e 2029 metteremo in servizio quei 5 bus, ma nel frattempo presumo ne avremo già ordinati degli altri. Quando abbiamo fatto il concorso internazionale per la linea 5, abbiamo messo delle opzioni già per la linea 3. E quindi adesso stiamo esercitando le opzioni. Per la prossima linea che andremo a fare, dovremo riaprire un concorso pubblico, siamo obbligati a farlo. E poi vedremo, magari non sarà più la ditta di Bellach (ndr. la Carrosserie Hess) e arriverà Mercedes, chissà, lo vedremo. Ma il nostro elettrico piace».








