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CANTONEL'odissea di due allevatori e dei loro gatti in Thailandia: «Noi salvati dall'Italia»

08.02.24 - 07:31
Per la mancanza di un test legato alla rabbia i felini avrebbero dovuto passare tre mesi in quarantena in Asia. Ma così non è stato...
Lettore Tio.ch
L'odissea di due allevatori e dei loro gatti in Thailandia: «Noi salvati dall'Italia»
Per la mancanza di un test legato alla rabbia i felini avrebbero dovuto passare tre mesi in quarantena in Asia. Ma così non è stato...

BELLINZONA - È stata una vera e propria odissea quella vissuta in Thailandia da una coppia di allevatori amatoriali ticinesi* - lui di Morbio Inferiore, lei di Giubiasco - e dai loro due gatti di razza. Giunti in Asia per un'esposizione felina, i due animali, un Norvegese delle foreste e un Transylvanian, sono infatti stati bloccati all'aeroporto di Bangkok per la mancanza della titolazione degli anticorpi (vedi box), ovvero un test del sangue relativo alla vaccinazione antirabbica, che è tra i criteri obbligatori imposti dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) per far rientro in Svizzera da un Paese fortemente a rischio rabbia come la Thailandia.

Titolazione degli anticorpi - Per confermare l’efficacia della vaccinazione antirabbica è necessaria un’analisi del sangue.
Questo test serve per confermare l'esistenza di una sufficiente protezione vaccinale. «Un risultato è considerato sufficiente se è pari ad almeno 0,5 UI/ml», si legge sul sito dell'USAV, mentre gli animali con valori inferiori non possono essere importati. All’analisi del sangue fa seguito un ulteriore termine di attesa di 3 mesi nel Paese a rischio rabbia prima di poter rientrare a meno che la vaccinazione e la titolazione siano state effettuate prima che l’animale abbia lasciato la Svizzera.

Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV)

Quarantena di novanta giorni - A causa dell'assenza del test degli anticorpi, al quale i gatti avrebbero dovuto essere sottoposti prima della partenza, l'allevatore ticinese e la sua compagna si sono visto imporre una quarantena della durata di tre mesi per i due felini. Quarantena che i gatti avrebbero dovuto trascorrere su territorio thailandese. «Per me, ovviamente, una cosa simile non era fattibile», ci spiega l'uomo. «Io e la mia compagna avevamo programmato un viaggio di soli sei giorni. E non avevamo né i vestiti, né i soldi, né soprattutto il tempo per rimanere tutto quel tempo in Thailandia».

L'odissea - Insomma la coppia ticinese si trova confrontata con una situazione intricatissima e completamente inaspettata. In quanto l'agenzia thailandese a cui i due si erano affidati per raggiungere il Paese asiatico aveva garantito che non ci sarebbero stati problemi. «All'agente avevamo chiesto se avessimo dovuto fare l'esame del sangue ai nostri gatti, ma lui ci ha assicurato che non era necessario, che ci avrebbe mandato lui tutti i documenti da presentare in aeroporto e che non c'era nulla da preoccuparsi», ci racconta la donna. «A quel punto ci siamo fidati».

Tutto liscio a Malpensa - E in effetti a Malpensa tutto fila liscio. «Al check-in consegniamo i documenti e ci rilasciano le carte d'imbarco sia per noi che per i gatti che viaggeranno con noi in cabina», sottolinea l'allevatrice. Ma in Thailandia la storia cambia. Atterrati a Bangkok la coppia viene infatti subito multata per la mancanza della titolazione degli anticorpi. Per il ritorno, però, non sembrerebbero esserci problemi. Ma così non sarà. «Ci avevano garantito che facendo una visita tre giorni prima della partenza dal veterinario presente in aeroporto avremmo avuto i permessi. Ma la sera prima della partenza ci comunicano che non possono rilasciarli per la mancanza del famoso certificato».

«I gatti restano qui» - I due allevatori ticinesi il giorno dopo si recano comunque al check-in tentando di spiegare la situazione. Ma invano. «Il funzionario alla dogana è stato inflessibile», ci spiega l'allevatrice. «Noi potevamo partire ma i nostri gatti dovevano restare in Thailandia, sottoporsi al test e stare tre mesi in quarantena». La coppia, naturalmente, decide di non abbandonare i loro animali. Sposta il volo e cerca un nuovo hotel nella speranza che qualcosa si sblocchi a breve. Nei giorni successivi inizia una girandola di chiamate tra ambasciate, ministeri e veterinari svizzeri e thailandesi.

Una mano dall'Italia - Chiamate quelle destinate all'USAV (prima) e al veterinario cantonale Luca Bacciarini (poi) che però si concludono con un nulla di fatto. La Legge svizzera, infatti, non prevede eccezioni in casi come questo. I gatti della coppia, però, possono far rientro in Europa grazie all'Italia. «Vista la reticenza elvetica - ci spiega l'allevatore momò - abbiamo contattato il Ministero della salute italiano tramite un collega di un club italiano, il Serenissima Cat Club, con cui collaboriamo. E da Roma abbiamo ottenuto una deroga d'importazione urgente per i nostri gatti sul suolo italiano, dove stanno trascorrendo la quarantena». Insomma tutto bene quel che finisce bene. Anche se la coppia non è soddisfatta del comportamento delle autorità elvetiche. «I nostri gatti sono svizzeri, sani e in regola con le vaccinazioni. E in Thailandia non hanno incontrato nessun animale indigeno. E allora perché la Svizzera non ci ha concesso di far loro fare la quarantena su suolo elvetico?», si chiedono indispettiti gli allevatori. «Se non fosse stato per l'Italia i nostri gatti sarebbero ancora in Thailandia».

«Malattia mortale, anche per l'uomo» - Per capire meglio la vicenda abbiamo interpellato il veterinario cantonale Luca Bacciarini, che pur non potendosi esprimere sul caso specifico, ci ha spiegato a grandi linee la situazione legata alla rabbia, malattia che (fortunatamente) non è più presente in Svizzera dal 1999. «La rabbia - ci spiega - è l'unica malattia legata a cani e gatti che sottostà a regole ferree. Perché è mortale anche per l'essere umano e ogni anno causa tra i cinquantamila e i sessantamila decessi, la maggior parte riguardante bambini».

La check-list - Per questo oltre al vaccino antirabbico, chi va in Paesi a rischio, deve pure effettuare il test di titolazione degli anticorpi. «Se questo test non viene effettuato prima di partire - precisa Bacciarini - l'animale è poi obbligato a rispettare una quarantena di 90 giorni». Come è effettivamente successo. Ma tutte queste prescrizioni e informazioni dove sono reperibili? Ancora Bacciarini. «Le si possono trovare facilmente sul sito dell'USAV dove è presente una comoda check-list relativa all'ingresso di cani e gatti in Svizzera che la persona che viaggia può compilare». Insomma, le autorità gli strumenti li mettono a disposizione, ma poi sta al cittadino utilizzarli. E utilizzarli nel modo giusto.

Rabbia, situazione a livello mondiale - Il quadro della situazione a livello mondiale è caratterizzato da una forte diffusione della malattia in quasi tutti i continenti. Nella mappa (vedi sotto) sono raffigurati in rosso i Paesi con elevato rischio di rabbia (tra cui la Thailandia) e in giallo quelli con un rischio significativo. «L'importazione di cani, gatti, furetti e altri animali da queste nazioni senza osservare le prescrizioni vigenti comporta - si legge sul sito dell'UVC - il rischio di introduzione della rabbia in Svizzera».

Ufficio del veterinario cantonale (UVC)

Ufficio veterinario cantonaleLa situazione della rabbia a livello mondiale. La Thailandia è tra i (molti) Paesi con rischio «elevato».

* Nomi noti alla redazione

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