Cure a domicilio e costi a carico: per l'OCST penalizzati i più fragili

Per l'organizzazione, l’introduzione di un costo diretto per gli utenti colpirà in particolare il ceto medio, le persone anziane e i pensionati. E chiede al Consiglio di Stato di sospendere l'entrata in vigore.
LUGANO - Il 1° aprile in Ticino scatterà la misura che introduce la partecipazione degli utenti ai costi delle cure a domicilio fino a quindici franchi al giorno. L'Organizzazione cristiano sociale e Generazione Più ritengono che a pagare il prezzo maggiore saranno le persone più fragili.
«Colpirà in particolare il ceto medio e tutte quelle persone che non beneficiano delle prestazioni complementari, tra cui molte persone anziane e pensionate» affermano, ricordando che «anche importi apparentemente limitati possono diventare un ostacolo concreto all’accesso alle cure, inducendo alcune persone a rinunciare o a ritardare interventi essenziali. Ciò comporta un rischio reale di peggioramento delle condizioni di salute, di perdita di autonomia e di qualità della vita - argomenta OCST - oltre a un possibile trasferimento del carico assistenziale sui familiari o a un ricorso più precoce alle strutture residenziali, con costi sociali ed economici potenzialmente superiori».
Questa misura - viene rilevato - «appare inoltre in contrasto con gli orientamenti della politica sanitaria cantonale e federale, che da anni promuovono il mantenimento a domicilio come soluzione preferibile, sia per il benessere delle persone sia per il contenimento dei costi complessivi del sistema. Va anche ricordato che in numerosi altri Cantoni la partecipazione ai costi è più contenuta e meglio mirata, con limiti più bassi ed eccezioni esplicite a tutela delle situazioni più fragili, a dimostrazione del fatto che esistono margini per soluzioni più equilibrate e socialmente sostenibili».
Alla luce di ciò, l'Ocst e Generazione Più chiedono al Consiglio di Stato «di sospendere l’entrata in vigore della misura e di avviare rapidamente un confronto serio con le parti sociali e le organizzazioni rappresentative dei pazienti, al fine di individuare correttivi che garantiscano equità, trasparenza e una reale tutela delle persone più fragili e dei lavoratori del settore».



