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Canone, 200 franchi bastano? «Conseguenze dannose»

L'ATTE prende posizione in vista della votazione dell'8 marzo e invita i suoi aderenti a «valutare con attenzione» le conseguenze
20min/Marco Zangger
Fonte ATTE
Canone, 200 franchi bastano? «Conseguenze dannose»
L'ATTE prende posizione in vista della votazione dell'8 marzo e invita i suoi aderenti a «valutare con attenzione» le conseguenze

BELLINZONA - «Difendere il servizio pubblico significa tutelare l’accesso democratico all’informazione». Con queste parole, l'Associazione Ticinese Terza Età (ATTE) prende posizione nel dibattito sull'iniziativa "200 franchi bastano" sul canone radiotelevisivo, invitando tutti i suoi aderenti (circa 11mila persone) a «valutare con attenzione le conseguenze dannose dell’iniziativa».

«La proposta viene spesso presentata come una misura di risparmio, ma questa lettura rischia di semplificare eccessivamente la posta in gioco», scrive l'Associazione, sottolineando che «non si tratta solo dell’importo del canone radiotelevisivo, bensì dell’accesso effettivo a un’informazione affidabile e comprensibile, condizione essenziale per il funzionamento della nostra democrazia»

«Per molte persone anziane», in particolare in «una Confederazione plurilingue e federalista», «il servizio pubblico radiotelevisivo resta un punto di riferimento fondamentale per seguire l’attualità, comprendere i temi in votazione e mantenere un legame con la vita sociale e istituzionale del Paese. In un panorama mediatico sempre più frammentato, segnato da disuguaglianze nell’accesso alle risorse digitali e da logiche prevalentemente commerciali, il servizio pubblico garantisce continuità, riconoscibilità e qualità dell’informazione».

«La partecipazione democratica richiede tempo, chiarezza e possibilità di verifica» e «quando queste condizioni si indeboliscono, il coinvolgimento civico tende a ridursi, colpendo in modo particolare chi dispone di meno strumenti per orientarsi autonomamente nel flusso informativo. Difendere il servizio pubblico significa quindi preservare un’infrastruttura democratica prevista dal nostro ordinamento costituzionale».

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